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L’informazione ansiogena è il virus che ci sta contagiando la mente. Spegniamo la tv e accendiamo il cervello

Editoriale – Una bella limitazione andrebbe data anche all’informazione ansiogeno-allarmistica che ci accompagna in questi giorni di emergenza H24. E’ vero che il coronavirus è l’argomento del giorno, giusto informare, giusto sapere, giusto rendersi conto. Giusto piangere per i morti, ma inesorabilmente comunque muoiono comunque ed ovunque persone ogni giorno così come nascono.  Prima non ci disperavamo per gli altri, oggi sì. Oggi vedere una persona in rianimazione ci fa accapponare la pelle, ieri molto meno.

Oggi improvvisamente  nel giro di pochi giorni a causa di un bombardamento di negatività mediatica ci è stata spenta la vita. Fino a pochi giorni fa liberi, oggi siamo relegati in casa da una legge che poi somiglia ad una marziale, che però ci rendiamo conto che serve e quindi tutti la stiamo disciplinatamente osservando, nuove generazioni comprese. Poi ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola. Sempre ed ovunque. Ma la massa comunque ha rispettato il decreto che ci ha fatto rendere conto che non era tanto una Repubblica quella che viviamo ma un qualcosa mascherato da democrazia. Ma di questo ne parleremo in seguito se ve ne sarà modo di farlo.

Oggi siamo bombardati da fake news di ogni tipo, poichè non c’è ordine, non c’è una logica. E’ saltato un sistema ed ognuno quindi fa come vuole, dice ciò che vuole. Si riceve l’audio di dubbia provenienza di un possibile malato e lo si diffonde con pietismo e quindi così si genera un’altro virus: quello dell’ansia. C’è il rischio concreto che nel mentre cerchiamo di evitare di infettarci con il Covid19, ci si infetti di depressione, di senso di impotenza, di visione di futuro annientata. Questa informazione ansiogena ci sta gettando nel baratro interiore. Non v’è pace.

Chi non è colpito da nulla teme di esserlo in qualsiasi momento, viviamo gli arresti domiciliari con l’ansia di fare un passo anche dentro casa. Se si canta non va bene, se si prega nemmeno. Ed ognuno sta guardando con diffidenza l’altro. Ogni persona è diventata un incubo, e si smette persino di salutare nelle rare occasioni rimaste (spesa, banca)  tanto si ha paura di aprire bocca sotto la mascherina, tanto da evitare perfino il ciao convenzionale.

I saluti si possono fare con i gesti, ci si può telefonare, videcollegare e voler bene a distanza. L’informazione ansiogena è diventato il vero virus che ci sta contaminando la mente e che rischia di farci annientare nel corpo e nell’anima. Il rischio di quello che possiamo perdere non ci fa nemmeno apprezzare quello che ancora ci è rimasto: la vita.

E allora che del doman non vi fosse certezza non ce lo doveva dire il coronavirus o l’informazione ansiogeno-terroristica che sta esprimendo una larga parte di media e di televisione italiana. In momenti come questo il potere dell’informazione, specialmente quello on line, deve essere gestito con un forte senso di responsabilità.

Sentiamo cosa ci cambia a noi di portare il conto o meno dei morti del giorno? E prima? Non moriva forse la gente del condominio, o gente di infarto, incidenti, infarti, tumori, malattie. Non morivano bambini? Ne muoiono anche oggi al Bambin Gesù. Solo che non ce lo dicono. Oggi la conta è delle casse da morto da, per e con  coronavirus. Ma chi e dove sono quei referti necroscopici in cui si attesta la causa del decesso? Chi accerta quella fonte??? Chi è che conta i guariti, quanti sono quello che effettivamente lo sanno e lo vanno a dichiarare? Quanti dubbi, quante incertezze. Vediamoci un film su Netflix, ascoltiamo musica. Raccogliamoci e chi può lavori al computer e chi non lo sa fare è l’occasione buona per imparare.

Dati che superano il limite di una privacy che dalle strutture ospedaliere dovrebbe essere garantita. Gente allontanata come la peste, solo perchè colpita suo malgrado da un virurs che rappresenta la terza guerra mondiale. E dunque? Amici spegniamo la tv, accendiamo il cervello.

Altrimenti se non ci prende il coronavirus ci prenderà quello della depressione, e il sistema sanitario nazionale andrà in tilt perchè non potrà curare i depressi, e quindi?

Amici, realismo, pazienza e vita un pò più rilassata nelle mura domestiche seppure in un comprensibile stato di grave difficoltà. Teniamo sospesi i conti per pareggiarli in seguito ove necessario, ma ora accendiamo tutti il cervello. Un Tg al giorno è più che sufficiente, tanto altro non possiamo fare più che stare in casa a tempo indeterminato. Nel mentre ricordiamoci che finchè siamo vivi fuori  dobbiamo esserlo anche dentro.

Daniele Imperiale

 

 

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