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Israele – Usa – Iran e il pericolo del declino dell’Europa

di Enrico Pianetta

ROMA . Il 27 settembre 2012 , in apertura della settimana ministeriale della Assemblea Generale delle Nazioni Unite , il Primo Ministro di Israele Benjamin Netanhau  illustrò con tanto di grafici e tabelle lo stato dell’arte della preparazione dell’uranio arricchito per usi militari da parte iraniana.

Espresse davanti ai Governanti del mondo intero tutta la preoccupazione di Israele perché le operazioni delle centrifughe procedevano alacremente ed era prevedibile che in tempi non troppo lunghi l’Iran degli Aiatollah avrebbe potuto produrre una quantità di uranio arricchito necessario per approntare degli ordigni nucleari .
Il pericolo per la sopravvivenza di Israele , denunciava Nentanhau , era dunque palese date le minacce reiterate dei governanti iraniani che consideravano lo Stato  di Israele illegittimo e dunque da eliminare .
Sono trascorsi oltre vent’anni da quelle denunce ; l’Iran ha continuato all’arriicchimento dell’uranio dichiarando che era per uso pacifico ma subendo anche bombardamenti israeliani e statunitensi dei siti nucleari che ne hanno fortemente rallentato la produzione. Infatti le dichiarazioni iraniane unite alle informazioni costantemente raccolte al riguardo dai loro Sevizi ,  non sono state mai credibili né dagli USA né da Israele .
Con il ritorno alla Casa Bianca del Presidente Trump  si è fortificato il rapporto USA- Israele .
La politica di Nentanahu per la sicurezza di Israele e quindi anche per una futura Grande Israele , ha trovato più spazio con le azioni successive al 7 ottobre contro Hamas e in Cisgiordania .
Le esigenze e gli obiettivi di Israele uniti alle strategie mondiali geopolitiche ed economiche di Trump , hanno determinato le decisioni dei due Governi di dar luogo alla azioni  dei giorni scorsi che , con azioni di intelligence e i conseguenti bombardamenti   mirati , hanno eliminato i vertici governativi  e iniziato a indebolire le potenzialità offensive iraniane .
Possiamo constatare che è in atto una azione molto determinata e molto lineare .
Gli obiettivi israeliani sembrano raggiungibili con il conseguimento di eliminare una costante minaccia per la propria sopravvivenza , con  lo smantellamento delle potenzialità offensive in terra  iraniana e anche attraverso una reiterata azione in atto contro quanto è rimasto degli Hezbollah in Libano .
L’evoluzione della situazione dirà se ci sarà un “regime change” o forse una più  probabile ridimensionamento delle velleità offensive iraniane .
Certamente , a seguito di queste iniziative, dobbiamo anche valutare le interessanti e nuove conseguenze geopolitiche che si stanno verificando .
Sono le conseguenze di una serie di azioni iniziate da Trump che dopo Gaza, Venezuela, Groenlandia, e ora Iran , stanno fortemente cambiando gli equilibri internazionali .
Si delinea un indebolimento del multilateralismo , Board of Peace docet ; ma soprattutto sono messe in atto e privilegiate azioni mirate  a opportunità economiche e commerciali ; e’ questa la chiave della geopolitica trumpiana .
Il petrolio , le terre rare e le nuove rotte sono i target che determinano le modifiche geopolitiche e come da sempre le azioni belliche
ne sono gli strumenti .
Le ripercussioni per gli USA , la Russia e per la Cina sono evidenti e in questo contesto gli USA  svolgono un ruolo privilegiato nei rapporti di forza e di convenienza equilibrata tra questi tre “imperi “ mondiali .
E l’Europa ?  Si limita a subire le conseguenze economiche di questa nuova realtà internazionale ; così a seguito della azione russa in Ucraina ; così per Gaza ; così per Iran .
Una area del mondo l’Europa , che custodisce i valori fondamentali del diritto e della convivenza sociale che deve continuare a coltivarli e a farli valere e che li può promuovere solo a condizione di giocare un ruolo internazionale attraverso una unificazione politica e istituzionale .
In carenza di questa prospettiva si può intravedere per l’Europa un inevitabile declino politico e a seguire sociale . Un declino di carattere politico che in un quadro internazionale in transizione come quello attuale , non gli consentirebbe neppure di svolgere quella funzione equilibratrice che deriva dai valori civili maturati dalla sua cultura e dalla sua storia.
*già segretario Commissione Esteri Camera Deputati .
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