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Decreto CURA ITALIA: «I rischi dei “criteri selettivi” per una pandemia che non fa “selezioni”».

Comunicato stampa dell’avv. Carmine Foreste, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

NAPOLI. I principali siti di informazione hanno annunciato la sottoscrizione del decreto ministeriale per l’individuazione dei “criteri di ripartizione” del Fondo Residuale previsto dal DL Cura Italia. L’atto finale vede, di fatto, migliaia di professionisti abbandonati a se stessi, a causa di un fondo insufficiente (300.000.000 euro per 1.650.000 professionisti iscritti alle Casse private di previdenza), che ha imposto l’adozione di criteri selettivi, per di più iniqui (L’indennità, 600,00 euro per il mese di marzo, sarà #riconosciuta ai lavoratori, come emerge dai siti di informazione, che 1) abbiano percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo non superiore a 35 mila euro; 2) oppure, abbiano percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo compreso tra 35 mila e 50 mila euro e abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività autonoma o libero-professionale di almeno il 33% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, sempre a causa del virus COVID-19. Infatti, tra gli ESCLUSI rientrerebbero: migliaia di giovani professionisti, che, iscritti negli anni 2019 e 2020, di fatto, non hanno percepito reddito nel 2018; migliaia di professionisti con redditi bassi nel primo trimestre 2019, tali da non rendere effettiva la valutazione del ribasso del 33% rispetto al primo trimestre 2020 (criterio relativo all’ipotesi 2); o, ancora, migliaia di professionisti che, proprio a causa delle difficoltà economiche e dell’entità dei contributi, stentano ad essere in regola con i versamenti degli stessi. Inoltre, si consideri l’attuale assenza di un quadro sistemico di misure necessarie, come, ad esempio, per gli avvocati, che, in mancanza della sospensione del versamento dei contributi previdenziali per il 2020, con possibilità di rateizzazione negli anni a seguire, si trovano al cospetto del seguente paradosso: “L’avvocato, soggetto al regime dei contributi minimi obbligatori, SE riceve 600,00 euro da Cassa Forense (ente individuato dal Ministero per la distribuzione del Fondo Statale), a settembre dovrà versare 2.800,00 euro alla stessa Cassa, al netto di tutti gli altri costi connessi alla professione ed alla “sopravvivenza”. Il dado è tratto… ma occorre insistere affinché venga posto rimedio!!!

Avv. Carmine Foreste, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

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