ROMA – «Siamo arrivati al punto che non si chiede più soltanto di non morire, ma almeno di morire con dignità». Ascanio Celestini ha affidato a queste parole la riflessione sulle condizioni di vita e di lavoro delle comunità segnate dalle crisi industriali, durante l’intervista a “L’Elefante”, il programma di Peter Gomez trasmesso sabato 17 ottobre su Rai 3 e disponibile su RaiPlay.
L’attore e regista ha affrontato le trasformazioni del mondo del lavoro e le vertenze che hanno attraversato il Paese. Al centro del suo intervento, il rischio che un territorio venga identificato soltanto con la tragedia che lo ha colpito, lasciando sullo sfondo le persone, le storie e le relazioni che continuano a farne parte.
Rievocando lotte operaie e mobilitazioni, Celestini ha sottolineato quello che considera un progressivo indebolimento dei legami di solidarietà tra lavoratori e mondo produttivo. Una frattura che, nella sua lettura, alimenta disagio e insicurezza.
Commentando le immagini delle manifestazioni studentesche e sociali, l’artista ha invitato a evitare semplificazioni e a considerare le condizioni materiali dei giovani, tra precarietà e incertezza sul futuro.
Nel confronto ha richiamato anche una riflessione di Pier Paolo Pasolini sul rapporto tra manifestanti e forze dell’ordine, collegando le tensioni alle disuguaglianze e alla riduzione delle prospettive.
La riflessione conclusiva è tornata a Taranto e alla crisi dell’ex Ilva. Celestini ha ricordato la testimonianza ascoltata durante un incontro pubblico da un padre che aveva perso la figlia: una richiesta di dignità che, nel suo racconto, esprime il punto più drammatico della sofferenza di una comunità.
Foto d’archivio.

