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Rottamazione-quinquies, chi perde i benefici per difficoltà economiche deve poter rientrare

Una bolletta in scadenza, una fattura che il cliente paga in ritardo, una spesa imprevista. Per una famiglia o una microimpresa con poca liquidità basta uno di questi imprevisti per mettere in discussione un piano di pagamento costruito con fatica. È da qui che nasce la richiesta al Governo di riaprire la rottamazione-quinquies a chi ha perso i benefici e può documentare una difficoltà economica temporanea.

Le regole sono particolarmente rigide per le rate intermedie. Il margine di cinque giorni vale soltanto per la rata unica o per l’ultima del piano. Nel pagamento dilazionato, la decadenza può scattare per due rate omesse o versate in misura insufficiente, anche non consecutive. A quel punto le somme già pagate vengono conteggiate come acconti sul debito complessivo e la riscossione può riprendere, anche attraverso procedure cautelari o esecutive.

Per chi ha già versato parte del dovuto, la perdita dell’agevolazione può rendere insostenibile il debito residuo proprio quando manca la liquidità per farvi fronte. Le spese di casa, dell’energia e dei trasporti continuano a correre anche quando un reddito si riduce o un incasso slitta. Se la difficoltà è temporanea, offrire una via di rientro può aiutare il contribuente a riprendere i versamenti e lo Stato a recuperare il credito.

La richiesta è di introdurre un margine di tolleranza anche per le rate intermedie e di riaprire i termini per i contribuenti decaduti che dimostrino una difficoltà concreta. Per chi può riprendere a pagare, serve un piano commisurato alle risorse disponibili, con condizioni chiare e sostenibili. Il Governo intervenga per dare a famiglie e piccole attività la possibilità di portare a termine il percorso di regolarizzazione che hanno già iniziato.

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