titolo pulito

Emergenza Covid 19, il punto da New York con la ricercatrice Paola di Marzio

Redazione – Sul tema “coronavirus”  pubblichiamo questa intervista alla dottoressa Paola Di Marzio originaria di Carsoli e tuttora:  Senior Scientist, Division of Endocrinology, Department of Medicine, NYU Langone Medical Center, New York and Assistant Professor of Micorbiology, City University of New York, NY, è intervenuta rispondendo a quattro nostre specifiche domande su questa emergenza che sta interessando l’intero pianeta.

  1. La ricerca in america e in costante attivita per studiare il Coronavirus (CV) quali sono gli elementi salienti che emergono a tutt’oggi?

I coronavirus sono una famiglia di virus che causano un varietà di malattie che vanno dal comune raffreddore alla polmonite (severe acute respiratory syndrome (SARS). Il virus che causa il Corona Virus Disease 2019 (COVID-19) si chiama SARS-CoV e assomiglia a una palla da tennis con attaccate spuntoni di proteine usate dal virus per attaccarsi e colonizzare le cellule del tratto respiratorio. Il virus di origine animale è stato isolato nei pipistrelli.  E’ stato trasmesso all’uomo da un animale intermedio di cui pero non si ha al momento la certezza.

Una volta che il Covid19 entra in una cellula inizia a produrre migliaia di virus che a loro volta attaccheranno altre cellule diffondendosi a macchia olio. Come il virus si diffonde, le cellule infettate muoiono e i polmoni non sono più in grado di scambiare l’ossigeno, elemento vitale per la sopravivenza. Alcuni coronavirus causano semplici raffreddori, altri malattie come la polmonite. Bisogna però ricordare che il virus nella maggior parte dei casi causa sintomi leggeri o e’ asintomatico. In alcuni casi, l’infezione può svilupparsi in una vera e propria polmonite.

Per fortuna il tasso di mortalità e’ basso intorno al 3-4% se si paragona ad altre infezioni come:

la Severe Acute Respiratory Syndrome (SARS) del 2003 con mortalità del 10%,

la Middle East Respiratory Syndrome (MERS) con mortalità intorno al 30%.

l’Influenza Spagnola con mortalità intorno al 2%.

Purtroppo, la mortalità dei casi ospedalizzati si aggira intorno al 15%. E’ importante notare che il tasso di mortalità varia da paese a paese anche a seconda dell’efficienza del sistema sanitario.

Ci sono molti laboratori che stanno studiando il virus SARS-CoV.  In questo momento gli studi si stanno intensificando per capire la struttura del virus e le sue funzioni vitali.  In particolare, è stata individuata una proteina, la “proteina E” che e’ importante per alcuni aspetti critici del ciclo vitale del virus.  Nello specifico e’ stato osservato che la rimozione della proteina E porta allo sviluppo di un virus attenuato, cioè con ridotta virulenza. Pertanto, questo virus attenuato rappresenterebbe un buon candidato per un vaccino. Tuttavia, la mancanza della proteina E nel virus potrebbe essere compensata dalla presenza di altre proteine che ristabiliscono l’infettività del virus. Cosi, sono necessari ulteriori studi per la creazione di un vaccino efficace.

In tutto il mondo, ci sono vari gruppi di ricercatori che stanno lavorando ad un vaccino per la SARS-CoV. Nel 2003 fu sviluppato un vaccino per la SARS che pero’ non entro mai la fase 1 degli  studi clinici perche il virus scomparve dopo circa sette mesi.  Negli USA, in particolare a Seattle, la compagnia farmceutica, Moderna, ha sviluppato un vaccino che ha iniziato la fase 1 di ricerca clinica. Lo studio clinico, che durerà fino a 14 mesi, sta testando il vaccino su 25 persone sane per validare l’abilità del virus a stimolare la produzione di anticorpi e per controllare la sua tossicita’. In Isreaele hanno anche sviluppato un vaccino che entrera’ nella fase 1 dello studio clinico nei prossimi giorni. Comunque ci vorrà circa 1-2 anno per finalizzare i risultati. Altre compagnie farmaceutiche stanno lavorando ad un vaccino come per esempio la Gilead Sciences.

Altri studi importanti sono quelli rivolti allo sviluppo di medicine in grado di contrastare la malattia. Un studio clinico su 600 pazienti, al momento, sta valutando l’effetto antivirale del Remdevisir prodotto da Gilead Sciences contro la COVID-19. Questo farmaco e’ sperimentato in soggetti ospedalizzati con sintomi da COVID-19. La sperimentazione e’ iniziata all’inizio di marzo nel Nebraska Medical Center, Omaha, USA, in collaborazione con altre nazioni compresa la Cina e dovrebbe finire a Maggio. Il farmaco, Remdevisir, e un’antivirale che e’ stato già usato in infezioni da altri coronavirus, per esempio il MERS, con buoni risultati. Purtroppo, non e’ facile identificare antivirali efficaci perche’ bisogna colpire il virus senza distruggere le cellule che lo ospitano. E’ importante sottolineare che la natura mutevole dei virus rende vano qualsiasi tentativo di cura con farmaci, per cui ci auspichiamo di trovare al più presto un vaccino.

  1. In Italia restrizioni e misure fortissime per contenere il contagio saranno sufficienti?

 

Per ridurre la diffusione della malattia ci sono due strategie importanti quella del contenimento e quella della mitigazione. Il contenimento funziona nei casi di virus molto infettivi per prevenirne la diffusione sul territorio nazionale; per esempio il blocco dei viaggi. Si passa alla mitigazione quando il virus ormai entrato nel paese si diffonde da persona a persona a livello della comunità.

Le misure di contenimento adottate in Italia sono giuste per scongiurare una crescita esponenziale dei casi di COVID-19 in brevissimo tempo che porterebbe al collasso il sistema sanitario nazionale con ulteriori ed estremi disagi perché non si riuscirebbe a curare tutti.

Anche qui stanno attivando misure di mitigazione per impedire che la quantità di malati aumenti a tal punto da saturare il sistema sanitario. In questo case il governo ha attuato misure restrittive per ridurre la diffusione del coronavirus come per esempio ridurre i contatti persona-persona, lavare le mani, chiudere le scuole, insomma ridurre le interazioni sociali al minimo. A differenza dell’Italia in USA non ce l’obbligatorietà del rispetto delle norme ma invitano la popolazione ad attenersi alle regole per contenere il contagio e per evitare il collasso sanitario.

  1. Come e la situazione in America?

In America sono stati dichiarati, a tutt’oggi, approssimativamente 2000 casi di positività al COVID-19 e 59 decessi ma si crede che il numero sia sottostimato. Particolare attenzione e’ rivolta alla popolazione sopra i 60 anni in quanto sono soggetti ad alto rischio sia che siano in buona salute o abbiano patologie pregresse. Il Presidente degli Stati Uniti Ronald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale così da poter accedere ai fondi destinati alla sanità pubblica.

  1. Cosa si piu ipotizzare circa una remissione del contagio e una normalizzazione di vita?

Le aspettative per i prossimi mesi sono che il virus dopo un trend in crescendo raggiunga un picco dei contagi e poi cominci a diminuire. Ci auguriamo che con l’arrivo del caldo ci sia un calo radicale dei contagi. Il virus potrebbe diventare un virus stagionale come l’influenza e ritornare d’ inverno oppure scomparire come la SARS. Infatti, la SARS nel 2003 e’ durata piu o meno 7 mesi e poi e’ scomparsa. E’ possible che il COVID-19 tornera’ durante l’inverno perche e’ un virus che si trasmette con più facilita’ della SARS, ma in questo momento non si ha la certezza.

 

 

 

 

Certified
Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More

Privacy & Cookies Policy
404