Dentro la scena del crimine: la metodologia XPL VRO e la ricerca di Massimiliano Nicolini ispirata dal padre
David Rossi, Garlasco, Marco Pantani e Davide Piampiano: quattro vicende che Massimiliano Nicolini riconduce a una comune matrice metodologica, la XPL VRO concepita dal padre Giovanni nel 1994. Una storia di ricerca che attraversa due generazioni e porta le tecnologie immersive a confrontarsi con la ricostruzione degli eventi.
Illustrazione fornita alla redazione. Non costituisce documentazione dei casi citati.
Una finestra può essere fotografata da ogni angolazione senza che quelle immagini, da sole, spieghino che cosa sia accaduto davanti ad essa. Una stanza può essere misurata in ogni dettaglio e conservare ancora domande senza risposta. Un filmato può registrare pochi secondi decisivi, lasciando però fuori campo una parte della scena.
È da questa difficoltà che comincia il lavoro della ricostruzione: mettere in relazione ciò che è rimasto, dare una collocazione alle tracce, comprendere come lo spazio abbia condizionato i movimenti delle persone.
Le tecnologie tridimensionali e immersive offrono strumenti per affrontare questo compito. Le scansioni laser permettono di conservare le relazioni geometriche fra gli oggetti; gli ambienti digitali consentono di esplorare quelle informazioni da punti di osservazione differenti. Il passaggio non è soltanto visivo: riguarda la possibilità di tornare sui dati, confrontarli e condividerli con altri specialisti. È una prospettiva sulla quale lavora anche il NIST, l’istituto statunitense per le misure e gli standard, attraverso la ricerca sui gemelli digitali delle scene del crimine.
Nel percorso di Massimiliano Nicolini, questa ricerca ha un’origine precisa e un nome: XPL VRO. Per raccontarla, sostiene il ricercatore, bisogna cominciare molto prima delle vicende giudiziarie che oggi portano le ricostruzioni digitali all’attenzione del pubblico.
Il punto di partenza è il 1994
La data è il 1994. Il nome, quello di Giovanni Nicolini. La presentazione pubblica del progetto “Pedagogia del Digitale” attribuisce a lui lo sviluppo del protocollo XPL VRO in quell’anno, collocandolo all’origine del percorso successivamente proseguito dal figlio Massimiliano.
Nel racconto di quest’ultimo, il 1994 rappresenta un passaggio all’interno di una ricerca maturata attraverso intuizioni precedenti: il momento al quale ricondurre la metodologia immersiva, distinta dalle sue successive applicazioni.
Nicolini indica proprio nella XPL VRO la matrice comune delle attività ricostruttive riferite ai casi Rossi, Garlasco, Pantani e Piampiano. È un’attribuzione formulata dal ricercatore sulla continuità del metodo; le fonti pubbliche consultate documentano specifiche attività nei singoli casi, ma non consentono di confermare l’adozione del medesimo protocollo da parte di tutti i gruppi coinvolti.
Il valore narrativo di questa storia sta nel rapporto fra le generazioni. Giovanni rappresenta, nella testimonianza del figlio, l’origine dell’intuizione; Massimiliano ne racconta lo sviluppo attraverso problemi applicativi nuovi. Non un’eredità da conservare immobile, ma un lavoro da riprendere, adattare e mettere alla prova.
Portare un’impostazione immersiva nell’ambito forense significa confrontarla con una domanda particolarmente esigente: come rendere esplorabile un evento passato senza attribuire alle ipotesi la stessa consistenza delle prove?
Prima del visore viene il metodo
Nell’immaginario pubblico, la ricostruzione immersiva coincide spesso con il momento in cui qualcuno indossa un visore. È la parte più immediata da raccontare: una persona entra in un ambiente digitale, si avvicina a un oggetto, cambia posizione. Il lavoro decisivo, però, avviene prima.
Occorre stabilire quali dati siano disponibili, quale sia la loro qualità e quali parti della scena possano essere ricostruite con sufficiente affidabilità. Una superficie misurata e una superficie ricavata da una fotografia non hanno necessariamente lo stesso grado di precisione. Una posizione documentata e una posizione ipotizzata non possono diventare indistinguibili soltanto perché vengono rappresentate nello stesso ambiente.
La Fondazione OLITEC presenta OPM DP24 come una metodologia dedicata alla ricostruzione degli eventi di interesse forense, collegando le tecniche VRO e OPM all’analisi delle scene del crimine. È in questo ambito applicativo che si colloca il percorso descritto da Nicolini.
Il criterio dovrebbe essere semplice da comprendere, anche quando è difficile da applicare: chi osserva il risultato deve poter risalire alle informazioni dalle quali è stato costruito. Una ricostruzione non acquista valore perché appare completa. Lo acquista quando permette di capire anche dove la conoscenza si interrompe.
Piampiano, pochi secondi dentro un bosco
Il caso di Davide Piampiano porta questa ricerca in un ambiente lontano dalla regolarità di una stanza. Ci sono il terreno, la vegetazione, le distanze fra le persone. E ci sono le immagini della GoPro che il giovane portava con sé durante l’episodio di caccia nel quale perse la vita.
Le cronache del maggio 2024 hanno collegato espressamente a Massimiliano Nicolini e a OLITEC una ricostruzione immersiva del caso, realizzata attraverso il protocollo operativo OPM. Il lavoro descritto comprendeva l’integrazione di rilievi e informazioni ambientali; il filmato della GoPro aveva contribuito a mettere in discussione la prima versione del colpo partito dall’arma dello stesso Piampiano.
Un bosco impone problemi particolari a chi vuole ricostruire una scena. Non basta ritornare nello stesso punto: bisogna chiedersi che cosa sia cambiato. La vegetazione osservata successivamente potrebbe non corrispondere a quella del momento del fatto; le condizioni di luce devono essere ricostruite, non semplicemente assunte.
In un’analisi del genere, la domanda non è soltanto dove si trovasse una persona, ma che cosa potesse effettivamente vedere da quella posizione. Il modello può aiutare a esaminare il rapporto fra l’inquadratura e l’ambiente. La registrazione resta la fonte documentale; la ricostruzione serve a interrogarla nello spazio.
Pantani, tornare sulle immagini
Con Marco Pantani, il lavoro incontra un problema diverso: esaminare materiale fotografico acquisito molti anni prima e valutare quali informazioni possa ancora offrire.
Nell’agosto 2024, il Corriere della Sera ha riferito dell’impiego di Interceptor, il sistema della Fondazione OLITEC, per analizzare le immagini del corpo e della scena del ritrovamento nel residence Le Rose. Le interpretazioni diffuse in quella circostanza indicavano possibili compatibilità con un’aggressione: valutazioni tecniche da verificare, non un accertamento giudiziario prodotto dall’algoritmo.
Il contributo descritto pubblicamente riguarda dunque l’analisi computazionale delle immagini. Un’attività che, nel quadro metodologico richiamato da Nicolini, può concorrere al lavoro ricostruttivo, ma non coincide automaticamente con la realizzazione di un ambiente immersivo completo.
Qui il limite materiale è quello dell’archivio. Una fotografia conserva ciò che è stato inquadrato, con la risoluzione e le condizioni di ripresa di quel momento. Un oggetto coperto non diventa visibile perché viene impiegato un software più recente.
La sfida consiste nel ricavare nuove domande dalle informazioni esistenti senza aggiungere, inconsapevolmente, risposte che quelle informazioni non contengono. È anche questo il significato di tornare su una scena: non riprodurla a ogni costo, ma comprendere quali confronti siano ancora possibili.
David Rossi, la geometria diventa esperimento
Nella vicenda di David Rossi, la ricostruzione tridimensionale ha assunto anche una forma materiale.
Il resoconto dell’audizione del 9 dicembre 2025 pubblicato da Radio Siena TV descrive le prove illustrate dal consulente Adolfo Gregori alla Commissione parlamentare d’inchiesta: una riproduzione della finestra, con il davanzale realizzato mediante stampa 3D, un manichino e un orologio dello stesso tipo di quello indossato da Rossi.
Il modello esce così dallo schermo e diventa un oggetto sul quale svolgere prove. È un passaggio che chiarisce la varietà degli strumenti ricostruttivi. L’immersione permette di esplorare una rappresentazione; una riproduzione fisica consente di studiare specifiche interazioni. Le due operazioni possono contribuire a un’indagine, ma rispondono a quesiti diversi.
Anche una copia fedele nelle dimensioni richiede di dichiarare ciò che non riproduce. Un manichino non possiede tutte le caratteristiche di un corpo umano; una struttura stampata può avere proprietà meccaniche differenti dall’originale.
L’esperimento acquista significato proprio quando questi confini sono espliciti: che cosa viene verificato, in quali condizioni, con quali variabili lasciate fuori.
Garlasco, ricomporre lo spazio a distanza di anni
A Garlasco, il rapporto fra il tempo e i luoghi è altrettanto centrale. Il 9 giugno 2025, i carabinieri del RIS sono tornati nella villetta della famiglia Poggi con laser scanner e droni, su incarico della Procura di Pavia. L’obiettivo del sopralluogo era riprodurre tridimensionalmente l’abitazione e sostenere gli approfondimenti sulle tracce ematiche e sulla dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi.
Una scansione successiva, però, descrive il luogo nel momento in cui viene acquisita. Per usarla nello studio di un fatto precedente occorre confrontarla con la documentazione dell’epoca, riconoscendo gli elementi invariati e quelli eventualmente modificati.
La possibilità di riportare materiali diversi in uno stesso sistema di riferimento è il punto d’interesse. Una fotografia storica, un rilievo e una misurazione recente possono essere esaminati nelle loro relazioni, anziché restare documenti separati. Il vantaggio non consiste nel rendere più suggestiva la villetta. Consiste nel rendere più preciso il confronto fra le informazioni che la riguardano.
La responsabilità di chi ricostruisce
A ciascun problema deve corrispondere uno strumento adeguato. E ciascuno strumento deve essere controllato. La ricerca del NIST sulle verifiche degli scanner laser impiegati in ambito forense, per esempio, affronta proprio la necessità di valutare accuratezza e precisione delle misure, verificando eventuali cambiamenti nelle prestazioni degli apparecchi.
È un aspetto meno visibile di un ambiente tridimensionale, ma decisivo. Se la misura iniziale è sbagliata, una rappresentazione perfettamente realistica può limitarsi a rendere quell’errore più convincente.
La qualità di una ricostruzione dovrebbe quindi emergere anche dalla sua disponibilità al confronto: mostrare come cambiano i risultati quando viene modificato un parametro incerto, consentire a un altro esperto di ripercorrere i passaggi, conservare le versioni alternative compatibili con i dati.
Nel racconto che Massimiliano Nicolini lega al lavoro di Giovanni, è qui che l’eredità tecnologica incontra una responsabilità pubblica. L’intuizione apre una possibilità; la ricerca deve trasformarla in un procedimento verificabile.
Dietro un modello non ci sono soltanto superfici e coordinate. Ci sono persone scomparse, famiglie che attendono risposte e persone sulle quali possono ricadere le conseguenze di un’interpretazione.
La promessa più importante della ricostruzione immersiva non è, allora, quella di riportare in vita il passato. È permettere di studiare meglio ciò che il passato ha lasciato, senza cancellare ciò che ancora manca.
Non una scena costruita per convincere, ma un ambiente nel quale poter verificare.
Riferimenti documentali
1. NIST — Immersive Digital Twins for Investigations at Virtual Crime Scenes.
Ricerca sui gemelli digitali e sull’esplorazione immersiva delle scene; riferimento indipendente, senza attribuzione di rapporti con OLITEC.
2. Associazione Futuri Probabili — Pedagogia del Digitale.
Presentazione pubblica che attribuisce a Giovanni Nicolini lo sviluppo di XPL VRO nel 1994; non è una prova autonoma di priorità universale.
3. Fondazione OLITEC — Ricostruzione Eventi di Interesse Forense OPM DP24.
Presentazione istituzionale della metodologia VRO e delle applicazioni OPM alla ricostruzione forense.
4. Tuttoggi.info — Servizio sulla ricostruzione immersiva del caso Davide Piampiano, maggio 2024.
Documenta l’attribuzione pubblica del lavoro a Nicolini e OLITEC. Le affermazioni del servizio su primati, ammissibilità e biometria non sono assunte nell’articolo.
5. Enea Conti, Corriere della Sera / Corriere di Bologna — Servizio sull’analisi Interceptor relativa a Marco Pantani, 10 agosto 2024.
Fonte sulla comunicazione del lavoro di analisi; le interpretazioni riportate non sono presentate come conclusioni giudiziarie.
6. Simona Sassetti, Radio Siena TV — Resoconto dell’audizione di Adolfo Gregori, 9 dicembre 2025.
Descrive finestra ricostruita, davanzale stampato in 3D, manichino e orologio impiegati nelle prove. È un resoconto giornalistico, non il verbale integrale della Commissione.
7. Adnkronos, servizio ripubblicato da La Cronaca 24 — Caso Garlasco, il RIS nella villetta dei Poggi con scanner e droni, 9 giugno 2025.
Cronaca dell’ispezione, con il riferimento al provvedimento della Procura di Pavia.
8. NIST — Terrestrial Laser Scanner Performance Evaluation and Documentary Standard for Forensic Practice.
Controlli di accuratezza, precisione e tracciabilità delle misure; riferimento indipendente dalla metodologia XPL VRO.

