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Venti anni fa la scomparsa di Fabrizio De Andrè, il poeta degli ultimi

 

Roma – Venti anni sono trascorsi da quando la vera voce di Fabrizio De Andrè è volata via nell’eternità. Ma il grande cantautore continua ancora a vivere nel cuore di molte generazioni: quelle che hanno potuto apprezzarlo in vita e quelle nuove che lo sentono raccontare e che possono ancora beneficiare dell’arte canora espressiva di un componimento musicale unico nel suo genere.

Era nato il 18 febbraio 1940, e di lui in questo ventennio  è già stato scritto tanto ed è ormai univesalmente riconosciuto come uno dei più grandi cantautori del Novecento non solo italiano, ma europeo per la ricchezza e la profondità delle sue composizioni che hanno influenzato e influenzeranno, come solo i grandi della poesia hanno saputo fare, le generazioni a venire.

Faber, così chiamato confidenzialmente dagli amici, è il menestrello degli ultimi: il poeta che ha saputo raccontare la dignità degli ambienti più degradati, che ha fatto nascere la beltà dal letame, che ha descritto figure, apparentemente senza tempo, relegate ai margini della società. La vita per De André è nella camera di una donna di facili costumi, in una bettola dove scorre alcol a fiumi, nei quartieri malfamati dove “il sole del buon dio non dà i suoi raggi”. De Andrè presenta la pietà per questi umili, le “vittime di questo mondo”, perché è qui che è conservata la purezza originaria dell’essere umano.

Il suo sguardo positivo verso le mostruosità del mondo fu indispensabile per mettere in luce la vera bruttezza: quella di un mondo borghese fin troppo ai margini di una società in costante evoluzione.  Con forza si scaglia nelle sue opere per urlare tutto il suo disprezzo per tutte le opinioni dominanti, anche per quelle degli ambienti della sinistra da salotto.

E chissà – e purtroppo non lo si potrà mai – come avrebbe cantanto oggi gli aspetti drammatici del terzo millennio avanzato.  L’attualità di oggi nei testi scritti ieri: ancora una volta a testimonianza della sua immortalità. In questo De Andrè può essere paragonato a Battiato, i cui testi e canzoni di venti e trent’anni fà sembrano scritti oggi.

Il miglior modo per ricordare Fabrizio, che è stato apprezzato anche dalla borghesia proprio per una sua celata capacità espressiva e narrativa presente nelle sue canzoni, è quello di ascoltare la sua musica, perdersi un pò nelle note di quei versi ed apprezzarne la beltà.

In musicologia, è importante anche capire che i grandi cantautori hanno raccontato con le loro canzoni, storia di un periodo italiano, emozioni, sensazioni di momenti in cui l’indignazione, l’ispirazione venivano immortalati nei componimenti musicali.

Grande successo di recente per la PFM che seppure in forme rivisitate continua a cantare Fabrizio De Andrè nelle piazze e nei teatri d’Italia.

 

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