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L’ipertensione arteriosa

Redazione salute – Il cuore contraendosi esercita una pressione, chiamata pressione arteriosa sistolica (o pressione massima), necessaria ad immettere e a far scorrere il sangue in vasi sanguigni denominati arterie, attraverso le quai vengono distribuiti ossigeno e sostanze nutritive a tutte le cellule dell’organismo. Dopo ogni contrazione l cuore si rilassa e la pressione si riduce raggiungendo un valore minimo definito pressione arteriosa diastolica (o pressione minima).
Attraverso uno stile di vita sano è possibile mantenere valori ottimali di pressione arteriosa che corrispondono a livelli inferiori o uguali a 120 millimetri di mercurio (mmHg) per quanto riguarda la pressione sistolica e inferiori o uguali a 80mmHg per quanto riguarda la pressione diastolica
Tuttavia, sono ritenuti valori normali di pressione sistolica fino a 140mmHg e di pressione diastolica fino a 90mmHg.
Quando il lume (l’ampiezza) delle arterie diminuisce a causa della presenza di placche aterosclerotiche, formate da depositi di grassi (lipidi e colesterolo), il cuore deve esercitare una forza maggiore per far scorrere il sangue nei vasi sanguigni e, di conseguenza, i valori della pressione arteriosa possono salire al di sopra della norma.
Si parla di pressione arteriosa elevata (ipertensione arteriosa) quando misurazioni effettuate ad entrambe le braccia, più volte consecutive e in giorni differenti, evidenzino valori superiori a 140mmHg per la pressione sistolica (massima) e/o a 90mmHg per la pressione diastolica (minima)
La pressione arteriosa elevata, se scoperta per caso in assenza di disturbi, deve essere inizialmente tenuta sotto controllo misurandola almeno due volte al giorno e modificando lo stile di vita (alimentazione corretta, esercizio fisico regolare, abolizione dell’abitudine al fumo) per almeno 6 mesi.
Nel caso in cui i valori della pressione sistolica (massima) siano uguali o superiori a 180mmHg o i valori della pressione diastolica (minima) siano uguali o superiori a 110mmHg, il medico curante può decidere di iniziare immediatamente la cura farmacologica.
La pressione arteriosa elevata generalmente non si manifesta con disturbi (sintomi) evidenti ma, se trascurata, può aumentare il rischio cardiovascolare predisponendo allo sviluppo di malattie come infarto del miocardio, ictus, insufficienza renale o arteriopatia periferica.
In Italia il 50% degli uomini e il 40% delle donne nella fascia di età 35-74 anni soffre di pressione alta (ipertensione arteriosa). È consigliabile, quindi, che tutte le persone adulte misurino la pressione arteriosa almeno una volta ogni tre-cinque anni.
SINTOMI
La pressione arteriosa elevata (ipertensione arteriosa) non causa disturbi (sintomi) evidenti e, per questo motivo, molte persone non sanno di essere ipertese
In assenza di un’alimentazione sana e di un’attività fisica regolare, la pressione arteriosa tenderà negli anni ad aumentare, fino a raggiungere valori elevati tali da favorire la comparsa di gravi malattie tra cui l’ictus, l’infarto e l’insufficienza renale.
In rari casi, soprattutto se l’ipertensione è presente da molto tempo, possono manifestarsi alcuni disturbi (sintomi):
  • mal di testa
  • visione offuscata o doppia
  • perdita di sangue dal naso (epistassi)
  • affanno
  • vertigini
In presenza di questi disturbi (sintomi) se si ha il dubbio di avere la pressione arteriosa alta è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante.
In gravidanza è importante controllare la pressione arteriosa in maniera regolare. Misurare la pressione arteriosa durante la gestazione riduce il rischio di sviluppare una sindrome chiamata pre-eclampsia, caratterizzata da pressione arteriosa elevata (ipertensione arteriosa), gonfiori (edemi) e presenza di proteine nelle urine (proteinuria, condizione che può indicare un problema renale). La pre-eclampsia può indurre sofferenza alla placenta (l’organo che porta il sangue al bambino).
Alla nascita, la pressione arteriosa è al livello ottimale. Con il tempo il rischio di sviluppare l’ipertensione arteriosa aumenta a causa di stili di vita non corretti
Le popolazioni che consumano molto sale nell’alimentazione quotidiana hanno valori di pressione arteriosa più elevati rispetto a coloro che ne usano meno; allo stesso modo, persone che hanno un peso più elevato rispetto al peso ideale presentano valori più elevati di pressione arteriosa.
Altri stili di vita che influenzano il valore della pressione arteriosa sono:
  • abitudine al fumo
  • consumo di alcol
  • alimentazione troppo ricca di calorie, di grassi di origine animale (eccetto il pesce), di colesterolo e povera di fibre (scarsa nella quantità di verdura e frutta, cereali integrali e legumi)
Spesso, come origine dell’ipertensione, è chiamata in causa anche la familiarità. Va distinta, però, l’ereditarietà genetica (espressa dalla comparsa di malattie cardiovascolari in giovane età, in persone consanguinee di primo grado quali, ad esempio, padre, madre, fratelli/sorelle, figli) dalla trasmissione, all’interno della famiglia, di cattive abitudini di vita (consumare pasti troppo abbondanti, consumare cibi troppo salati, non fare alcuna attività fisica).
L’aumento della pressione arteriosa con l’età non è fisiologico: è possibile mantenere per tutta la vita la pressione arteriosa a livelli ottimali seguendo comportamenti sani.
In un ristretto numero di persone, la pressione alta è causata dalla presenza di un’altra malattia; in questo caso si parla di ipertensione secondaria. Le malattie che possono provocare ipertensione secondaria sono:
  • malattie renali
  • diabete
  • malattie ormonali, come il Morbo di Cushing
  • malattie del connettivo, come il lupus eritematoso sistemico
Anche l’utilizzo prolungato di farmaci antinfiammatori e di cortisone per bocca o per iniezione, l’assunzione di cocaina, di anfetamine o metanfetamine possono causare la comparsa di pressione alta di tipo secondario.
E’ chiaro che ogni approfondimento diagnostico va lasciato allo specialista medico di settore.
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