GUAYAQUIL (ECUADOR) – Stava celebrando la Santa Messa, davanti ai fedeli raccolti in preghiera, quando un pesante crocifisso di legno si è improvvisamente staccato dalla struttura sulla quale era collocato, precipitando e colpendolo mortalmente alla testa. È morto così, sabato 17 ottobre 2026, padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, sacerdote redentorista di 52 anni, parroco della chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Guayaquil, in Ecuador.
Una tragedia avvenuta sotto gli occhi dei presenti e delle persone che seguivano la celebrazione in diretta streaming attraverso i social network. Le immagini hanno documentato il momento in cui la grande croce è caduta sul religioso, provocando l’immediata interruzione della funzione. I fedeli si sono precipitati a soccorrerlo, chiedendo l’intervento dei sanitari, ma le conseguenze dell’impatto sono state fatali.
Particolarmente impressionante una circostanza emersa dalla ricostruzione dei media ecuadoriani: poco prima dell’incidente padre Patricio aveva parlato proprio della morte e della fragilità dell’esistenza umana.
Commentando il Vangelo, il sacerdote aveva invitato i fedeli a riflettere sull’importanza del tempo dedicato a Dio e agli affetti familiari, ricordando che la vita non può essere misurata esclusivamente attraverso il lavoro, il denaro e le preoccupazioni quotidiane.
Parole che, alla luce di quanto accaduto pochi minuti dopo, hanno assunto un significato particolarmente doloroso per la comunità parrocchiale.
La vicenda ha suscitato vasta commozione non soltanto in Ecuador, ma anche in numerosi altri Paesi, dove la notizia e le immagini dell’incidente si sono rapidamente diffuse.
Dietro la cronaca di una morte tanto tragica emerge la storia di un religioso che aveva dedicato gran parte della propria esistenza all’assistenza spirituale delle comunità ecuadoriane.
Padre Patricio era originario di Cuenca, importante città dell’Ecuador meridionale, dove era nato nel 1973. La biografia ufficiale della Congregazione del Santissimo Redentore indica come data di nascita il 6 novembre 1973, mentre alcune ricostruzioni giornalistiche locali riportano una diversa indicazione del mese. È invece confermata l’età di 52 anni, diversamente dai 53 inizialmente riferiti da diverse testate.
Il religioso aveva frequentato nella sua città natale l’istituto scolastico Borja, che dopo la tragedia gli ha dedicato un messaggio di commiato.
La sua scelta di vita era maturata nell’ambito della Congregazione del Santissimo Redentore, fondata nel 1732 da sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Il 15 agosto 2000 aveva pronunciato la professione religiosa, mentre il 15 ottobre 2005 era stato ordinato sacerdote. Proprio due giorni prima della morte aveva quindi raggiunto il ventunesimo anniversario dell’ordinazione.
Il suo percorso pastorale lo aveva condotto in diverse località dell’Ecuador: Loja, Durán, Vinces, Manta e infine Guayaquil.
Particolarmente significativa l’esperienza nella parrocchia di San Lorenzo a Vinces, nella provincia di Los Ríos, dove aveva svolto per diversi anni un’intensa attività missionaria, raggiungendo anche le comunità rurali più isolate.
Successivamente aveva prestato servizio a Manta, nella provincia di Manabí, un territorio duramente colpito dal terremoto del 16 aprile 2016. In quel contesto, secondo le testimonianze dei familiari raccolte dalla stampa locale, aveva partecipato anche alle iniziative di ricostruzione di un edificio religioso danneggiato dal sisma.
Negli ultimi anni era stato destinato alla parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Guayaquil, dove aveva continuato la propria missione, dedicando particolare attenzione alla celebrazione eucaristica, alla preghiera e all’accompagnamento spirituale dei fedeli.
A ricostruire gli aspetti più personali della vita del sacerdote è stato il quotidiano ecuadoriano El Mercurio, che nella città di Cuenca ha raccolto le testimonianze dei suoi familiari.
Il cugino Leonardo Sánchez ha ricordato padre Patricio, affettuosamente chiamato in famiglia «Afi» o «Alfredito», come un uomo profondamente legato alla propria vocazione, ma anche ai genitori, ai fratelli, ai nipoti e agli altri parenti.
Nonostante i continui spostamenti richiesti dall’attività missionaria, aveva mantenuto rapporti stretti con la famiglia. Chi lo conosceva ne ricorda soprattutto la serenità, il carattere pacifico e la capacità di trasmettere tranquillità alle persone che incontrava.
Anche la sorella Maité Sánchez ha seguito le operazioni necessarie al trasferimento della salma nella città natale.
La comunità religiosa di Guayaquil aveva infatti chiesto di poter salutare il sacerdote nella chiesa nella quale aveva prestato servizio e dove era avvenuto il tragico incidente.
Domenica 18 ottobre sono state celebrate funzioni religiose in sua memoria, con la partecipazione di numerosi fedeli e rappresentanti del clero.
Lunedì 19 ottobre la salma è stata trasferita verso Cuenca, secondo il desiderio del sacerdote di riposare nella propria città natale. Le informazioni diffuse dalla stampa ecuadoriana indicavano il Camposanto Santa Ana come luogo previsto per la sepoltura.
Un particolare della vicenda suscita interesse anche in Italia: il secondo cognome del sacerdote, Molinari, di evidente origine linguistica italiana.
Padre Patricio era ecuadoriano e nato a Cuenca, ma la presenza del cognome Molinari lascia aperta la possibilità che una parte della sua famiglia discenda da emigrati italiani stabilitisi in Sudamerica nelle generazioni precedenti.
Nel sistema anagrafico generalmente adottato nei Paesi ispanofoni, il secondo cognome identifica normalmente il ramo materno. È quindi possibile che l’eventuale collegamento con l’Italia riguardi proprio gli antenati della madre.
Tuttavia, dalle ricerche condotte attraverso le fonti giornalistiche e religiose ecuadoriane non sono emersi documenti che consentano di accertare l’effettiva ascendenza italiana del sacerdote, né di individuare una località di provenienza della famiglia Molinari.
Si tratta dunque di una pista genealogica interessante, che richiederebbe ulteriori approfondimenti e riscontri presso i familiari o gli archivi anagrafici.
Resta intanto aperta la questione delle cause che hanno provocato il distacco della pesante croce.
L’Arcidiocesi di Guayaquil ha confermato il decesso del religioso ed espresso profondo cordoglio alla famiglia e alla comunità redentorista, mentre sono stati avviati approfondimenti tecnici per ricostruire le circostanze dell’incidente.
Secondo quanto riferito dalla stampa locale, le autorità ecclesiastiche attendono una relazione specialistica e hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di verificare la sicurezza delle strutture e degli arredi presenti negli edifici di culto.
Al momento non risultano accertate le ragioni del cedimento, e qualsiasi ipotesi relativa a difetti di installazione, deterioramento dei supporti o problemi strutturali deve essere considerata priva di conferma ufficiale.
Il Superiore generale dei Redentoristi, padre Rogério Gomes, ha espresso profondo dolore per la scomparsa del confratello, invitando le comunità della congregazione a unirsi nella preghiera.
La morte di padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari lascia un profondo vuoto tra i fedeli che lo avevano conosciuto nelle diverse comunità dell’Ecuador.
Una vita trascorsa nell’impegno religioso e missionario, conclusasi tragicamente durante la celebrazione dell’Eucaristia, proprio nel luogo in cui il sacerdote aveva scelto di dedicarsi quotidianamente alla propria comunità.

