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Trasporti: La mobilità sostenibile nelle aree urbane.

Workshop co-organizzato dall'Associazione Italiana per l'Ingegneria del Traffico e dei Trasporti, Sezione Campania e Molise, e dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli

NAPOLI. Per ridefinire le città del futuro, smart city, a misura di cittadino e basate sulle tre dimensioni della sostenibilità (ambientale, economica e sociale) è indispensabile partire da una pianificazione territoriale e della mobilità condivisa con la collettività, gli stakeholders, le Istituzioni. Di questo si è parlato in un interessante workshop co-organizzato dall’Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti, Sezione Campania e Molise, e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, con il patrocinio del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università “Federico II” di Napoli, che si è tenuto oggi a Saviano. L’Ingegnere Ettore Nardi, Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, durante la sua relazione ha affermato che il modello attuale di mobilità in Europa e ancor più in Italia manifesta la sua “insostenibilità” in tutte e tre le dimensioni dello sviluppo sostenibile: ambientale, sociale ed economica. L’insostenibilità ambientale impatta soprattutto in termini di cambiamento climatico, sol che si pensi che il 95% dell’energia usata nei trasporti proviene dal petrolio, il 25% dei gas serra è prodotto dal settore dei trasporti, mentre il 75% dei gas serra da trasporti sono prodotti da veicoli stradali. Dal punto di vista economico invece, l’aspetto prevalente è che il traffico consuma le nostre risorse individuali e collettive, quali il valore del nostro tempo speso per spostarsi, il nostro reddito per il possesso e il mantenimento delle auto, ed i bilanci dello Stato e delle Amministrazioni per la costruzione e manutenzione di infrastrutture, la gestione e regolazione del traffico (si pensi ai Vigili urbani, parcheggi, etc.), la copertura del disavanzo del trasporto pubblico (>65%), i risarcimenti in conseguenza di incidenti (che comprendono morti, feriti, invalidità e danni alle cose), le spese sanitarie per le malattie da inquinamento, le spese per ristrutturazione beni architettonici, e le azioni di adattamento e mitigazione dei danni da cambiamento climatico. L’insostenibilità sociale degli incidenti stradali appare nella sua drammaticità in considerazione soprattutto di quelle che sono le cifre: 40.000 morti ogni anno in Europa (160 mld €, 2% PIL), 6.000 morti ogni anno in Italia (30 mld €). Nel secolo scorso nel mondo si sono registrati 15 milioni di morti in incidenti, 15 milioni per malattie da inquinamento, circa quanto quelli causati dalla seconda guerra mondiale e dai campi di sterminio nazisti. Per quanto riguarda l’insostenibilità sociale, c’è da dire che l’effetto più grave è il consumo di spazio. Circa il 15% delle superfici urbane delle nostre città sono infatti destinate a strade e parcheggi; l’occupazione del suolo, le auto in sosta e i flussi di traffico veicolare creano un effetto barriera con conseguenti fenomeni di degrado ed emarginazione sociale. Gli spazi pubblici sono occupati da auto in sosta o in circolazione… spesso auto in circolazione che cercano uno spazio per la sosta. I Piani Urbani della Mobilità Sostenibile – PUMS, rappresentano oggi uno strumento fondamentale per analizzare e realizzare soluzione concrete ai problemi della mobilità. L’obiettivo è quello di analizzare e governare i cambiamenti attraverso un approccio globale alla mobilità urbana, che riesca a coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale. Obiettivo da raggiungere non solo per il territorio comunale, ma per le intere aree metropolitane e urbane. Il principale strumento di pianificazione è costituito dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). Si tratta di uno strumento strategico di pianificazione di medio-lungo periodo (10 anni), che identifica le linee basilari delle politiche di mobilità urbana sostenibile, propone il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica attraverso la definizione di azioni orientate a migliorare l’efficacia e l’efficienza del sistema, ed affronta problemi di mobilità individuando le soluzioni, i tempi tecnici di attuazione e i possibili investimenti, oltre a definire un sistema di monitoraggio identificando gli indicatori per la valutazione delle prestazioni del piano. Il PUMS integra gli altri strumenti di pianificazione esistenti, seguendo principi di sostenibilità, partecipazione, monitoraggio e valutazione. La Direttiva 2014/94/UE del Parlamento Europeo del 22/10/14 disciplina la “Realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”, mentre in Italia il D.Lgs. 16/12/16 n° 257 all’Art. 3, comma 7 stabilisce che: «A sostegno della realizzazione degli obiettivi del Quadro Strategico Nazionale nelle sue varie articolazioni, sono adottate le seguenti misure: a) per la semplificazione delle procedure amministrative; b) per promuovere la diffusione dei combustibili alternativi; c) che possono promuovere la realizzazione dell’infrastruttura per i combustibili alternativi nei servizi di trasporto pubblico. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo parere della Conferenza unificata, sono adottate le linee guida per la redazione dei piani urbani per la mobilità sostenibile – PUMS». Il Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti del 4 agosto 2017 n. 397 individua le linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana Serie generale n. 233 del 5 ottobre 2017. I PUMS rappresentano l’evoluzione dei PUM – Piani Urbani di Mobilità, integrati sulla base del concetto di “sostenibilità” (da intendersi nella sua più ampia accezione tecnica, sociale, ambientale, economica) e normati della Legge 24/11/2000 n. 340, “Dispositivi per la delegificazione e semplificazione dei provvedimenti amministrativi”. In particolare, l’art. 22 della Legge 24/11/2000 n. 340 stabilisce che: «Al fine di soddisfare i fabbisogni di mobilità della popolazione, assicurare l’abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico, la riduzione dei consumi energetici, l’aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale, la minimizzazione dell’uso individuale dell’automobile privata e la moderazione del traffico, l’incremento della capacità di trasporto, l’aumento della percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi anche con soluzioni di car pooling e car sharing e la riduzione dei fenomeni di congestione nelle aree urbane, sono istituiti appositi Piani Urbani di Mobilità (PUM) intesi come progetti del sistema della mobilità comprendenti l’insieme organico degli interventi sulle infrastrutture di trasporto pubblico e stradali, sui parcheggi di interscambio, sulle tecnologie, sul parco veicoli, sul governo della domanda di trasporto attraverso la struttura dei mobility manager, i sistemi di controllo e regolazione del traffico, l’informazione all’utenza, la logistica e le tecnologie destinate alla riorganizzazione della distribuzione delle merci nelle città». Tali elementi sono ricompresi, oggi, all’interno dei PUMS e, per quanto attiene le azioni e gli interventi, rientrano appieno anche nella pianificazione propria dei Piani Urbani del Traffico – PUT. I PUMS corrispondono, in prima istanza, a nuovi PUT, redatti con speciale attenzione alla mobilità pedonale, ciclistica e del trasporto pubblico, ed integrati poi da un insieme di opere infrastrutturali (realizzabili nel medio-lungo periodo, ossia entro 10 anni), atte a sanare le criticità di mobilità irrisolvibili con i soli interventi propri dei PUT. Il D.M. 4 agosto 2017 n. 397, Allegato 1, punto 1 dice espressamente che “è evidente che dalle analisi delle criticità irrisolvibili con il PUT possono individuarsi le opere previste dal PUMS”, in quanto i PUT, essendo piani di gestione, non riescono in genere a risolvere tutte le criticità di mobilità urbana ed occorre pertanto ricorrere anche ad interventi infrastrutturali più appropriati, ricompresi nei PUMS. Gli obiettivi del PUMS sono quelli di rispondere alle problematiche e alle esigenze di qualità urbana attraverso una strategia pluriennale, integrata, multiobiettivo, coerente con la visione espressa dalla comunità; prevedere in modo chiaro, coerente e univoco l’insieme di investimenti e di interventi organizzativi e gestionali, individuando le priorità, le valutazioni economiche, gli strumenti per l’attuazione delle varie misure; attivare e strutturare una permanente collaborazione interistituzionale e con la collettività, sui temi della mobilità (sostenibile). Premesso che per fare un’adeguata analisi della situazione attuale bisogna partire dalle criticità. La vision è rendere la città e l’area vasta più accessibile, vivibile, sicura, seguendo i modelli virtiuosi di Smart city e green economy, partendo dai concetti di mobilità, equità sociale, nuovi servizi, nell’ottica della mobilità sostenibile. Per quanto riguarda le strategie, occorre analizzare su scala vasta il sistema di trasporto attraverso un percorso partecipato, sviluppare le infrastrutture e migliorare il trasporto, potenziare, in coordinamento con gli enti sovraordinati, l’offerta di trasporto, riorganizzare viabilità e accessibilità, migliorare le condizioni di sicurezza stradale, pedonalità e isole ambientali. Facilitare e sostenere la ciclabilità, dare coerenza al sistema della sosta, razionalizzare l’uso dei veicoli a motore con sistemi di sharing e soluzioni smart, sviluppare una nuova logistica delle merci, superare le barriere per garantire l’accessibilità a tutti. Il processo di pianificazione è il frutto del confronto aperto con la città, le istituzioni, gli operatori economici, gli enti, le associazioni e tutti coloro che rappresentano visioni e interessi. Per massimizzare la trasparenza e la condivisione delle percorso decisionale, il PUMS deve incardinarsi ed essere influenzato dal processo di Valutazione Ambientale Strategica. I passi procedurali necessari alla redazione ed approvazione del PUMS (necessari alla redazione ed approvazione del PUMS (allegato I, Decreto MIT 4 agosto 2017), consistono nella definizione del gruppo interdisciplinare/interistituzionale di lavoro, nella predisposizione del quadro conoscitivo, nell’avvio del percorso partecipato, nella definizione degli obiettivi, nella costruzione partecipata dello scenario di Piano, nella valutazione ambientale strategica (VAS), nell’adozione del Piano e successiva approvazione, e nel monitoraggio. Esempio di temi, obiettivi e linee strategiche, comprendono una visione di area vasta del sistema, lo sviluppo delle infrastrutture e potenziamento del TPL, il potenziamento, in coordinamento con gli enti sovraordinati, della rete ferroviaria, la riorganizzazione della viabilità e accessibilità, la sicurezza stradale, pedonalità e isole ambientali, lo sviluppo della ciclabilità, la riorganizzazione del sistema della sosta, la razionalizzazione dell’uso dei veicoli a motore con sistemi di sharing e soluzioni smart, l’analisi della logistica delle merci urbane, ed il superamento delle barriere architettoniche. Gli obiettivi di una visione di area vasta del sistema, consistono nel consolidare il coordinamento fra i comuni dell’area vasta e la pianificazione condivisa, perseguire il raggiungimento a scala vasta della riorganizzazione della mobilità e della riduzione dell’inquinamento ambientale. Le Linee di Azione, da sviluppare nel dettaglio, comprendono la condivisione delle scelte e dei servizi di pianificazione e programmazione, promozione congiunta di modalità innovative per l’efficienza e la concorrenzialità nei trasporti con l’obiettivo di garantire maggiori servizi nonostante la riduzione dei contributi statali, l’elaborazione condivisa dei Piani per la mobilità di cintura, integrazione delle reti ciclabili tra i comuni, e l’elaborazione condivisa di strategie per il governo coordinato del traffico nelle emergenze smog. Fra gli obiettivi dello sviluppo delle infrastrutture ed il potenziamento del TPL, rientrano la riduzione dell’uso del mezzo privato, migliorando l’accessibilità alla città via TPL, incentivando l’uso del TPL, ed aumentando l’efficacia e l’efficienza del TPL. Le Linee di Azione da sviluppare nel dettaglio consistono nel miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi, l’incremento della capacità di trasporto (nuovi mezzi di trasporto per le linee su gomma/ferro, manutenzione delle infrastrutture), la realizzazione di corsie preferenziali, asservimento semaforico al mezzo pubblico, intermodalità, riorganizzazione del servizio, serale e notturno, l’integrazione tariffaria e modalità che favoriscano l’abbonamento alla mobilità sostenibile e sistemi di pagamento semplificati, e l’implementazione di strategie e strumenti per la lotta all’evasione tariffaria. Gli obiettivi della riorganizzazione della viabilità ed accessibilità, consistono nel garantire l’accessibilità ed orientarla prevalentemente verso il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, incrementare la sicurezza e la compatibilità tra diverse componenti del traffico, e ridurre l’attrazione di traffico automobilistico in città. Le linee di azione da sviluppare nel dettaglio consistono nel ridisegno della rete stradale e degli spazi pubblici in stretta coerenza con il perseguimento delle politiche ambientali e delle previsioni del Piano di governo del territorio, individuando le opere e i servizi necessari per garantire accessibilità sostenibile alle varie zone urbane e a ambiti di trasformazione, e nella riduzione, dove possibile, degli spazi destinati al movimento degli autoveicoli, nella viabilità principale e secondaria, a favore dell’espansione degli spazi destinati al trasporto pubblico e alla vita associata. Per quanto concerne la riorganizzazione della viabilità e accessibilità, le linee di azione da sviluppare nel dettaglio consistono in iniziative volte a tutelare specifiche aree di particolare attrattività attraverso la definizione di nuovi ambiti di valorizzazione (grandi attrattori commerciali, sportivi, scolastici), definizione, di concerto con le altre istituzioni coinvolte, di politiche di riequilibrio degli investimenti regionali sulle infrastrutture della mobilità, favorendo quelli a favore della mobilità sostenibile. Per quanto riguarda la Sicurezza stradale, pedonalità e isole ambientali, gli obiettivi consistono nel migliorare la vivibilità e la qualità ambientale degli spazi pubblici, in modo diffuso, in tutta la città e diffondere la cultura della mobilità pedonale; aumentare la sicurezza, stradale e sociale, oggettiva e percepita, con attenzione agli utenti più esposti, dotare la città di una rete integrata di percorsi a pedonalità privilegiata e di aree a traffico limitato e garantire una connettività pedonale integrata e diffusa su tutta la rete stradale. Le linee di azione da sviluppare nel dettaglio – conclude Ettore Nardi – consistono nell’ideazione di azioni per la sicurezza stradale che permettano una consistente riduzione degli incidenti, nell’individuazione di nuove aree e itinerari pedonali fuori dal centro, che diventino punti di attrattività nei quartieri, nella revisione della rete stradale esistente individuando connessioni pedonali dirette e attraversamenti pedonali adeguatamente protetti, e nell’attuazione delle Isole ambientali e sviluppo di Zone 30 in tutte le Zone di Decentramento della città con l’obiettivo di tutelare i quartieri residenziali e le scuole (per proteggere i bambini e i ragazzi dall’esposizione agli agenti inquinanti e creare maggiori condizioni di sicurezza).

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