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Contagi in crescita in Abruzzo, ma la Asl 1 vuole dimezzare le Usca

L’AQUILA – Mentre si assiste ad una crescita esponenziale dei contagi da covid 19, (e l’Abruzzo supera ogni giorno quota duemila), invece di potenziare i servizi,  un’allarme arriva proprio in un settore fondamentale assistenziale nella cura della infezione del virus pandemico: le USCA. 

Il rischio è che tra pochi giorni, infatti il servizio assicurato nella Asl 1 L’Aquila – Avezzano – Sulmona durante l’intera giornata venga drasticamente dimezzato sic et simpliciter.  L’intendimento, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe quello di togliere il servizio pomeridiano lasciando solo quello della mattina.

Ovviamente il condizionale è d’obbligo, ma visti i continui depotenziamenti della sanità abruzzese non c’è affatto da stare tranquilli. E tutto potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Si spera, che il proposito di riduzione oraria resti solo una ipotesi, peraltro scellerata. Ma prevenire, ci insegnano i medici è meglio che curare ed  è bene approfondire per ora e per tempo, scongiurando che ciò possa realmente avvenire.

Alla  base dell’intendimento ci sarebbe una “ridisegnazione dei costi”. Ma anche in questo caso lasciamo il condizionale.

Durante la pandemia l’Abruzzo ha vissuto fasi molto critiche proprio per l’inadeguatezza dei servizi sanitari, spesso ricadendo in “zona rossa”. Ora siamo in bianca ma con questa macchia nera che si paventa sul fronte degli assistiti.

Ed in tutto questo periodo si è osservato quanto sia stato determinante il servizio Usca nella riduzione dei contagi e nelle cure prestate a domicilio evitando così ulteriori collassi nei plessi ospedalieri. Del resto sono state istituite proprio per questo motivo: limitare gli accessi al Pronto Soccorso dei pazienti positivi e reparti di malattie infettive. E la cosa è sicuramente riuscita. Inoltre, come nel caso di Avezzano ad esempio sono ben note le vicissitudini di chi si imbarca, suo malgrado in un contest di medicina d’urgenza.

Dimezzando il servizio, aumenterebbe a dismisura il ricorso ai ricoveri, con congestionamento conseguente. E’ inevitabile.

Le USCA sono  attive dalle 8.00 alle 20.00 compresi i festivi, e sono costituite da un medico ed un infermiere che prendono in carico il paziente covid fino alla completa guarigione.
Il paziente covid-positivo viene giornalmente monitorato dall’equipe sanitaria con contatti telefonici attraverso i quali vengono comunicati alcuni parametri importanti per seguire l’andamento dell’infezione quali temperatura corporea e saturazione polmonare.

La visita al paziente covid-positivo viene effettuata dopo adeguata vestizione con dispositivi di protezione individuale (DPI), tutte le volte che il medico, dopo triage telefonico, ritiene opportuna una valutazione più accurata e precisa.

Il servizio si attiva su segnalazione da parte del Medico di Medicina Generale, del Pediatra di Libera scelta o del Medico di Continuità Assistenziale (Guardia Medica).

Ma il virus non sceglie quando deve manifestare i suoi sintomi, quindi il servizio deve necessariamente essere mantenuto durante l’intera giornata. Ciò, oltre che per gli ospedali, costituisce un ulteriore strumento per gli stessi medici di base, che si troverebbero anche loro in difficoltà gestionale dei pazienti.

Inoltre le equipe Usca finora attive, sono a pieno regime e garantiscono cure e serenità ai pazienti colpiti dal contagio, che possono essere curati e monitorati presso il proprio domicilio. Un isolamento controllato, una sorta di ADI specifica che non va certo dimezzata.

Chi ci ha pensato, ci ripensi.

 

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