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Da Carola Rackete a Jovanotti al Covid-19: nasce #Fake, l’esposizione di Giampaolo De Filippi

Dal’1° al 20 luglio, sarà allestita sulla facciata di un palazzo di via Maqueda 453, presso Ares Consorzio Universitario polo dell’Università eCampus (di fronte al teatro Massimo), l’esposizione dell’artista Giampaolo De Filippi, dal titolo #Fake.

Nulla di più adeguato di un’opera pittorica per occuparsi di finzione. Qui ne abbiamo addirittura tre per condurre l’attenzione intorno al fenomeno delle fake news in un momento in cui la sete di verità s’impone prepotentemente scevra da ogni sovrastruttura, minacciando catastrofi naturali, politiche, economiche e umanitarie in ogni parte del globo.

Fake è fingersi qualcun altro, mascherare il reale, attribuire comportamenti sconvenienti a persone note usandole come grimaldello per violare dati personali e opinioni, con la complicità della scarsa propensione umana a sviluppare, se non altro per autodifesa, un pensiero critico, riflessivo e approfondito.

Fake si nutre d’immagini accattivanti che con rapidità carpiscono l’attenzione e si dissolvono rimpiazzate da altre altrettanto intriganti manipolate a dovere. Il meccanismo è subdolo perché mai spudoratamente falso. Fake si insinua sguisciando fra informazioni vere soppiantandole con altre che potrebbero esserlo, poggiando su deduzioni logiche, luoghi comuni.

Fake è una sorta di evoluzione della truffa. Nulla di nuovo, dunque, nemmeno sul piano del danno sociale che vagabondando in rete può procurare, considerato l’aumento esponenziale e trasversale delle presenze sui social network e la dilagante, famelica, frenetica necessità di molti frequentatori del web di “stare sul pezzo”.

La pittura è l’arte della finzione per antonomasia, dipingere è rappresentare per via d’imitazione, verosimiglianza: un’immagine dipinta, per quanto la mano sia tecnicamente impeccabile è sempre e comunque utile a sostenere un unico punto di vista che poi si moltiplica magicamente nello sguardo di chi la osserva.

Sembrerebbe quasi che l’artista voglia ammonirci due volte, la prima rispetto al suo stesso lavoro che sceglie di restituire, non a caso, ad un fruitore eterogeneo, casualmente coinvolto, collocando le tele fuori dai luoghi deputati ad accoglierle, come a voler spingere alla consapevolezza diffusa che l’arte “comunica” e deve farlo con tutti, e poi proponendo come oggetto della sua ricerca proprio i soggetti di fake news che lascia però liquefare sotto il gocciolamento, ricorrente nelle sue opere, per sottolinearne caducità, provvisorietà e vaghezza. Quella goccia che attraversa a tutto campo la tela è il segno del ribaltamento del senso originario dell’immagine ma anche dell’intento dichiarato: sollecitare la curiosità per trasformarla in conoscenza e discernimento. Nella realtà invece ciò che è falso assurge alla vetta delle classifiche dell’informazione, la diffamazione diventa notizia e arma di distrazione di massa.

A proposito di armi: #Fake 1 è ispirato alla vicenda di Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3. Mentre lei si difendeva dagli insulsi attacchi del governo italiano giallo-verde per strappare all’atroce destino 47 persone, qualcuno pensava di discreditarne la famiglia infangando il padre Ekkehart con l’accusa di essere un trafficante di armi. Ma neanche gli artisti più popolari e amati dal pubblico scampano all’infamia: #Fake 2 propone infatti la vicenda di Jovanotti e le sue presunte speculazioni a suon di bitcoin ovviamente false come falso il post e l’intervista nella quale le consiglierebbe ai suoi fans. #Fake 3, dulcis in fundo, è dedicato all’emergenza sanitaria scatenata dal COVID19. Nella prima opera la fake è sostenuta dalla conseguenza logica che Ekkehart Rackete, vista la carriera militare e la sua consulenza prestata presso Mehler Engineered Defence GmbH – azienda che produce sistemi complessi, legati alla sicurezza militare e civile – potrebbe tranquillamente essere un mercante di armi, sua figlia Carola una terrorista travestita da attivista. #Fake 2 è l’esempio eclatante di truffa in rete, di trading a suon di bitcoin, che sfrutta la popolarità del personaggio, cercando d’innescarne l’emulazione, allo scopo di favorire le speculazioni del mercato in criptovaluta. #Fake 3 è ancora tra noi esattamente come il COVID19 e chissà per quanto tempo ancora. La mascherina diventa simbolo e protagonista di una tempesta di notizie, delle quali difficilmente riusciremo a comprenderne l’effettiva fondatezza e per alcune anche il reale senso. La speranza è che ci sia sempre qualcuno che abbia a cuore la correttezza e la completezza dell’informazione e di conseguenza il bene dell’umanità.

Informazioni sull’artista

Giampaolo De Filippi è nato a Lecce il 4/2/1960.

Maturità artistica / Lecce

Diploma Accademia di Belle Arti / Bari

Ha insegnato nell’Accademia di Belle Arti di Sassari, di Lecce, di Palermo, di Venezia e di Catanzaro.

Attualmente vive e lavora a Palermo dove insegna pittura  e disegno all’Accademia di Belle Arti.

Ha all’attivo diverse e prestigiose esposizioni sia personali che collettive.

 

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