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Al via il Polo Unico Inps per il personale della Polizia di Stato

Accolta dalla Camera e dal Senato la richiesta dell’Associazione Nazionale Pensionati P. d S. “Roberto Antiochia”.

ROMA – Un primo significativo passo avanti verso la costituzione del Polo Unico Inps per il personale della Polizia di Stato – auspicato fortemente dall’Associazione “Roberto Antiochia”, si è concretizzato nella giornata del
31 luglio 2023, allorquando la Camera dei Deputati – nell’ambito della discussione del disegno di legge A.C. 1239, di conversione in legge del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, “Recante disposizioni urgenti in materia di
organizzazione delle pubbliche amministrazioni, di agricoltura, di sport, di lavoro e per l’organizzazione del Giubileo della Chiesa cattolica per l’anno 2025”, ha approvato l’Ordine del Giorno n.9/1239-A/21 che impegna il Governo “ad adottare iniziative volte a verificare la possibilità di procedere, con la 2 costituzione anche in via legislativa, di un polo unico pensionistico, vale a dire un ufficio unico che assicuri la gestione delle informazioni e delle posizioni, in ordine alle prestazioni pensionistiche e previdenziali, del personale della polizia di Stato, come già previsto e adottato presso altri comparti”.

Un importante traguardo raggiunto di cui l’Associazione “Roberto
Antiochia” intende ringraziare, preliminarmente, l’On. Pasqualino Penza,
del Movimento 5 Stelle, il quale, già nel corso della manifestazione
organizzata a Roma – in piazza Santi Apostoli – il 27 maggio 2023, volta a
denunciare le inaccettabili discriminazioni pensionistiche in danno del
personale delle Forze di Polizia ad ordinamento civile – Polizia di Stato e
Polizia Penitenziaria -, aveva manifestato pubblicamente l’impegno di
tradurre in atti parlamentari la proposta formulata dall’Associazione di
istituire il Polo Unico Inps per il personale della Polizia di Stato, al pari di
quelli istituiti presso gli altri Comparti del personale a status militare.
Preliminarmente, considerato che, l’emendamento 9/1239-A/21 presentato ab
origine dall’On. Penza e dagli altri parlamentari del medesimo partito
(Colucci, Auriemma, Ricciardi, Barzotti, Aiello, Carotenuto, Tucci e Morfino),
era stato prima dichiarato inammissibile, poi riammesso ed infine respinto
definitivamente, il parlamentare, in sede di discussione da parte
dell’Assemblea, non si è perso d’animo e lo ha riproposto sotto forma di
Ordine del Giorno che, previa riformulazione, rispetto al contenuto iniziale,
è stato approvato dall’Aula, con 272 voti favorevoli e 1 astenuto (presenti
273).
Nella giornata del 3 agosto 2023, anche il Senato della Repubblica,
attraverso il voto di fiducia al Governo – 101 voti a favore, 68 contrari e 1
astenuto – con l’approvazione del DDL n. 829 di conversione, con
modificazioni, del Decreto Legge 22 giugno 2023, n. 75, ha approvato –
definitivamente – il sopra citato Ordine del Giorno, per l’Istituzione del
Polo Unico Inps per il personale della Polizia di Stato.
Pertanto, si ringrazia nuovamente l’On. Pasqualino Penza che, con sagacia e
determinazione, è riuscito a portare a compimento l’importante impegno
assunto pubblicamente.
L’Associazione ringrazia anche il Governo – nella persona del
Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia
Albano – che, seppure con riformulazione, ha accolto con parere favorevole
l’Ordine del Giorno proposto dall’On. Penza e dagli altri esponenti del suo
Movimento.
Infine, un ulteriore doveroso ringraziamento va esteso anche a tutti i 273
deputati presenti in aula – sia di maggioranza che di opposizione – che, con il
loro voto bipartisan, hanno dato sostegno e valore simbolico alla sopra
citata iniziativa in favore del personale della Polizia di Stato.
Questa è la genesi del processo che ha portato all’approvazione del primo e
importante atto di assenso verso l’istituzione – per via parlamentare – del
Polo Unico Inps per il personale della Polizia di Stato, di cui da tempo
l’Associazione “Roberto Antiochia” ne rivendica l’istituzione oltre che nel
corso di diversi eventi realizzati (manifestazioni, convegni, Sit in), anche con
lettere indirizzate a diversi soggetti Istituzionali (Presidente della Repubblica,
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Ministro dell’Interno, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Capo della
Polizia, Commissario Straordinario Inps).
Ad onore di verità, in passato, anche diverse organizzazioni sindacali della
Polizia di Sato hanno avanzato agli organi dipartimentali e governativi la
proposta dell’istituzione del Polo Unico Inps per il personale della Polizia di
Stato, che – purtroppo – fino ad ora, non ha trovato alcun riscontro.
L’esigenza dell’istituzione di un Polo Unico Inps per il personale della Polizia
di Stato – al pari di quello già istituito – da tempo – per il personale dell’Arma
dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e delle Forze Armate, è dettato
dalla necessità di assicurare una gestione più efficace e semplificata di tutte
le posizioni pensionistiche degli appartenenti alla Polizia di Stato, al fine
di porre rimedio alle gravi e ricorrenti criticità che quotidianamente il
personale interessato segnala a questa Associazione (importi calcolati in
modo errato, ritardi nei pagamenti degli emolumenti spettanti quali: primo
assegno di pensione, trattamento di fine servizio, pensione di privilegio,
arretrati vari, trattamenti previdenziali non riconosciuti, discrasia e
indeterminatezza nell’applicazione delle norme pensionistici, difficoltà
nell’acquisizione della documentazione amministrativa utilizzata ai fini dei
calcoli pensionistici, ardua interlocuzione con gli uffici preposti alla
trattazione dei trattamenti di quiescenza).
Insomma, spesso un quotidiano ed affannoso dispendio di energie mentali
ed anche economiche, finalizzate ad ottenere, anche attraverso la consulenza
e l’assistenza di Patronati e studi legali specializzati, il giusto e meritato
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riconoscimento pensionistico dopo avere servito il proprio Paese con Onore
e Disciplina, anche con sprezzo del pericolo.
Un iniziale risultato raggiunto – da monitorare e sostenere attraverso ulteriori
atti parlamentari – che traccia la via da percorrere verso il conseguimento di
tutti gli altri obiettivi statutari che l’Associazione “Roberto Antiochia”
intende perseguire con tenacia e determinazione, finalizzati ad eliminare
ogni atto e/o istituto di sperequazione pensionistica in danno del personale
della Polizia di Stato.
Non è più accettabile – infatti – che il personale della Polizia di Stato a
causa del suo “status civile”, acquisito con la legge di smilitarizzazione
121/81, non risulti destinatario degli analoghi e più vantaggiosi istituti
pensionistici previsti per il personale delle altre Forze di Polizia a “status
militare” e assimilati (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del
Fuoco e Corpo Forestale dello Stato).
Si rammenta che, la legge n.183 del 4 novembre 2010 – rubricata: “Specificità
delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco”, all’art. 19, nel riconoscere il diverso e tipico rapporto d’impiego di
tutto il personale del comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico – di cui
fanno parte (Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza) – rispetto a
quello degli altri dipendenti pubblici, ne sottolinea, nitidamente, l’analogia
del lavoro svolto e dei compiti espletati dagli stessi, ai fini della tutela delle
istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed
esterna.

Un particolare rapporto d’impiego che incide – significativamente – sulle
condizioni di vita del personale tutto del Comparto Sicurezza, Difesa e
Soccorso Pubblico, che soggiace – inequivocabilmente – ad alcuni analoghe
condizioni, richieste:
– consapevolezza di dover concorrere al perseguimento degli obiettivi
indicati dal Governo per il mantenimento della pace, della sicurezza
interna, dell’ordine pubblico, degli interventi a favore della popolazione
e a garanzia delle libere Istituzioni;
– costante efficienza fisica e psichica, assolutamente essenziale per
l’assolvimento dei compiti d’istituto;
– disponibilità ad operare in condizione di disagio, anche in carenza di
adeguato supporto logistico;
– capacità di operare con coraggio e con l’accettazione del rischio
connaturato all’attività istituzionale espletata;
– disponibilità ai frequenti trasferimenti di sede, alle molteplici
reperibilità, ai servizi straordinari obbligatori, ai servizi notturni, ai
disagi derivanti dall’esposizione all’intemperie, ai turni di servizio
durante le festività, alla gerarchizzazione, al regolamento di servizio,
alle sanzioni disciplinari, all’obbligo di residenza;
– consapevolezza di dover mantenere, anche fuori dal servizio, una
condotta corretta, decorosa e riservata, adeguata alle responsabilità
rivestite.
Il particolare rapporto di impiego, le considerevoli limitazioni personali
e le funzioni sopra richiamati – che caratterizzano la particolare attività di
servizio espletata dagli appartenenti al Comparto Sicurezza, Difesa e
Soccorso Pubblico – hanno continuato a gravare, nei confronti del
personale della Polizia di Stato, anche dopo il processo di
smilitarizzazione del 1981, allorquando, nell’ambito di un complesso
processo di cambiamento e di rinnovamento, dette funzioni sono stati
trasferiti dal Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza – ad ordinamento
militare – alla Polizia di Stato – divenuta un’Amministrazione civile ad
ordinamento speciale.
Si ribadisce che – nello stesso arco temporale – ha continuato a gravare nei
confronti del personale della Polizia di Stato – seppure a ordinamento
civile – anche l’elevato tributo di sangue per il servizio reso al Paese. Ne
sono testimonianza i 453 caduti in servizio e/o vittime del dovere – dal
1981 ad oggi -, di cui 12 donne, nonché il personale ferito in attività di
servizio – circa 2000 ogni anno -, alcuni dei quali, per la gravità dei traumi
subiti, hanno riportato infermità permanente invalidanti.
Di seguito, alcune delle inaccettabili sperequazioni pensionistiche che da
tempo gravano sul personale della Polizia di Stato, rispetto a quelli ad
ordinamento “militare” (Carabinieri, Guardia di Finanza ed equiparati):
 diversa decorrenza degli arretrati derivanti dall’applicazione dell’art.54
del D.P.R. 1092/73, con l’applicazione del coefficiente del 2,44 per cento,
previsto dall’art.101 della legge di bilancio 234/2021 (Polizia di Stato e
Polizia Penitenziaria, decorrenza arretrati dal 1 gennaio 2022;
Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, decorrenza arretrati,
ultimi 5 anni);
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 esclusione dal beneficio del c.d. “moltiplicatore”, prima di avere
compiuto 60 anni, consentito, invece, al personale militare;
 esclusione dal riscatto agevolato, che consente al personale delle Forze
Armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, di pagare di tasca propria,
con oneri particolarmente ridotti, l’aumento di un quinto del periodo di
servizio, con vantaggi sia sul diritto che sulla misura della pensione;
 esclusione dalla riscatto oneroso della maggiorazione (1/5) del periodo
trascorso presso le Scuole della Polizia di Stato – sebbene previsto da
una circolare esplicativa della Direzione Centrale delle Risorse Umane –
concesso invece a coloro che hanno lo status di militare (art.5, comma 3
del dlgs 165/1997);
 esclusione dal riscatto – a titolo gratuito – degli anni di durata legale del
corso di laurea dei Funzionari della Polizia di Stato (art.13 del D.P.R.
1092/73), concessa, invece, agli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, per i
quali, per l’appunto, il riscatto degli anni di laurea avviene a titolo
gratuito e non oneroso (art.32 del D.P.R. 1092/73);
 penalizzazioni nella progressione di carriera del personale
appartenente al ruolo direttivo dei funzionari della Polizia di Stato –
già a partire dalla loro immissione in ruolo – rispetto a quello previsto
analogamente per il personale delle Forze di Polizia a ordinamento
militare.
Dunque, ove non si voglia considerare gli appartenenti alla Polizia di
Stato “Figli di un Dio Minore”, rispetto agli altri “fratelli” a “status
militare ” si auspica vivamente che il Governo e il Parlamento – sulla scia
dell’approvazione del Polo Unico Inps – continuino a sostenere, in modo
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corale e bipartisan – anche con l’approvazione di specifici provvedimenti
normativi – le legittime rivendicazioni del personale della Polizia di
Stato, finalizzate a sanare l’inaccettabile disparità di trattamento
pensionistico che il legislatore – a partire dal 1981 – non ha saputo
prevedere e, quindi, evitare.
Infine, anche i colleghi Vincenzo Ammirata, Nicola Barbato e Floriana
Misseri – tre vittime del dovere – che, anche sotto il sole cocente, sono stai
importanti e preziosi testimoni della battaglia per la richiesta del Polo
Unico Inps in favore del personale della Polizia di Stato – seppure
sofferenti e con notevoli difficoltà di mobilità – rivolgono un ulteriore grato,
doveroso e sentito ringraziamento verso coloro che sono stati autori del
conseguimento di questo importante risultato in favore del personale della
Polizia di Stato – a partire dall’On. Pasqualino Penza e dei suoi colleghi di
partito, ma anche al Governo e a tutti i deputati presenti in aula, che con il
loro voto hanno consentito l’approvazione dell’importante Ordine del
Giorno.
I predetti colleghi, peraltro, non hanno fatto mai mancare la loro presenza e
il loro importante sostegno a tutti gli altri eventi organizzati
dall’Associazione “Roberto Antiochia”, finalizzati a fare avere al personale
della Polizia di Stato – servizio e in quiescenza – la pari dignità degli altri
attori della sicurezza del nostro Paese.
Peraltro, le storie dei citati colleghi rappresentano nitidi esempi di eroismo
ma anche di sofferenza e dolore di quanti con addosso la divisa della
Polizia di Stato, per l’affermazione dei valori di libertà e giustizia, sono stati
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vittime della barbara violenza criminale che ne ha compromesso,
gravemente, nel corpo e nella mente, la loro futura esistenza.
Per questo motivo, giungano a Vincenzo, Nicola e Floriana, anche i
ringraziamenti dell’Associazione “Roberto Antiochia”, di cui mi onoro di
rappresentare, nonché quelli di coloro che sentono la prestigiosa divisa della
Polizia di Stato “cucita sulla propria pelle” e, infine, quelli di tutti i cittadini
perbene della nostra amata Nazione, che sono certo d’interpretare.
Di seguito, le storie di coraggio, di onore e di sofferenza dei colleghi sopra
citati:
– la Guardia di P.S. Vincenzo AMMIRATA, in servizio presso il 1° Distretto
di Polizia, rimasto gravemente ferito, in data 3 maggio 1979, durante un
intervento di volante, da nove colpi di arma da fuoco anche automatiche
(n.3 alle gambe, n.3 alle spalle, n.1 alla scapola sinistra – che gli ha
provocato una frattura pluriframmentaria scomposta, n.1 al labbro
superiore, n.1 che gli ha sfiorato il polmone con versamento pleurico),
sparati al suo indirizzo da alcuni componenti un commando di circa
quindici terroristi appartenenti alle “brigate rosse”, che avevano appena
assaltato la sede del Comitato Romano della Democrazia Cristiana, sita in
piazza Nicosia. Nel corso del conflitto a fuoco il Brigadiere Antonio MEA
(capo equipaggio) perì immediatamente, mentre la Guardia di P.S. Pierino
OLLANU, altro componente della Volante, ferito gravemente, si spegneva,
il successivo 10 maggio, dopo una lunga agonia. A causa delle ferite
riportate, per le quali ha dovuto subire diversi interventi chirurgici (alle
gambe, alle spalle e al polmone sinistro), nonché per la grave
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intossicazione da fosforo bianco, dovuto al tipo di munizionamento usato
dai terroristi, il miracolato collega AMMIRATA che, nonostante fosse
gravemente ferito, ha avuto il coraggio e la forza di rispondere al fuoco dei
terroristi, continua ad avere gravi e invalidanti problemi di salute, che ne
condizionano pesantemente le normali attività quotidiane;
– il Sovrintendente Nicola BARBATO, in servizio presso la Squadra Mobile
di Napoli, rimasto gravemente ferito, in data 25 settembre 2015, da un
colpo di pistola sparatogli alla nuca da un estorsore, mentre era
impegnato in un servizio antiracket, nel quartiere Fuorigrotta di Napoli. Il
vile agguato venne perpetrato, intorno alle 20,00, da un camorrista del clan
Cutolo del Rione Traiano, che, sorprendendolo alle spalle, inizia a sparare
all’indirizzo del Sovrintendente BARBATO, mentre questi si accingeva ad
entrare all’interno dell’autovettura di servizio, al termine del turno di
lavoro, unitamente all’altro collega. Caduto all’interno dell’autovettura,
sebbene sanguinante e in condizioni gravissime, il Sovrintendente
BARBATO, prima di perdere conoscenza, riesce a bloccare la mano del
camorrista, facendo deviare – sul cruscotto – tutti i sette colpi esplosi dal
criminale che, nel frattempo, entrato all’interno dell’autovettura dallo
sportello posteriore, aveva continuato a sparare all’indirizzo dell’altro
collega, che da tale gesto rimane illeso. Le incisive attività d’indagini che,
subito dopo pochi giorni, hanno portato all’individuazione e all’arresto del
responsabile del brutale e vile attacco, hanno accertano, successivamente
(ottobre 2022), il coinvolgimento di un Luogotenente dei Carabinieri –
ritenuto al soldo delle cosche camorriste della zona – che, nelle ore
immediatamente dopo all’evento delittuoso, si sarebbe prestato per
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occultare la pistola utilizzata per compiere l’agguato. Per le gravi lesioni
subite alla colonna vertebrale, anche il Sovrintendente BARBATO, è
costretto ad una sedia a rotelle;
– l’Assistente Capo Floriana MISSERI, in servizio presso l’Ufficio Volante
della Questura di Rimini, rimasta gravemente ferita, in data 1 luglio 2001,
da un soggetto ubriaco ed esagitato che l’ha aggredita violentemente al
collo, nel corso di un intervento di Volante. A causa dei gravi danni da
strozzamento subiti – anche postumi – (alla trachea, alla tiroide, al midollo
spinale a livello cervicale e al polmone destro), per i quali, al fine di evitare
di rimanere tetraplegica e con grave insufficienza respiratoria, ha dovuto
ricorrere a diversi interventi chirurgi, l’Assistente MISSERI, che è stata
forzatamente riformata e posta in quiescenza, continua ad avere problemi
all’apparato locomotore che le impediscono di svolgere anche le
normali attività quotidiane.

Lo ha reso noto Il Presidente Pasquale Fiorini

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