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Infrastrutture idriche: al via investimenti per 4,7 miliardi di euro

Roma – Aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento idrico, rendendo più efficienti e resilienti le infrastrutture idriche primarie, come le dighe, i grandi adduttori e le derivazioni; programmare e realizzare gli interventi di manutenzione delle infrastrutture; gestire più efficacemente la risorsa idrica attraverso interventi di riduzione delle perdite; completare, anche riprogettandoli in un’ottica più moderna, i grandi sistemi idrici ancora incompiuti, soprattutto al Sud. Questi gli obiettivi su cui si è concentrato l’impegno del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) per potenziare un settore di primaria importanza per la qualità della vita delle persone, reso sempre più vulnerabile dalla crisi climatica.

Il Ministro Enrico Giovannini, intervenendo al Festival dell’acqua 2022, promosso e organizzato da Utilitalia, ha fatto il punto sugli investimenti programmati nell’ultimo anno e mezzo per rendere il sistema delle infrastrutture idriche più sostenibile e resiliente, e su quello che resta ancora da fare anche per colmare il divario tra Nord e Sud del Paese.

Anche grazie ai fondi aggiuntivi provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), le risorse disponibili e già ripartite o programmate per gli interventi prioritari nel settore idrico ammontano a 4,7 miliardi su un fabbisogno complessivo stimato in 12,4 miliardi di euro. Il fabbisogno residuo è quindi pari a circa 7,7 miliardi di euro. “Bisogna proseguire con la programmazione degli interventi nel settore idrico – ha affermato il Ministro Giovannini – e questo è un messaggio chiaro alla politica, al nuovo Governo e al nuovo Parlamento. È necessario programmare ulteriori risorse a partire dalla prossima legge di bilancio e alla luce del nuovo Piano nazionale di interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico, previsto dalla riforma sulla semplificazione normativa e il rafforzamento della governance inserita nel Pnrr e che abbiamo realizzato lo scorso anno”.

Grazie anche al Pnrr sono stati finanziati, con 2 miliardi di euro, 124 interventi sui sistemi di approvvigionamento a scopo idropotabile e/o irriguo volti a ottimizzare e completare le infrastrutture idriche per la derivazione, l’accumulo e l’adduzione dell’acqua per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare la sicurezza e ridurre gli sprechi. Tra le opere finanziate o co-finanziate rientrano quelle sull’acquedotto del Peschiera che serve la città di Roma, sul nuovo acquedotto Valle dell’Orco in Piemonte, e importanti interventi per il potenziamento degli schemi idrici potabili in Puglia, Sicilia e Sardegna. Ulteriori 607 milioni di euro del Pnrr sono stati già assegnati a 21 interventi per la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua e altri 293 milioni verranno assegnati a seguito della seconda scadenza temporale dell’Avviso pubblico che si chiude il 31 ottobre 2022.

Nel suo intervento il Ministro Giovannini ha anche ricordato le importanti novità normative che sono state introdotte nel settore idrico e che riguardano, tra l’altro, il rafforzamento dei presidi di controllo delle dighe, anche attraverso la semplificazione delle procedure e il ricorso a nuove tecnologie digitali, e il chiarimento sulle responsabilità degli enti coinvolti (concessionari, Regioni, Ministeri) nelle attività di approvazione dei progetti per la costruzione per la costruzione delle grandi dighe, il loro controllo e la manutenzione.
“In un anno e mezzo è stato fatto molto, non solo sul piano dei finanziamenti, ma anche su quello della governance e delle riforme. È necessario – ha concluso il Ministro – che l’attenzione dell’opinione pubblica non si affievolisca perché ora è finita l’estate e sembra che non ci siano più problemi di siccità: purtroppo sappiamo che gli eventi climatici estremi continueranno. Occorre focalizzare l’attenzione sulla prossima legge di bilancio, per colmare quelle esigenze di finanziamento che esistono, e sulla definizione del nuovo Piano nazionale di interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico da cui dovranno discendere comportamenti concreti. Occorre, infine, un’attenzione maggiore da parte delle Regioni nel modo con cui le concessioni sono date e nel modo in cui i concessionari sono monitorati nelle attività di manutenzione. Credo che in questi 19 mesi siano state messe le premesse per un cambio di passo, che però va proseguito”.

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