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Coronavirus, tutti i dati aggiornati sulla diffusione della patologia

Roma – “Ci siamo lasciati Martedi 4 con 20.630 casi e ci ritroviamo ora con 28.293 casi. I contagi raddoppiano ogni 3,5 giorni questo significa che il 10 febbraio dovremmo aver superato i 50.000 contagi. I morti sono 565, mentre le persone in condizioni definite serie/critiche sono 3.863. I casi sospetti sono 25.000, le persone sotto osservazione oltre 90.000. I casi fuori dalla Cina si sono impennati a 258 ed il paese più colpito è il Giappone con 45 casi. Ciò che preoccupa di più è che abbiamo 5 possibili focolai di coronavirus fuori dalla Cina. Trasmissione del virus da uomo a uomo è avvenuta oltre che in Giappone anche a Singapore, Hong Kong, Corea del Sud e Thailandia.

Sempre fuori dalla Cina ci sono 4 persone in condizioni critiche. I due ricoverati alla Spallanzani, 1 in Francia ed 1 in Thailandia. Sulla famosa nave da crociera in quarantena a largo di Yokohama sono stati registrati almeno 20 casi. Il Sud America e l’Africa sono ancora fuori dall’epidemia ma vengono avanzati forti dubbi sul fatto che possano diagnosticare il virus in mancanza di kit adeguati. Circa 60 milioni di persone sono in stato di assoluta quarantena mentre è guerra sui dati dei contagi e dei decessi. Un leak del sito cinese Tencent mostravano 155000 contagi e 24.000 decessi al 1 febbraio 2020, un dato agghiaciante che però ovviamente per ora è solo “complottismo”. Tuttavia più di qualche residente di Wuhan parla di 100-120 corpi al giorno nei crematori di Wuhan questa tesi viene supportata anche da siti più importanti perchè a Wuhan sarebbe presente una nebbia di smog locale che non trova alcuna giustificazione in quanto la città è totalmente in quarantena e non girano ne automobili ne mezzi pubblici, deducendo che la nebbia non sia smog ma fumo dei crematori cittadini. Anche qualora queste tesi alternative fossero vere, lo sapremo nelle prossime 2 settimane, quando ci aspettiamo un aumento dei casi fuori dalla Cina ed a quel punto capiremo la verità sia sul tasso di mortalità”. (Marco Brando)

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