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Esce un nuovo sondaggio condotto dall’AIPC per studiare le tensioni alla base della violenza familiare nel periodo estivo

Roma – “Estate, violenza e omicidi in famiglia: esiste una correlazione?” È questo l’ultimo sondaggio condotto dai professionisti volontari dell’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), con l’obiettivo di sondare e misurare la percezione sul ruolo che la stagione estiva possa avere sui casi di violenza domestica e sui delitti che si consumano in ambito familiare. Il gruppo di persone che ha partecipato al sondaggio, sebbene non sia rappresentativo della popolazione italiana nella sua complessità, costituisce un importante finestra sulle percezioni differenziate per età, sesso, stato civile e macro aree di residenza.

Perché studiare i delitti familiari in rapporto all’estate? Questo periodo dell’anno, che per molti rappresenta un momento di pausa dalle fatiche quotidiane, dal lavoro, dallo studio, dalle corse frenetiche che caratterizzano le nostre giornate, è anche il periodo in cui la sospensione delle attività formative e lavorative induce le persone ad avere rapporti più frequenti con i propri familiari.

Il sondaggio è stato condotto su un gruppo di 122 persone, di età compresa fra i 18 e i 65 anni. La macro-fascia di età compresa tra i 36 ai 55 anni è quella che ha partecipato in maggior percentuale al sondaggio, in primis perché in questa fascia di età ci sono maggiori probabilità di avere una relazione stabile e dei figli e inoltre perché la presenza dei figli può aggravare la gestione delle vacanze e contribuire ad intensificare i conflitti e le tensioni.

Il sondaggio dell’APIC

Per iniziare, è stato chiesto al gruppo che ha partecipato al sondaggio “Estate, violenza e omicidi in famiglia: esiste una correlazione?” se percepisse tensioni in famiglia durante tutto l’anno, e il 27% ha risposto positivamente. Il 27% dei soggetti crede dunque che le tensioni familiari aumentino in estate, e sono per il 55% donne e il 64% impegnati in una relazione strutturata (coniugi e impegnati).

Il sondaggio è andato a ricercare poi le cause alla base delle tensioni familiari e ha chiesto ai soggetti se fosse l’estate veicolo di maggiore stress per lo studio o il lavoro e il 42% ha risposto positivamente. Lo stress, in effetti, è portatore sano di inquietudine, ansia, tensione, frustrazione che può sfociare nella violenza, se si incontra con soggetti “predisposti” a questo tipo di rischio, persone cioè che, secondo le ricerche condotte dall’Associazione, hanno subito traumi familiari nell’infanzia o nell’adolescenza e diventano “portatori sani” di futuri episodi di violenza subita o agita.

Il sondaggio prosegue poi con la ricerca che indaga la percezione dell’aggressività nei partner nel periodo estivo, e si evince che il 21% dei soggetti in questo periodo dell’anno percepisce più stress e aggressività sia nei confronti dei propri familiari che nei confronti dei propri partner ed è composto nel 61% dal sesso femminile.

Il sondaggio scava poi sul fattore economico, il quale può influenzare le tensioni familiari: il 64% del gruppo crede che la disponibilità economica per le vacanze estive possa incidere sul livello di stress. A pensarci bene, quante volte può capitare che intere famiglie o coppie, pur di andare in vacanza a rilassarsi per qualche giorno siano costretti a rinunce e sacrifici sostanziali durante tutto l’anno? E quante volte capita che, pur rinunciando e sacrificandosi, non si riesca a partire per le vacanze? Questo sondaggio ci fa capire che molte persone accumulano stress anche per questi motivi, apparentemente futili, ma che alla lunga generano una carica di tensione e stress tali da non essere più gestibili e possono sfociare in violenza. Il fattore economico, dunque svolge un ruolo sostanziale nelle dinamiche familiari.

Ma anche il cambio repentino delle abitudini, della routine quotidiana, può incidere sullo svilupparsi di nuove forme di tensione familiare.  Il 58% del gruppo, infatti, crede che il cambiamento della routine in seguito all’estate possa essere rilevante ed incidere sugli equilibri e/o i conflitti di coppia, facendo dunque pensare che possa effettivamente esserci una correlazione tra il periodo estivo e lo svilupparsi o l’accentuarsi di eventuali tensioni e liti in ambito familiare. Se ci pensiamo, infatti, è stato così anche durante il periodo del lockdown, dove si sono verificati cambiamenti simili: gli spazi improvvisamente si fanno più stretti e le molte ore vissute insieme tra le mura domestiche possono diventare una trappola, una prova di forza per chi già vive situazioni di contrasto e tensione in casa. Per molte donne, poi, significa aumentare le  possessioni e le gelosie da parte dei propri partner e tutto concorre ad accentuare questo stato di cose, un percorso “a imbuto” che porta la tensione a diventare violenza e la violenza a degenerare in omicidio.

C’è infine il 43,4% del gruppo che ritiene vi sia una correlazione tra lo stress percepito e le violenze in famiglia e la spossatezza fisica e psicologica provata in conseguenza alla calura estiva. Anche questa concorre a limitare la capacità di adattamento e convivenza. Quando si dice che “il caldo dà alla testa”, evidentemente significa proprio questo. Il sondaggio condotto dall’AIPC si rivela dunque un ottimo strumento per ricercare tra le cause della violenza il fattore comportamentale, fisiologico, sociale alla base delle tensioni che si scatenano nel periodo estivo in ambito domestico, le stesse che concorrono poi in alcuni casi al consumarsi dei delitti familiari.

Per seguire webinar, sondaggi e tutti gli studi condotti dall’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia:

Facebook: Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia

Siti: www.traumaeviolenza.it

www.formazionecontinuaviolenza.it

www.delittifamiliari.it

 

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