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G20 Afghanistan, terminata la riunione straordinaria dei leader

ROMA – Si è conclusa la riunione straordinaria dei leader del G20 sull’Afghanistan. Al termine dei lavori, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha tenuto una conferenza stampa che apre con un saluto iniziale  – ” Buonasera a tutti, l’incontro del G20 di oggi pomeriggio è stato complessivamente molto soddisfacente e fruttuoso. I principali risultati: c’è una consapevolezza diffusa che l’emergenza umanitaria che si sta sviluppando in Afghanistan è gravissima. I rappresentati delle Istituzioni internazionali, delle Nazioni Unite hanno parlato di catastrofe umanitaria e hanno anche notato come, con l’avvicinarsi dell’inverno, la situazione stia precipitando.

È un argomento su cui si poteva trovare massimo accordo e di fatto c’è stato. C’è grande disponibilità ad agire, c’è stata sostanzialmente una convergenza di vedute sulla necessità di affrontare questa emergenza umanitaria. Da parte di quasi tutti. Si è parlato della necessità di riuscire ad arrivare a un atteggiamento, a una posizione unificata nei confronti di questo obiettivo.

Di fatto questo si è tradotto in un mandato alle Nazioni Unite, un mandato di tipo generale di coordinamento della risposta e ad agire anche direttamente. I vari attori, ovvero i vari Paesi, la stessa Unione europea e le Istituzioni finanziarie internazionali – Fondo Monetario e la Banca Mondiale – e le altre agenzie delle Nazioni Unite lavoreranno sotto questo grande ombrello.

La Presidente della Commissione Europea, von der Leyen, ha annunciato uno stanziamento di un miliardo di dollari come obiettivo. Questo è stato uno dei vari impegni a finanziare la risposta umanitaria che c’è stata nel corso dell’incontro. Anche il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato un aumento, se ricordo bene circa 300 milioni di dollari, dello stanziamento per rispondere a queste esigenze.

Durante la riunione si sono evidenziate anche altre questioni. Occorre impedire il collasso economico del Paese, questo significa immediatamente impedire che il sistema dei pagamenti del Paese crolli, per cui non è più possibile effettuare pagamenti e allora diventa anche molto difficile provvedere con l’assistenza umanitaria. Significa cercar di salvare quel poco di sistema bancario che è rimasto, perché, di nuovo, se le banche crollano completamente è difficile continuare l’assistenza umanitaria.

Abbiamo inoltre evidenziato la necessità di continuare con la lotta al Covid-19. Non è una priorità immediata ma, di nuovo, se non si fa nulla questo aggraverà la situazione.

Si è passati successivamente a questioni urgenti come organizzare i programmi di sollievo, di aiuto per i migranti e poi – con riferimento all’aspetto umanitario, dei diritti umani – è stato toccato da tutti il problema dei diritti delle donne e della necessità di garantir loro un’istruzione, di non tornare indietro di vent’anni. Questa è stata un’osservazione che è stata fatta da tutti i partecipanti al G20. Ha trovato consenso la necessità che l’Afghanistan non torni a essere una specie di rifugio per il terrorismo internazionale e anche su questo c’è stato un grande impegno da parte di tutti i leader.

Un’altra questione più operativa riguarda l’aeroporto di Kabul, perché se non rimane aperto è molto difficile coordinare e organizzare l’assistenza internazionale.

Si è parlato anche della necessità di coinvolgere i Paesi limitrofi, proprio per cercare di dare un pochino di ordine, pensate che più di 600mila persone sono state disperse, altri milioni di migranti non si trovano più, insomma si cerca di dare un po’ di ordine, di visibilità a questi movimenti migratori che attualmente non hanno nessun coordinamento.

Abbiamo fatto girare, tra l’altro, un riassunto della riunione del Presidente dove ci sono sia i principi, sia gli obiettivi, sia le linee di azione. La sostanza è quanto ho appena detto.

In chiusura, ho invitato tutti a cercare di lavorare il più possibile insieme soprattutto sulla risposta alla crisi umanitaria, perché questa perlomeno ci permette di superare quelle che sono le inevitabili differenze di vedute, di politica estera, di impegni geopolitici. Ecco, su questo non ci sono diversità.

 

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