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11 settembre l’attacco della bestia umana che distrugge il proprio simile, non un ricordo ma una lezione di vita

EDITORIALE – Oggi ricorre il triste ed indelebile anniversario ventennale dell’attacco alle torri gemelle a New York nel 2001. Alle ore nove del mattino un aereo di linea sorvolava Manhattan a bassissima quota, attirando gli sguardi dei passanti. In qualche secondo, la curiosità si trasformava in orrore e tragedia:

Il velivolo si schiantava sulla torre nord delle Twins Towers, i grattacieli gemelli che svettavano a oltre 400 metri nello skyline dell’isola newyorchese. Era questione di neppure 20 minuti e ne arrivava un altro a colpire la torre sud, prima che entrambe collassassero e avvolgessero la zona in una nuvola di fumo che ricordava quella di un’esplosione.

Terrore, sgomento, caos, rumore e venti di polvere che si riversavano nelle strade della grande mela. Persone morte, altre gravemente ferite, altre salve per miracolo, i soccorsi che cercavano di salvare l’insalvabile e vittime poi alcuni di loro. Un attentato all’uomo, alla pace, l’egoismo e il male che ricoprivno gli occhi di quei indicibili autori che condussero quel crimine in nome forse di un ideale o di un interesse.

Come può un uomo uccidere un altro uomo ? Il racconto biblico di Caino ed Abele non era poi cosi fantasioso, oppure le molte tragedie greche in cui il simile annienta il proprio simile sostanzialmente per egoismo e per tal si intendono tutte quelle emozioni e risentimenti negativi che spingono l’uomo ad agire per il proprio interesse. Cosi anche tutte le guerre e le separazioni, la lotta, i mali sono per questo unico motivo.

Questo non è un ricordo ma una lezione di vita.

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