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Tecnologia, nemica o amica? Le opinioni dei ragazzi

A 'Young in Tech' aziende e istituzioni per discutere di rischi e opportunità

ROMA – La dipendenza dei ragazzi dallo smartphone si vede proprio in alcuni comportamenti devianti messi in atto a scuola. Quasi 1 studente su 4 (23,7%) dichiara di non riuscire a concentrarsi nello studio senza avere accanto il cellulare, ben 1 studente su 3 (33,9%) non riesce a seguire un’intera lezione senza guardarlo e a questi dati si aggiunge chi controlla le notifiche persino durante le interrogazioni (11,5%). Sono alcuni dei risultati di un’indagine condotta su circa 10mila studenti tra i 17 e i 19 anni realizzata dall’osservatorio ‘Generazione Proteo’ della Link Campus University e presentata oggi all’incontro ‘Young in Tech’, organizzato da Asstel.

Una mattinata organizzata per discutere del rapporto tra giovani e tecnolgia, analizzando problematiche e opportunità, per creare un collegamento tra gli studenti, il mondo del lavoro, delle istituzioni e dei media. All’incontro – a cui ha partecipato anche diregiovani.it – hanno preso parte Francesca Puglisi, sottosegretaria al lavoro; la senatrice Annamaria Parente; Laura Di Raimondo, direttrice Asstel; Massimo Micucci della fondazione Ottimisti e razionali; il deputato Nicoló Invidia; Vincenzo Cortese, ingegnere Sirti; Isabella Ceccarini, giornalista; Marica Spalletta dell’università Link Campus; Maurizio Carucci, giornalista di Avvenire; Dario Rapiti, della reti studenti medi. A presentare i dati della ricerca Nicola Ferrigni, docente della Link Campus e direttore dell’osservatorio Proteo.

Ma quali sono i rischi dei social? Per il 33.9% dei giovani intervistati creano dipendenza, per il 29,1% disabituano alla vita reale. Sulle insidie della rete e ciò che nasconde, quello che preoccupa maggiormente è la diffusione di materiale riservato o intimo (27,3%), mentre spaventa meno la violazione dell’account social (14,6%). Su hate-speech e minacce social alla reputazione, gli studenti si esprimono in questo modo: sono il riflesso della degenerazione della nostra società (32,9%), l’utilizzo e l’esasperazione dei toni e dei linguaggi violenti appartiene, secondo i giovani, soprattutto alla Rete e ai social network (37,6%), molto più che alla televisione, ma nonostante ne facciano quotidianamente esperienza, 1 studente su 3 non sa cosa sia l’hate-speech (32,7%).

Tra le altre minacce le fake news, considerate anch’esse pericolose e in grado di minare la reputazione di una persona (24%) e che oggi sembrano trovare terreno fertile tanto nella volontà di condizionare negativamente fatti o personaggi pubblici o politici (27,5%), quanto nella superficialità della condivisione online dei contenuti (26,9%) e nella costante ricerca dei ‘like’ (23,2%). (www.diregiovani.it)

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