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Grande attesa a Caraglio (CN) per la seconda edizione del progetto “Beica Ben”

Caraglio (CN), 16 novembre 2023 – Per la seconda edizione del progetto Beica Ben! Le valli occitane come non le avete mai viste, anzi vissute!”, tra il 29 settembre ed il 1° ottobre 2023, sono state presentate le opere realizzate durante le residenze artistiche svoltesi tra il 29 maggio e il 1° giugno 2023, sotto la direzione artistica di Olga Gambari. I lavori eseguiti sono ora visitabili nei siti in cui sono allestiti e per i quali sono stati ideati, in un dialogo con la cultura e le tradizioni occitane.
I lavori di Maura Banfo, Manuela Cirino, Silvia Margaria e Enrico Tealdi, si aggiungono a quelli di Silvia Capiluppi, LabPerm, Lavinia Raccanello, Tommaso Rinaldi, Saverio Todaro presentati a settembre 2022 in occasione della prima edizione del progetto. Le opere creano il filo conduttore di un percorso narrativo e di un itinerario artistico che svela e reinterpreta la cultura e le tradizioni delle valli occitane in chiave contemporanea.

Il progetto è volto a valorizzare il patrimonio culturale, artistico, naturalistico e paesaggistico delle valli Grana, Maira, e da quest’anno anche della valle Stura: territori accomunati, ancora oggi, dalla forte identità culturale occitana. Difatti, come spiega Olga Gambari: “al centro di Beica Ben! ci sono le valli con i loro territori, storie e umanità, viste sia come committenti sia come destinatari dei progetti realizzati a partire dall’esperienza immersiva delle residenze. La dimensione dello spazio pubblico en plein air connota l’edizione 2023, con il desiderio di andare ancor più incontro alle persone nello spazio sociale della comunità. Dar vita a un progetto artistico che prenda vita in una relazione fisica, oltre che concettuale, con i luoghi, capace di parlare a tutti”. 

Le opere sono strettamente legate al territorio, nate durante le residenze delle artiste e degli artisti nelle valli, e reinterpretano, secondo la sensibilità di ogni artista, le tradizioni e la storia di quei luoghi e della cultura occitana. Per apprezzare e comprenderne appieno il valore è imprescindibile compiere un percorso tra le valli e i paesi in cui sono collocate, non solo fisico, ma anche intellettuale, entrando in contatto con i luoghi con i quali dialogano.

“L’Escondut” di Silvia Margaria è un’installazione site-specific da fruire passeggiando lungo il sentiero che collega il Filatoio Rosso di Caraglio (CN) al Bioparco Acqua Viva. L’opera è composta da numerosi occhi dipinti con vernice rossa sugli alberi del bosco. Ne è parte integrante la narrazione di Caterina Ramonda dedicata all’Escondut che si può ascoltare con un QR-code dal proprio dispositivo mobile durante la passeggiata:
[…] E sembra che persino gli alberi abbiano occhi. Sì, certo, quei segni tondi e un po’ rugosi sui tronchi lisci sono cicatrici di vecchi rami, ma mica tutti! 
Già, perché in questi boschi c’è anche lui: l’escondut. Lui sì che ti guarda. Non si sa chi se ne sia accorto per primo, ma di certo è da tempo immemore che si sente parlare di questa creatura in forma di occhio che si posa sui tronchi e cerca di mimetizzarsi tra le irregolarità della corteccia. Sta fermo e osserva. Eppure, anche se è di un colore ben visibile, mica tutti lo vedono. Dipende dalle persone e, in un certo modo, da come camminano. [..]
Il visitatore è invitato a scoprire gli occhi nascosti della selva.

In un suggestivo angolo della Valle Grana, nella località di Villa San Pietro – Monterosso Grana, affiora Vai Saber”, installazione di Manuela Cirino composta da pietre di fiume bianche che fluttuano sull’erba senza poggiarsi al suolo. Le pietre sono sette, come le sette stelle principali della costellazione delle Pleiadi. Secondo recenti studi di archeo-astronomia sembrano esserci, infatti, strette connessioni tra i catini litici (o coppelle) e alcuni ammassi stellari.
Le pietre sono state raccolte dall’artista a valle e portate più a monte, da dove probabilmente provengono. Come spiega Olga Gambari: “Riportarle indietro nello spazio (verso l’alto) ha significato riportarle idealmente indietro nel tempo, richiamando quelle epoche lontane a cui risalgono i petroglifi presenti in modo così diffuso su questo territorio. Il volume pieno delle pietre entra in dialogo, per contrapposizione, con le cavità scavate delle coppelle”.

Silvia Margaria, L’Escondut, 2023, installazione site-specific sul sentiero bioparco Acqua Viva (Sav), pittura rossa atossica su alberi. Narrazione di Caterina Ramonda.
Girovagando tra i paesi della Valle Stura, i visitatori scoprono i manifesti che compongono l’opera “Materia Nobile – Ricordati di non dimenticare” di Maura Banfo, disseminati tra Roccasparvera, Moiola e Gaiola. Nell’opera sono racchiuse le storie orali della valle Stura, che l’artista ha raccolto e ascoltato durante i suoi incontri con il gruppo di anziani attivi di “insieme diamoci una mano odv” e con il castanicoltore Remo Degiovanni.
La castagna è protagonista iconica con “il suo guscio spinoso, che appare come un nido ideale, è custode di una pratica di lavoro difficile e anche dolorosa, sia nella raccolta che nella lavorazione: era tuttavia un materiale d’oro, che garantiva la sussistenza. Il castagno era chiamato, infatti, l’albero del pane “. Continua Olga Gambari: “la castagna, quindi, diventa un elemento alchemico che contiene una memoria collettiva (evocata nel titolo anche la figura di Nuto Revelli), da cui l’artista estrae delle parole chiave e le rende immagini magiche.”Il volto di fanciulla di “Un sonno lungo mille anni”, dipinto da Enrico Tealdi secondo antiche tecniche medioevali, ben dialoga con l’Espaci Occitan di Dronero in cui si trova. L’artista ha compiuto un lungo viaggio di scoperta attraverso la Val Maira, accompagnato dalla guida turistica Donatella Guerrini. Nelle molteplici chiese e cappelle presenti nel territorio si trovano affreschi e dipinti risalenti all’epoca dei pittori erranti, in cui le donne rimangono ai margini come Marie e Maddalene. L’opera di Tealdi invece, come commenta Olga Gambari, “è un’icona femminile in cui si incarna un omaggio alla donna e la memoria della sua esclusione storica dalla scena sociale. La canzone piemontese della bergera, il cui tema pastorale trae origine dalla cultura trobadorica occitana, è un’eco che attraversa i secoli e raccoglie tracce di voci e di tante storie negate e cancellate. […] Il volto di Tealdi è un ideale ritratto della Valle Maira, che la trasfigura in immagine sacra.”
Enrico Tealdi, Un sonno lungo mille anni, 2023, tecnica mista su tavola preparata ad ammanitura, cm 30×27
Beica Ben! è promosso dal Comune di Caraglio – che ne è l’ente capofila – insieme a: Comune di Celle di Macra, Associazione Espaci Occitan, Associazione La Cevitou, Cooperativa Floema, Unione Montana Valle Stura, Unione Montana Valle Grana, Comune di Monterosso Grana, Unione Montana Valle Maira e Comune di Dronero.
Il progetto è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando «In luce. Valorizzare e raccontare le identità culturali dei territori» della Missione Creare attrattività dell’Obiettivo Cultura, che mira alla valorizzazione culturale e creativa dei territori di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta rendendoli più fruibili e attrattivi per le persone che li abitano e per i turisti, in una prospettiva di sviluppo sostenibile sia sociale sia economico.Info:
Progetto Beica Ben!
Ente capofila: Comune di Caraglio.
Partner: Comune di Celle di Macra, Associazione Espaci Occitan, Associazione La Cevitou, Cooperativa Floema, Unione Montana Valle Stura, Unione Montana Valle Grana, Comune di Monterosso Grana, Unione Montana Valle Maira e Comune di Dronero.
Artisti: Maura Banfo, Manuela Cirino, Silvia Margaria, Enrico Tealdi.
Direttrice artistica: Olga Gambari.
Biografie:Maura Banfo, Torino 1969
Il suo lavoro dagli anni Novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Maura Banfo ha sempre subìto la fascinazione della materia: nella sua ricerca pluridecennale costellata di mostre, residenze d’artista e molti riconoscimenti, ha attentamente indagato osservando la realtà, a partire dagli oggetti che la circondavano e decidendo di restituirli con il mezzo fotografico (e non solo) come nuove entità spogliate del loro significato, architetture da esplorare, entità da osservare sotto punti di vista inediti per aprirli a nuovi codici di senso. La sua forza sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, l’installazione. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private e pubbliche.
maurabanfo.com

Manuela Cirino (1962) vive e lavora a Novara e Milano.
Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera con Luciano Fabro. Nel 1988 ha partecipato ad un progetto espositivo, ideato e curato dagli artisti, dal titolo Politica, del per o riguardante il cittadino a Novi Ligure. Dal 1990 al 1993 ha lavorato ad un progetto collettivo esponendo anche a Care of e alla Galleria Massimo Minini. In seguito, ha tenuto numerose mostre personali e collettive. Dal 2012 al 2015 ha presentato il progetto L’Immagine Negata alla Galleria Martano e alla Galleria Milano, focalizzando la riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore.
Da sempre interessata ad una indagine sull’idea di scultura declinata in forme aperte, utilizza anche mezzi diversi come la fotografia, il disegno e la parola.
Nella ricerca attuale torna a concentrarsi sulla scultura e sul concetto di “sistema” per la sua messa in visione con una speciale attenzione all’utilizzo della ceramica, da sempre presente nella sua ricerca.
francescaantonini.it/it/-manuela-cirino

Silvia Margaria (1985) vive e lavora a Torino.
Passa tre anni all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino, nel settore ispezione e catalogazione pellicole, esperienza lavorativa fondamentale per formare la sua attuale ricerca artistica: il modo attento di approcciarsi alla memoria e alla narrazione di identità del passato hanno attivato pratiche che formano un’attenzione più acuta verso le contingenze, le intermittenze del caso, le allusioni e i frammenti, la precarietà e la fragilità. La sua metodologia di lavoro dà importanza al dialogo e alla partecipazione con altre tracce visive, tenendo conto del rapporto tra gli opposti intesi come tensioni compresenti, dell’esperienza di relazione con la memoria, della complessità del rapporto tra uomo e ambiente. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero. È membro dell’associazione Progetti Specifici (Torino). Collabora con la galleria A Pick Gallery (Torino).
silviamargaria.it

Enrico Tealdi è nato nel 1976, vive e lavora a Cuneo e Angers. Mostre personali: L’ Accordo, galleria Antonini, Roma, Halos, PIA | PALAZZINA INDIANO ARTE, Firenze (2022); Transfiguration Mode, Atri (2019); Concerto per carillon, Antonini Arte Contemporanea, Roma (2018); Si cercano parole che nessuno dirà, MAR, Ravenna (2016); First Floor, Hommes Gallery,Rotterdam, The Netherlands (2011). Collettive: Pittura italiana oggi, Triennale di Milano (2023), VOLTI, La pittura italiana di ritratto nel XX secolo, Como (2023), Gli Incontri della Luna, Raucci/ Santamaria Project, Milano (2022); Cartografia Sensibile, Palazzo Tornielli, Ameno (2022); The Milky Way, Franco Noero, Torino (2022); Citèra, Société Interludio, Torino (2020); Nero fortissimo. Rosa antichissimo, Museo Internazionale ceramico, Laveno (2018); Landina, Cars, Omegna (2015), 1 Koffer Kunst, Dusseldorf/Heerdt, Germania (2015); Italia Ora, Museo H.C. Andersen, Roma (2011).
enricotealdi.it

Olga Gambari, direttrice artistica
È curatrice indipendente, critica d’arte e giornalista. Collabora con La Repubblica e Il Giornale dell’Arte. È stata direttrice artistica di The Others Art Fair, del festival internazionale di arte indipendente NESXT e direttrice responsabile del progetto editoriale artesera.it. Nel 2021 ha diretto Paratissima. Insegna Storia dell’arte contemporanea e Fenomenologia delle arti contemporanee allo IED- Istituto Europeo di Design. Ha curato mostre e progetti artistici multidisciplinari. A maggio 2023 è uscito il suo primo romanzo, “Il nome segreto” (Miraggi Editore). Al centro della sua ricerca e progettualità l’idea dell’arte come luogo di sperimentazione multidisciplinare, laboratorio di pratiche e spazio pubblico.

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