ROMA – Misurare regolarmente la pressione arteriosa è un gesto semplice che può aiutare a prevenire conseguenze importanti per la salute. L’ipertensione può infatti rimanere a lungo senza sintomi, mentre aumenta il rischio di ictus, infarto e danni ai reni. Sentirsi bene, quindi, non basta per sapere se i valori sono sotto controllo.
Quando si misura la pressione compaiono due numeri, espressi in millimetri di mercurio, indicati con la sigla mmHg. Il primo rappresenta la pressione sistolica, comunemente chiamata “massima”: è la pressione esercitata dal sangue sulle arterie quando il cuore si contrae. Il secondo indica la pressione diastolica, la “minima”, rilevata nella fase di rilassamento tra un battito e l’altro. Una lettura di 120/80 significa dunque 120 di massima e 80 di minima.
Entrambi i parametri contano. Una minima nella norma non annulla il significato di una massima elevata, e viceversa. Secondo le linee guida europee, negli adulti valori ripetuti in ambulatorio pari o superiori a 140 mmHg di massima oppure a 90 mmHg di minima indicano una possibile ipertensione da valutare con il medico. A domicilio la soglia di riferimento è più bassa: una media pari o superiore a 135 di massima oppure 85 di minima richiede un approfondimento. Queste soglie servono alla diagnosi e non coincidono necessariamente con gli obiettivi personali della terapia.
Una singola lettura alta, tuttavia, non permette da sola di formulare una diagnosi. La pressione cambia durante la giornata e può risentire di agitazione, attività fisica e modalità di misurazione. Per questo è utile registrare più rilevazioni e mostrarle al medico, che potrà eventualmente richiedere un monitoraggio nelle 24 ore.
Per ottenere risultati attendibili è consigliabile utilizzare un apparecchio automatico validato da braccio, con un bracciale della misura corretta. Prima del controllo occorre riposare seduti per almeno cinque minuti, con la schiena appoggiata, i piedi a terra e le gambe non accavallate. Il braccio deve essere sostenuto all’altezza del cuore e il bracciale applicato sulla pelle, evitando di parlare durante la rilevazione.
Nei trenta minuti precedenti è opportuno evitare fumo, bevande contenenti caffeina e attività fisica. Si possono effettuare due misurazioni a distanza di un minuto, annotando i risultati. Frequenza e orari dei controlli vanno concordati con il curante, soprattutto quando è già prescritta una terapia: i farmaci non devono essere sospesi o modificati autonomamente sulla base di una singola lettura.
Anche valori bassi meritano attenzione se accompagnati da disturbi. Una pressione inferiore a 90 di massima o 60 di minima può essere abituale per alcune persone, ma capogiri, debolezza o svenimenti richiedono una valutazione.
Se la massima supera 180 oppure la minima supera 120, in assenza di sintomi bisogna ripetere la misurazione dopo almeno un minuto e, se il valore resta così alto, contattare subito un medico. Se compaiono dolore al petto, difficoltà respiratoria, improvvisa debolezza, alterazioni della vista o difficoltà nel parlare, occorre chiamare immediatamente il 112, senza attendere altre misurazioni.
Il controllo della pressione acquista valore quando diventa parte della prevenzione, insieme a un’alimentazione equilibrata, meno sale, movimento regolare, astensione dal fumo e rispetto delle terapie prescritte.
Fonti: Ministero della Salute, ISSalute, linee guida ESC 2024 e American Heart Association.

