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Vincenzo Bocciarelli in quarantena porta il teatro sul web

L'attore sdogana l'arte del teatro e della pittura in rete

All’Emergenza Coronavirus, l’attore Vincenzo Bocciarelli ha deciso di rispondere con il Bocciarelli Home
Theatre, uno dei primi programmi nati su Internet per intrattenere il pubblico dalle terribili notizie su
questa pandemia. Una risposta colma di vita, per un periodo dove imperversa la morte. Un modo che ha
dato all’attore, volto polare delle fiction italiane, di riscoprire la bellezza del Teatro, di cui ne conosce
profondamente la storia.
Salve, signor Bocciarelli. Io vorrei partire dall’ultimo progetto che la vede protagonista, ossia il Bocciarelli
Home Theatre. Com’è nata questa idea?
“Mi fa molto piacere incominciare parlando di questo ‘figliolo’ appena nato, il Bocciarelli Home Theatre. E’
facile cadere in un meccanismo superficiale e di giudizio di questa risposta legata all’Emergenza Coronavirus
e alla situazione di cattività della quarantena che stiamo vivendo tutti quanti. Mi spiego, il Bocciarelli Home
Theatre non è una risposta disperata o demistificante del teatro. E’ nato il 9 marzo, nell’istante in cui i mass-
media ci hanno comunicato che saremo dovuti rimanere chiusi nelle nostre case, lontani dai nostri affetti,
dalle famiglie, dalle città di provenienza. Ho sentito come una voce che mi ha quasi suggerito, ispirato e
consigliato – allora come oggi – di rispondere alla morte attraverso la vita”.
So che per il Bocciarelli Home Theatre le è stato di supporto anche un suo giovane nipote …
“Sì. Ho pensato fin da subito di dare al programma una connotazione non approssimativa, nel limite delle
possibilità che avevo. Non era semplice trasmettere da casa soltanto con il mio cellulare, che non è
nemmeno di ultima generazione, ma che tengo come ricordo perché mi è stato regalato da una persona che
non c’è più. Ho cominciato a trasmettere tutti i giorni alle 16, attualmente la prima puntata ha quasi 1000
visualizzazioni su Facebook. Grazie al supporto di mio nipote Pietro da Siena – che mi ha aiutato sia dandomi
il countdown quando stava per finire il tempo come una regia esterna, sia per il montaggio delle puntate su
YouTube – sono andato avanti. Gli devo davvero dire grazie, perché mi è stato preziosamente d’aiuto,
nonostante gli impegni di studio che aveva, visto che affronterà presto la maturità. Ha saputo supportarmi
anche psicologicamente”.
Un progetto che poi ha portato anche dei bei risultati, giusto?
“Man mano che andavano avanti i giorni e le trasmissioni, ho visto che il Bocciarelli Home Theatre
cominciava a prendere corpo. Nei temi affrontati sono passato dalla poesia contemporanea agli autori del
passato, come quelli della tragedia greca. Dei voli pindarici, delle danze acrobatiche attraverso il tempo e la
parola, dove in ogni puntata ho cercato di trovare un fil rouge, un tema: a volte ho parlato dell’eros, altre
volte della spiritualità, in talune occasioni dell’attualità, del distacco o dei rapporti epistolari tra i
personaggi della storia. Ci sono stati anche dei momenti dedicati ai bambini con le poesie di Gianni Rodari,
così come quelli più nazionalpopolari in cui ho dato spazio a Trilussa”.
Si è anche commosso in diretta qualche volta…
“Beh, sì. Ho sempre cercato di ricordare e di essere vicino a tutti gli operatori del mondo medico, a tutte le
persone che ci hanno permesso e ci stanno permettendo di stare anche a casa comodamente. Cito quelli che
ci hanno fatto arrivare il cibo nei supermercati. Io ho cercato di rispondere a questo caos, a questo
momento di grande incertezza, di grande isolamento e solitudine con la vitalità del teatro e dell’arte.
Questo ha aiuto anche me, perché è stato un antidepressivo. Mi scandiva le giornate”.
Immagino che questo periodo di isolamento le abbia anche insegnato qualcosa…
“Certamente. Mi ha insegnato tantissimo ad osservare di più, ad ascoltare e ad “entrare” nell’altro, anche
attraverso il rapporto con il pubblico, con gli amici, con i fan. Ha fatto anche sì che mi guardassi dentro,
cercando di capire tante cose di me. Mi sono reso conto che, per ora, ho fatto conoscere soltanto una
piccola parte di quello che è Vincenzo Bocciarelli, con tutti i suoi pregi e difetti, ma anche con le sue

potenzialità. Ad esempio, il discorso mio sulla pittura è uscito fuori soltanto in un secondo momento, grazie
alla puntata del sabato – Bocciarelli Art Home Theatre – attraverso la quale creo un’opera d’arte, una
pittura o un quadro”.
A proposito della puntata del sabato, vuole dirci dove vanno i proventi dei quadri che vengono
acquistati?
“Il ricavato va all’associazione Salvamamme, a sostegno dell’emergenza Covid19. Si crea una sorta di asta
di beneficienza virtuale, dove chi riesce ad offrire di più, nel limite delle possibilità, acquista il quadro. La
Salvamamme è un’associazione riconosciuta e seria. La presidente è Maria Grazia Passeri, una donna
illuminata ed esperta. E’ un mio piccolo tentativo di essere vicino a chi in questo momento, non potendo
fare nulla di fisico, può usare l’arte come mezzo e strumento di attenzione verso il prossimo”.
Lei è anche una persona molto credente…
“Esattamente, è come se mi fossi sentito sospinto da una forza ultraterrena. Trovandomi qui, da solo, ho
rafforzato il mio rapporto con il mio angelo custode, con Gesù. C’è stata la Quaresima, la Pasqua. Le
racconto questo aneddoto: il Lunedì dell’Angelo, durante il Bocciarelli Home Theatre, si è palesato, dietro le
mie spalle, un angelo. Io non me n’ero accorto. Chi non crede, magari, può anche prendermi per matto. Ma
una mia fan mi ha fatto notare l’apparizione di una cosa luminosa dall’alto; è stato un attimo. Rivedendo il
video aveva ragione”.
Attualmente è anche impegnato nella scrittura di un libro, dico bene?
“Giusto. Una casa editrice, che è impazzita per il Bocciarelli Home Theatre, mi ha chiesto di scrivere un libro
su questa avventura. Quindi, attualmente, sono anche alle prese con la scrittura. Ho chiuso il contratto
proprio qualche giorno fa con l’Accademia Edizioni ed Eventi, che ha sede a Roma. Con questo libro, che
diventerà una sorta di mio diario della quarantena, ci saranno anche le poesie, gli scritti e i commenti più
significativi degli ascoltatori che mi sono pervenuti. E’ un po’ il premio che avevo promesso a chi mi ha
seguito assiduamente, fedelmente, giorno dopo giorno. Mi hanno mandato delle poesie bellissime piene di
amore, struggenti. E’ diventata una terapia collettiva, perché il teatro ha un potere terapeutico e catartico
molto forte”.
Cosa le manca di più in questo periodo?
“Sicuramente i miei genitori, i miei affetti. Io sto a Roma, la mia famiglia sta invece in Toscana. Per fortuna
ho visto i miei prima del lockdown e sono stato un po’ con loro”.
Che insegnamento ha tratto da questa quarantena che stiamo vivendo?
“Non avrei mai pensato che sarei stato capace di reagire in questo modo. Vengo dal teatro, dal
palcoscenico, dal duro lavoro teatrale, quello pieno di prove, fatica e sudore. Negli anni 90 ho fatto tanti
spettacoli e devo dire che la televisione – che ho incontrato agli inizi degli anni 2000 con fiction come Il Bello
delle Donne, Incantesimo e Orgoglio – e il successo mi avevano un po’ offuscato. Avevo perso anche
quell’impegno nell’andare a scavare certe mie qualità, che erano poi quelle che mi avevano spinto e
motivato, da ragazzino, a scegliere la professione e l’arte del teatro, della recitazione, dell’espressività.
Quando tutto passerà, sicuramente starò più a casa perché ho compreso che non è andando a girare che si
va a riempire quella sorta di horror vacui. Uno può fare mille cose, ma alla fine non gli resta niente. Non
bisogna appoggiarsi sulla quantità, ma sulla qualità. Devi fare attenzione al tipo di approccio che hai nelle
cose, a partire da quelle più piccole, come lavare i piatti o cucinarti un piatto con amore. La fretta, almeno a
me, a volte mi ha reso un po’ approssimativo, superficiale e veloce. Sento che avrei ancora bisogno di tempo
per riappropriarmi di certi testi, di approfondirli”.

Veniamo un po’ alle fiction televisive in cui è stato protagonista. Che ricordi ha de Il Bello Delle Donne?
“La storia che ho recitato lì è stata particolarmente bella. Era molto teatrale, un Edipo Re in versione
moderna. C’era un rapporto incestuoso tra me e Ida Di Benedetto, di cui ero il figlio, nato, a sua volta, da un
altro incesto tra lei e il padre. E’ senz’altro una delle cose più incisive che ho fatto. All’epoca le fiction
raggiungevano 7/8 milioni di telespettatori. Fu un successo enorme per me, che non mi aspettavo. Come ho
già detto prima, venivo dal teatro e, anche se non sembra, sono molto timido, ho fatto forza su me stesso
per tirare fuori la mia parte espansiva. Venivo dalle grandi compagnie, con quel silenzio e quella sacralità
del teatro che ti protegge. Penso che l’eccessiva popolarità, arrivata anche con Orgoglio dove sono stato
Andrea Obrofari, sia molto distraente, ti fa venire meno il silenzio e la concentrazione. Se devi scrivere,
dipingere o studiare bene un personaggio hai bisogno di grande concentrazione. Se il telefono ti squilla
2.000 volte al giorno e ti chiamano tutti diventa un altro lavoro. E’ come recitare, per citare il grande Luigi
Pirandello, Uno, nessuno e Centomila. Per lasciare una traccia c’è bisogno di molto silenzio, di tranquillità.
Anche questa è un’altra cosa che ho riscoperto nel periodo della quarantena.
C’è qualche progetto lavorativo che ha lasciato in sospeso a causa della pandemia?
“Eh, tantissimi. Avevo un recital, l’inizio di un film e delle prove di uno spettacolo che avrei dovuto fare a
Verona. Tante situazioni che sono andate ad essere cancellate o, mi auguro, spostate. Il dolore, in questo
senso, è stato tanto, però il balsamo, il supporto e il conforto che ho trovato in questo appuntamento con il
Bocciarelli Home Theatre ha supplito anche il dispiacere di vedere venir meno impegni professionali e altre
cose. Ad ogni modo, spero di tornare presto in India per girare il film Professor Dinkan, un colossal in 3D,
inizialmente curato nella regia di Ramachandra Babu Sir, che purtroppo è venuto a mancare e verrà
sostituito dal fratello. Inoltre, sarò anche protagonista di una nuova sitcom, che si intitolerà Vincent Seat
Com, che è stata ispirata proprio dal Bocciarelli Home Theatre. Una produzione ha deciso di investirci”.
Che cosa succederà, dunque, da ora in avanti nel mondo dell’arte?
“Credo che bisognerà ingegnarsi e, come diceva il mio maestro Strehler, trasformare la difficoltà, un
ostacolo, in un’opportunità. Ricordo ancora che fece l’esempio di un bicchiere che si rompeva
improvvisamente in scena. Ci disse che, qualora fosse capitato, l’incidente doveva essere trasformato in
qualcosa di geniale. Ed effettivamente, quando mi è successo, ho portato con me questo insegnamento. Lo
conserverò sempre nel mio bagaglio attorale. Dato che questa che stiamo affrontando è una pandemia
mondiale, penso che potremmo anche creare un linguaggio nuovo, stando attenti e proteggendoci.
Creando, perché no, dei set sicuri. Ci dobbiamo impegnare ancora di più: se prima facevamo dieci, ora
dobbiamo fare cento. Siamo invitati a fare questo. C’eravamo anche adagiati nel ménage comodo.
Sappiamo che lo spettacolo ha sempre avuto dei grandi problemi, ma volere è potere. Se c’è veramente la
voglia di fare, di lasciare una traccia significativa e geniale, con la coesione e amandoci davvero senza
criticare o giudicare, possiamo fare qualcosa di più bello. Questa disgrazia che ci sta capitando ci deve
rimettere in carreggiata sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista pratico. Dobbiamo essere
autentici e dare il massimo anche nell’arte. Il pubblico si merita il massimo. Magari verrà anche fuori, da
questo periodo, chi ha talento e chi invece non ce l’ha. Detto molto onestamente”.
Anche perché si dovrà recitare con delle nuove condizioni…
“Già. Ad esempio, per stare sul set con le mascherine devi avere una grandissima professionalità. Devi
essere un acrobata. Adesso ci viene chiesta tripla bravura, perché è molto distraente fare un controcampo
con la mascherina. Devi immaginare che essa non ci sia, baciare quell’attrice, contemplarla o avvicinarti a
lei con tutte le accortezze. Ci sarà chiesto, ancora di più, di essere bravi. Io sono pronto però ad ogni sfida.
Mettermi in gioco mi piace; probabilmente anche per questo ho voluto impegnarmi nel Bocciarelli Home
Theatre. Ho voluto rispondere alla difficoltà, all’ostacolo, alla chiusura, alla morte, al senso di fine e di
caducità della vita, in cui ci siamo ritrovati avvolti e inondati, con la fierezza, con l’entusiasmo, con la gioia

nel recitare un Giacomo Leopardi, Iginio Giordano, Italo Calvino. Andare dritto nell’antichità, per poi balzare
nei gironi danteschi, fino a sentirmi trasportare da Torquato Tasso, da Alessandro Manzoni nelle giornate
del 5 maggio e dal conte di Carmagnola. Un fiume intero di parole, di emozioni. Penso di proseguire con il
programma anche quando finirà la quarantena, dato che mi tiene in allenamento anche con la pratica, che
è quello che fa diventare bravi. L’attore, come il ballerino, deve sempre stare in movimento.”.

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