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Il ritorno in Calabria di Yogi Amarnath

L’incontro con l’agricoltore nella sua Caccuri

CACCURI. Chi fa scelte coraggiose suscita curiosità nell’opinione pubblica, spesso anche ammirazione. Ciò avviene soprattutto in chi vorrebbe fare altrettanto e cerca di capire come si può trovare la forza di abbandonare una vita “normale”, in una delle città più belle del mondo, per andare a vivere in campagna, in un piccolo paese del Sud Italia. Caccuri è una cittadina in provincia di Crotone, che presenta molte peculiarità: da lontano si impone maestosa la torre del Castello, di epoca medievale, che sovrasta il centro storico, che nel 2019 è stato riconosciuto come uno dei “Borghi più belli d’Italia”, circondato da un paesaggio maestoso, di montagne scoscese e vallate a perdita d’occhio. Qui il tempo, in un certo senso, sembra essersi fermato. I monaci basiliani arrivarono a Caccuri a partire dal VII sec. D.C. “dove la natura, selvaggia e incontaminata, riflette ancora l’eco di antiche presenze e di vite dedite al sacrificio, dove il silenzio sembra ancora invitare alla preghiera e alla meditazione” (come riportato nel libro di Giuseppe Scalise “Tracce di monachesimo italo-greco nella Presila dell’Alto Crotonese”). Le “antiche presenze”, nell’area che circonda Caccuri, sono ancora molto forti e attive, tanto da costituire un polo di attrazione per tutti coloro i quali intendono profondere il loro impegno sul territorio con eguale volontà, spirito di sacrificio, preghiera e meditazione, dedicandosi ad un tipo di coltivazione che potrebbe rivelarsi benefica per l’intera comunità. In questi luoghi, che sembrano senza tempo, a volte capita di fare degli incontri inaspettati, che si rivelano, in alcuni casi, come un’occasione per poter accedere ad una vision che contribuisce a farci evolvere nel nostro cammino di esseri umani. Yogi Amarnath, giovane imprenditore romano, di origini caccuresi, da alcuni anni è ritornato in Calabria. In pochissimo tempo si è trasformato in un giovane agricoltore, dopo aver accettato l’eredità lasciatagli dal nonno materno, per prendersi cura dei terreni di famiglia. Perché stravolgere la propria vita in modo così totale? «Guardando quei terreni ho sentito una buona vibrazione. Mi dava un profondo dispiacere pensare di doverli abbandonare. Ho considerato che l’ulivo è una pianta sacra, alla base della nostra tradizione e ho preso una decisione drastica, quella di trasferirmi qui, dove ho cominciato a curare gli olivi, che producono una oliva particolare, tipica di questa area, la pennulara, che possiede proprietà organolettiche uniche». Si tratta di una specie botanica, una varietà di ulivo calabrese, coltivata prevalentemente nell’Alto Crotonese, una cultivar presente nell’Olio Extravergine di Oliva Alto Crotonese DOP. Questo olio è stato riconosciuto, nel 2015, dopo anni di studi e di ricerche, come “un concentrato di benessere”, alimento principe nella lotta ai tumori, prodotto ad alto valore nutraceutico, con un valore di acido oleico superiore all’80%, basso contenuto di acido palmitico (7-8%), ottimo rapporto omega 3 / omega 6 ( come evidenziato da LILT Crotone, Gal Kroton, Coop Bioagrizoo). La ricchezza di questi luoghi è sconfinata e anche sconosciuta a chi non vive qui. Amarnath ci racconta delle erbe preziose che crescono spontanee in questi luoghi, come calendula, iperico, finocchiella, origano, malva ed elicriso. La Sila è infatti uno dei territori europei con maggiore biodiversità. Questa enorme ricchezza è profondamente rispettata da Amarnath, che conosce l’ayurveda e sa quanto sia importante l’alimentazione sana, quanto sia efficace nell’aiutare a ripristinare e mantenere l’equilibrio fisiologico. «La scelta di questo stile di vita – spiega Amarnath nel suo racconto – è stata anche il risultato delle mie ricerche spirituali. Ho viaggiato molto e sono stato molti mesi in India. Qui mi sono state insegnate tecniche yoga segrete, che hanno amplificato le mie capacità di entrare in connessione con Madre Natura». E di segreti gliene hanno rivelato anche i vecchi contadini di Caccuri, quei pochi che ancora vivono qui, che conoscono tecniche naturali, che sanno ancora ricavare i semi fertili, per intenderci quelli completamente diversi da quelli sterili ottenuti modificando il DNA, elargiti dalle grandi multinazionali dell’agricoltura, che usano pesticidi e fertilizzanti chimici e tossici, che ormai le nuove generazioni si trovano purtroppo a metabolizzare già nei primi anni di vita. Un impegno notevole, quello di riuscire a coniugare tecniche antiche con i tempi moderni: utilizzare il macerato di equiseto per combattere la muffa e gli acari, ad esempio, oppure il macerato di ortica, il macerato di tabacco, di piretro, di neem; fertilizzare solo con sterco, letame, macerati degli scarti delle potature che maturano per un anno e che poi vengono restituiti alla terra come concime naturale. E, proprio come per i monaci basiliani, questo passaggio e questo impegno, per Amarnath, hanno coinciso con una evoluzione spirituale, che comprende un rapporto privilegiato con la Natura.  «Nel coltivare, si deve partire dal modo in cui tratti la terra – sostiene il noto caccurese – perché se la tratti con amore, la Terra ti restituisce amore, ti nutre. È necessario rispettare ciò che di sacro c’è nella Natura, perché se mentre raccolgo le olive prego, metto amore in quello che faccio, il prodotto finale sarà sicuramente migliore, con caratteristiche organolettiche intatte, se non addirittura potenziate. Per questo è anche difficile trovare manodopera che sia non solo tecnicamente, ma anche eticamente preparata ad operare in un contesto simile». Sorprendono certe coincidenze, che emergono nella storia di Amarnath, che stabilitosi a Caccuri, come i monaci basiliani, si dedica con sacrificio, meditazione e preghiera alla coltivazione, alla raccolta di erbe spontanee dalle qualità terapeutiche preziose, in un momento in cui lo stato di salute dell’Umanità intera conosce l’ansia di malattie sconosciute e mortali. Sembra che a parlare, a raccontare queste cose, sia una voce antica. Richiama la profezia di un eremita del Monte Athos, giunto pellegrino in questi luoghi, dopo essere stato inviato dal suo Abate che ebbe a dirgli: “Va in Calabria, la terra che sta al di là del mare, quella è la terra dei santi, lì adesso c’è la notte, ma il sole sorgerà da lì”. Se c’è la speranza di una Calabria rinnovata, migliore, essa può venire anche dai nuovi e antichi agricoltori come Amarnath, persone sensibili, gentili e generose, dalla forte personalità e con un vissuto ricco di storie intrise di un fascino senza tempo.

Marisa Maida Caracciolo

Oxford International – Crotone

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