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Musica, il cantautore per eccellenza Bob Dylan compie 80 anni

Nato Robert Allen Zimmerman, ha inventato generi e riscritto la storia della musica con genio e passione

ROMA – Un legame talmente forte con la musica da fargli dire che ancora prima di nascere lo sapeva fare, che era uscito dal ventre di sua madre cantando, suonando e scrivendo canzoni.
Nato Robert Allen Zimmerman esattamente 80 anni fa, a Duluth il 24 maggio 1941, diventerà Bob Dylan solo nel 1962. Intorno alla fine degli Anni 50 scopre il folk ascoltando un disco di Odetta, una chitarrista statunitense. Una scoperta che diventa una passione, un approccio che lo porta a preferirlo al rock. Per lui canzoni come Tutti Frutti e Blue Suede Shoes non erano cose serie, al contrario del folk, in cui le canzoni “sono colme di disperazione, di trionfo, di tristezza, sentimenti molto più profondi”. Anche se era rimasto letteralmente folgorato da Little Richard, per Dylan c’era più vita reale in una frase delle canzoni folk che in tutte quelle rock. Amore a prima vista.

GLI INIZI DA AUTODIDATTA

Che la musica fosse nel destino del menestrello di Duluth, era stato chiaro fin da subito. Ha circa 9 anni quando impara a suonare il piano senza prendere lezioni. E poi arrivano la chitarra e pure l’armonica: il tutto a 10 anni appena. Il giovane Zimmerman cresce ascoltando radio e suonando in vari gruppi formati ai tempi della scuola. Entrato nel circuito folk, decide che è arrivato il momento di trovare un nome d’arte. Aveva infatti iniziato ad esibirsi con il nome Bob Dylan: aveva infatti scoperto la poetica di Dylan Thomas. Anche se l’impatto con il sassofonista David Annyn lo lasciò a lungo in dubbio tra Robert Allyn e Robert Dylan. Alla fine prevalse la ‘D’, una lettera che “acquistava sempre più forza”.

DALLE COVER ALLA SVOLTA ELETTRICA DI BRINGING IT ALL BACK HOME

È il 19 marzo del 1962 quando pubblica il suo primo album, omonimo: undici cover e due tracce scritte da Dylan stesso. Artista geniale, all’avanguardia già a inizio degli Anni 60, a lui si deve anche la nascita del folk-rock, ovvero un genere che mette insieme elementi dell’uno e dell’altro. Album simbolo è Bringing It All Back Home, il quinto in studio di Dylan, che contiene tracce come Subterranean Homesick Blues, Maggie’s Farm, Outlaw Blues, Mr. Tambourine Man, It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding). L’album coincide anche con la svolta elettrica di Dylan: nel disco il cantautore abbandona gli strumenti acustici. Nello stesso periodo, poi, scrive uno dei tanti capolavori che avrebbero segnato, anche a distanza di decenni, la storia del folk rock: Like a Rolling Stone, un pezzo di di oltre sei minuti, il primo singolo di successo di lunga durata della storia della musica. Ma Dylan non fu solo questo. Suo è il primo album doppio della storia del rock, altro disco elettrico Blonde on Blonde del 1966, tra le tracce spiccano I Want You, Rainy Day Women #12 & 35, e pure il primo video della storia, Subterranean Homesick Blues del 1965: si tratta di un filmato promozionale in cui Dylan tiene dei cartelli con le parole della canzone, che fa cadere di volta in volta, cercando di essere a tempo con la canzone. Carattere schivo, piuttosto riservato, è emblematico l’episodio del suo rifiuto a partecipare a Woodstock nel 1969. Disse di ‘no’ perché il Festival, che vide salire sul palco artisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin, la sua amica Joan Baez, si sarebbe svolto troppo vicino a casa sua.

UNA CARRIERA PIENA DI RICONOSCIMENTI, FINO AL NOBEL

Di contro, infatti, il 31 agosto del 1969, un paio di settimane dopo l’iconico evento, Dylan volò in Inghilterra per prendere parte ad un altro storico festival, quello dell’Isola di Wight. Più recente l’episodio che conferma il carattere introverso di Dylan. È il 13 ottobre del 2016 quando gli viene conferito il premio Nobel per la Letteratura per “aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”. Un riconoscimento che avrebbe fatto sobbalzare chiunque. Ma Bob Dylan non è chiunque: dopo un lungo tira e molla, dopo essere stato praticamente irreperibile per l’accademia svedese che aveva deciso per il riconoscimento, soltanto nell’aprile successivo si è presentato in Svezia per ritirare il premio. Ma c’è un ma: l’occasione è stata la tappa di Stoccolma del tour, non un viaggio fissato appositamente per il ritirare un premio così tanto (non) ambito. Cose da Dylan. Come la lunghissima serie di riconoscimenti per una produzione artistica che non ha eguali, quasi 80 album, 39 in studio: dieci Grammy Award, il Premio Oscar e il Golden Globe nel 2001 per Things Have Changed, il Premio Pulitzer nel 2008, la Legione d’Onore nel 2013. Nato cantautore, ha inventato generi, ha riscritto la storia della musica grazie a genio e passione. (www.dire.it)

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