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La Pasqua nella sua eccezione esoterica

Editoriale – La Pasqua porta con sè una affascinante impronta esoterica che può essere analizzata nella storia in correlazione con fatti e sequenze.

Seppur i riti pasquali non erano affatto nuovi, essendo presi dall’ambiente e dalla cultura del tempo (l’agnello immolato era uso religioso del clan dei pastori; il rito dei pani azzimi faceva parte della religione degli agricoltori,… etc.), oggi la Pasqua è intesa come festività propria del popolo ebraico; di fatto  è la festività del popolo cristiano che vede nella morte e resurrezione di Cristo, la prosecuzione del piano salvifico di Dio nei confronti del suo popolo e dell’umanità intera.

L’ultima cena, da Cristo celebrata, e la sua collocazione cronologica, invece, costituiscono due grossi dogmi sul piano storico-esegetico, di cui quello cronologico è da considerarsi previo all’altro in cui ci si domanda se l’ultima cena fu un banchetto pasquale, seppur pregna di “ritualità pasquale”.

Il termine  Pasqua,  ed il suo significato di “passaggio”. Intanto cerchiamo di capire:  passaggio per dove, per cosa?

E’ senza dubbio un cammino evolutivo della umanità, e non del singolo uomo, che si incontra con Dio, inteso come la “prima” ma allo stesso tempo, la massima manifestazione Divina possibile su questo piano, il cui nome, riferendoci al Vecchio Testamento, è colui che è ’ ; mentre se ci riferiamo al Nuovo, tale nome diviene il Salvatore (Joshua: Iod, He, Shin, Vau, He) o il riparatore. Paradossalmente tale evoluzione avviene attraverso il singolo uomo, e finisce per coinvolgere l’intera umana famiglia.

Nel libro dell’Esodo, al capitolo 12 si legge:: “il Signore disse a Mosé (la Legge) e ad Aronne (colui che media, che traduce, che spiega o che avvicina ma con autorità) nel paese d’Egitto: Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno.”… Questo è il primo dei 613 comandamenti che Dio dà ai figli d’Israele, ed è dato nel momento in cui il popolo esce dall’Egitto. Si tratta del primo mese della primavera, come riaffermato nel Deteronomio (16,1). A tale mese corrisponde sia lettera hey (He) sia il segno dell’Ariete. Per inciso ricordiamo che la lettera Hey, nella sua costituzione, rappresenta le tre direzioni dello spazio fisico: lunghezza, larghezza, profondità; rappresenta anche la nascita di un’idea nel mondo fisico, la sua entrata nel campo tridimensionale. Su di un piano più elevato, queste tre dimensioni sono i “rivestimenti” che l’anima deve indossare prima di poter rivelarsi ed interagire con la realtà inferiore. Essi sono: pensiero, parola ed azione, tre fasi successive del cammino dal segreto al manifesto. La lettera Hey, più di ogni altra, è la lettera dell’auto-espressione, della volontà di rivelare un processo nascosto, di creare, di far nascere. E’ la lettera dei miracoli; rappresenta la “conversione” dell’elemento femminile, il suo “ritorno”(teshuvà) nell’ambito che le spetta, la fine del suo compromesso con le forze dell’oscurità. In generale la Hey rappresenta la “Shekinà” o presenza di Dio. E’ una lettera importantissima in quanto compare ben due volte nello stesso Nome Ineffabile di Dio e, come è noto, la Cabalà associa a ciascuna delle lettere del Nome di Dio delle entità particolari, chiamate “Partzufim”, o Espressioni o Ipostasi. Metaforicamente, il mese della Hey, Nisan, è quello adatto a risollevare quella parte di noi che era rimasta intrappolata nelle oscurità paludose del male, del peccato, della sofferenza, dell’asservimento a forze estranee alla nostra individulità più pura.

Rappresenta il tempo della nascita in un mondo migliore. Ricordiamo anche che, per gli Ebrei, il conto dei mesi incomincia dall’equinozio di primavera, quello degli anni incomincia dall’equinozio d’autunno. Ma torniamo all’Esodo: “…sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno.”… E’, come si può ben vedere, l’inizio d’ogni cosa; il cambiamento totale, lo stravolgimento della consuetudine. E, atteso che l’UNO attiene al Divino, tale cambiamento proviene dalla stessa Divinità. E’ in ultima analisi una “Manifestazione” (Epifania) che partendo dalla severità della Legge (di Dio) perviene all’Uomo attraverso la mediazione della GRAZIA dopo che se ne è accettata e/o incarnata la giustezza.

Per quanto attiene il significato “nel paese d’Egitto”, cito soltanto il De Psqually, secondo il quale, l’Egitto, è il luogo ove furono scaraventati gli Angeli ribelli e, secondo me, il paese dove furono rivelate le “Operazioni Divine” (di cui ci parla lo stesso De Pasqually nel suo trattato della reintegrazione degli esseri, editrice Amenothes) ma travisate nella loro sostanza: è un Prometeo tradito. Ma questo è un altro lavoro! Torniamo all’Esodo. Gli aspetti caratterizzanti il rito pasquale sono:
– l’agnello che deve essere maschio, senza difetto nato nell’anno e che deve essere immolato al tramonto dopo un periodo di cinque giorni (dal 10 al 14) dalla sua scelta, e le cui carni dovranno esser necessariamente consumate arrostite al fuoco con la testa, le gambe e le visceri .
– Il sangue dell’agnello, che deve essere posto attraverso un fascio d’issopo sui due stipiti (colonne del tempio, corpo) e sull’architrave delle case (testa, Golgota), intese come luogo di consumazione del pasto (fuoco purificatore, trasmutazione ).
– L’affermazione “del’ Io Sono il Signore” e della Giustizia divina.
– Gli azzimi e le verdure amare.
– I fianchi cinti.
– I sandali ai piedi.
– Il bastone in mano.
– La perennità del rito o istituzione della Pasqua del Signore.

Tali “ingredienti” caratterizzano il rito sacrificale! E’ quindi consequenziale aprire una parentesi sul significato di sacrificio: dal latino sacrificium, atto di offerta a Dio, è in stretta connessione con il fuoco, con la purificazione corporale (libagione) e si concretizza sull’altare, catalizzatore del sacro, nonché del microcosmo (uomo). Dunque il concetto di sacrificio è legato all’idea di scambio sul piano dell’energia creatrice o dell’energia Spirituale; cioè: più l’oggetto materiale offerto è a noi prezioso, più l’energia spirituale ricevuta in cambio sarà potente. In ultima analisi si può affermare che attraverso il sacrificio (espresso con ritualità) si possa agire sulle forze spirituali per il tramite o la mediazione delle forze materiali, attraverso un catalizzatore (altare e/o uomo-sacerdote). Ma torniamo agli “ingredienti”.

L’agnello
Nell’Apocalisse, l’Agnello è sulla montagna di Sion, è al centro della Gerusalemme Celeste. Guénon suggerisce una analogia fra l’Agnello e Agni, il fuoco vedico; entrambi appaiono come la luce al centro dell’essere, quella luce che si raggiunge nel corso della ricerca della “conoscenza suprema”. Tale accostamento illustra l’aspetto solare, virile e luminoso dell’agnello, Cristo sacrificato, ovvero dello spirito doppiamente forte, in contrapposizione allo spirito perverso. Si riannoda qui la “manifestazione di COLUI CHE E’”, sul piano umano o quaternario! Sinteticamente potremmo dire che la tremenda forza emozionale messa in libertà con il sacrificio, compensa la forza squilibrata del Regno. Cabalisticamente: Tipharet si propaga in Malkhut; e Tipharet, nell’uomo, è ubicato nel plesso solare o gemma lucente! Ancora, Giuseppe GALLO nel suo commento all’Apocalisse di Giovanni, Edizione Maki, al capitolo 14 (l’agnello e i 144.000) dice: “anche qui ci sono molti elementi rituali. C’è un officiante (angelo) nel Tempio, qui chiamato Monte Sion, … (omissis)… da lì è possibile passare dalla terra al cielo come attraverso la porta del tempio. …”. L’agnello, quindi, ha funzione prettamente sacrificale; cioè è lo “strumento primo” che attiva il “catalizzatore” per volontà comunque sacerdotale. E i sacerdozi sono di due specie: quello di MelchiTzedek e quello di Aronne.

Il sangue
E’ il simbolo di tutti i valori connessi al fuoco, al calore e alla vita che rimandano al sole. E’ universalmente considerato come il veicolo della vita, principio corporeo o veicolo dell’anima. Nel suo perenne fluire porta con sé non solo l’ossigeno necessario al sostentamento della vita ma trascina anche il “prana” o soffio vitale, presenza di Dio in ogni luogo e alimento primo del perispirito o anima. E ritornando alla pasqua, se lo stipite è l’elemento che sorregge l’architrave (testa), il corpo (stipite) è sorretto dal soffio vitale di Dio-Giustizia . E’ il “Prometeo” riconquistato o “rivelato”.

Azzimi
Nel contesto dell’Esodo, gli israeliti si dovranno cibare di pane azzimo. Non solo “non c’è tempo per la lievitazione” ma si dovrà stare in stato di vigilanza o di attesa. Tale stato, in Massoneria, è ben rappresentato dal “gallo” ma questa volta non è necessario l’altro simbolo che ad esso associamo: il “V.I.T.R.I.O.L.” (visita la “terra interiore” e, rettificando, troverai la pietra occulta). L’uomo, divenuto nuovo Adamo, per rivelazione di COLUI CHE E’, anzi divenuto egli stesso Agnello sacrificale in forza del sangue e, quindi, per mezzo del sacrificio, è pronto per incarnare la “SALVEZZA”.

Cintura
E’ simbolo delle funzioni che esigono dedizione e fedeltà. Più in generale nella Bibbia è simbolo di stretta unione, di attaccamento costante, nel duplice significato di unione nella benedizione (salmi, 76,11) e di tenacia nella maledizione (Salmi, 109, 18-19). Secondo lo Pseudo Dionigi l’Aeropagita, teologo e filosofo del V secolo, è possibile associare il simbolismo della cintura a quello della fecondità sia materiale sia spirituale. Simbolo della sorgente di tutte le grazie, nella tradizione cristiana, è segno di protezione, di continenza e di castità. E’ assimilato al primo abito di cui parla la Bibbia, formato dalle foglie di fico raccolte da Adamo ed Eva dopo il peccato. Protezione contro gli spiriti malvagi, racchiude e traccia in qualche modo un cerchio attorno a qualcuno, isolandolo e permettendogli di concentrare le proprie forze.

Sandali
Simbolo di elevazione mistica o tracce dei due aspetti polari dell’Essenza (i piedi) nel mondo della manifestazione, i sandali, sono il sostituto del corpo degli Immortali ma anche strumenti per spostarsi nell’aria. Mangiare l’agnello con i sandali calzati, quindi, sta a significare la capacità di trasmutazione di cui è capace l’uomo che ha rettificato sé stesso.

Bastone
Arma magica, sostegno per camminare ma al contempo segno d’autorità, il bastone, è sinonimo di conoscenza acquisita, simbolo dell’anima trasfigurata dallo Spirito divino e prefigurazione della Croce redentrice. E’ collegato pure al simbolismo del fuoco e quindi a quello della fertilità, della rigenerazione e della risurrezione. – Verdure amare.

Il simbolismo si ricollega al verde, alla natura, all’acqua. Qui sta a rappresentare l’amarezza della natura umana senza la “Manifestazione “, ovvero l’amarezza dell’uomo dopo la separazione o la cacciata dall’Eden. Per concludere, quindi, possiamo dire che, la pasqua, ripropone la storia dell’uomo dopo la caduta, il suo apprendimento delle arti magiche, prima di divenire “Sacerdote perfetto” o mago; il suo divenire sacerdpt, quindi capace di accettare Dio attraverso il sacrificio dopo essersi purificato (digiuno), la sua capacità di compiere il sacrificio perfetto: il donarsi completamente sulla Croce, simbolo ultimo del cambiamento e di rinascita del nuovo Adamo-Cristo.

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