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Economia e fede, Marco Limoncelli: “ripensare il credito in base al debito dei contribuenti”

La Madonna dei debitori assume un ruolo centrale per una pianificazione attuale e proiettata verso il futuro

Roma – La crisi avanza in maniera veloce, forse piu’ dello stesso virus che ha messo in ginocchio un numero impressionante di aziende, professionalità, privati cittadini cercano riparo nell’unica via: la fede. E di qui entra in scena il ruolo della Madonna dei debitori, già di per se’ la sua effige vede la Madre celeste abbracciare un figlio, sembra voler rassicurare le persone. La situazione debitoria aumenta ovunque ed anche in maniera esponenziale, quotidianamente. La Madonna dei debitori dunque, assume un ruolo centrale e fondamentale in questo contesto di crisi pandemico-economica e sociale. Potremmo definirla anche una sorta di evoluzione della Sacra Famiglia, attualizzata al tempo corrente. Un terzo millennio avanzato complesso, difficile.

Ma come si può correlare la Madonna dei debitori con l’attuale situazione economica italiana? “Quello che si sta vivendo oggi – spiega Marco Limoncelli presidente di Cooperfin ed esperto internazionale di economia e finanza – non è altro che una esponenziale conseguenza di un lungo percorso di crisi che precede la pandemia da SarS-Cov-2, la situazione pertanto va analizzata tenendo conto di quanto accadde nel 2001 con le Torri gemelle, e con una intensificazione critica aumentata nel 2008 e fino ad arrivare nei nostri giorni. La pandemia ha quindi velocizzato ulteriormente un processo difficile già in atto.

L’Italia si trova a dover fare i conti con una moneta non nazionale, con un disboscamento delle imprese, e con un incremento del debito che sta assumento proporzioni inimmaginabili e poco conosciute all’opinione pubblica. In questo frangente la Madonna dei debitori si inserisce in un contesto complicato, ma gli stessi debitori cercano una via d’uscita che non trovano nelle maglie della burocrazia, nel rapporto con le banche e questa luce è cercata ed intravista nella fede ed in un percorso assistenziale su un piano diverso. C’è quindi il ritorno ad un credo superiore come quello del cattolicesimo che oggi più che mai deve saper accogliere e gestire questa crisi emergenziale che si preannuncia di lunga durata.

E’ necessario – prosegue Limoncelli – che le Banche ripensino ad una modulazione del credito, e che gli stessi istituti finanziari tengano conto che l’uomo è persona e non solo un numero da computare. Il rischio – conclude – è quello che si arrivi ad una sorta di schiavizzazione finanziaria molto pericolosa. E la nostra azione, oltre ad apportare soluzioni al momento difficile e grave, è doverosa soprattutto nei confronti delle future generazioni, le quali, in mancanza di inversioni di tendenza, dovranno altrimenti fare i conti con una spada di Damocle debitoria in perpetua prorogatio”.

 

 

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