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“Sotto la coperta d’oro” di Riccardo Infante: tornare all’origine per capire chi siamo

L’autore è un Ulisse moderno alla scoperta della propria Itaca; è il viaggio di ritorno verso casa, il cui fine ultimo è la conoscenza e la ricerca dell’identità

Tutto ha inizio con un viaggio. È scritto nella storia dell’uomo. Il viaggio attraverso i mari della conoscenza e della vita. Un viaggio di ritorno verso casa. Ma qual è davvero la casa di ognuno di noi? Riccardo Infante, autore del libro “Sotto la coperta d’oro”, edito da Ensemble, si pone questi interrogativi. È  uno scrittore a tutto tondo: colto, poliedrico, raffinato. In questa raccolta di versi che prendono la forma di un monologo dall’intensità teatrale, l’autore decide di compiere un viaggio seguendo la rotta di autori, che prima di lui, hanno intrapreso questa avventura: primo fra tutti Omero, che fa vivere il tema del nostos al suo Ulisse, narrato nell’Odissea. L’autore è, dunque, un Ulisse moderno alla ricerca della propria Itaca.

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Il nostos, dicevamo. Il viaggio di ritorno verso casa. Quel viaggio circolare dell’esistenza il cui fine ultimo è arrivare a noi stessi. Per Ulisse la meta era la sua Itaca: un ritorno a casa a tutti gli effetti, dove ad aspettarlo c’erano i suoi affetti, la sua dimora, la sua patria.  Per Riccardo Infante qual è la sua casa? Difficile rispondere, poiché è proprio questo il nocciolo della questione in questo bellissimo e toccante libro: quale Itaca raggiungere per un uomo che non ha una sola casa, una sola patria, una sola identità?

Riccardo Infante è nato in Italia da famiglia mista italo-canadese, e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in Medioriente, soprattutto in Iran, a Teheran, che per molto tempo ha considerato la sua città. Poi, con la rivoluzione islamica, Riccardo è stato costretto a fuggire ed è giunto in Italia, a Milano, dove ha messo nuove radici, e ha preso forma una nuova identità. Ma non è stato facile. Vivere molte identità è come vivere molte vite fatte di tappe, di luoghi e patrie differenti, di mari in tempesta e onde altissime, fino a toccare di nuovo terra.

In “Sotto la coperta d’oro” si narra una storia su più livelli di lettura: la storia dell’autore che, simile a Ulisse, è in viaggio verso la propria Itaca; ma non solo. “Itaca non è la meta, non è un traguardo”, si legge nel libro. Insieme al viaggio c’è anche la sua esperienza di esule sradicato dalle proprie radici, sovente di emarginato, e con lui la storia di tanti esuli, migranti e profughi del nostro tempo, che prendono il mare in cerca di una nuova patria, di una nuova vita. Una rotta al confine tra disperazione e speranza.

Anche il titolo rimanda in parte a questa realtà storico-sociale: la coperta d’oro, infatti, richiama i tessuti termici con cui vengono avvolti i migranti scampati agli innumerevoli naufragi, o con cui – ahimè – vengono ricoperti i loro miseri resti; d’altro canto è anche un richiamo evocativo a qualcosa di prezioso, che ha a che fare con la magia, con il sogno, con la favola, immaginando una terra nuova, o un ritorno a casa che possa cambiare il corso della vita. “Sotto la coperta d’oro”, dunque, vuole mettere in relazione su piani differenti, la vicenda universale della nostra umanità: la ricerca del proprio destino, del proprio posto nel mondo.

Questo libro esorta anche il lettore a porsi gli stessi interrogativi, che diventano personali. Cosa ci spinge a partire? A intraprendere un viaggio, a cambiare vita? Partono gli esuli e i profughi. Partono i soldati e i turisti. Partono gli esploratori e gli avventurieri. E partiamo noi: per fuggire dalla routine, o per vivere esperienze ed emozioni nuove; per inseguire un sogno o per dimenticare il passato; per arricchire la conoscenza sul mondo o per semplice desiderio di libertà; per la gioia di partire e di tornare, o per non tornare più. Tante sono le partenze, come tanti sono i ritorni. Di fatto, ciò che bisogna augurarsi, leggendo il libro di Riccardo Infante, è che il viaggio di ritorno verso la nostra Itaca sia lungo e tortuoso, affinché non sia stato vano. Affinché il cammino verso la conoscenza sia realmente compiuto.

Il viaggio come esperienza esistenziale non può essere mai fine a sé stesso, perché il suo obiettivo è l’acquisizione di un’esperienza e di una conoscenza superiori: un passo in avanti verso la propria interiorità e il proprio discernimento. E ciò è misurabile solo se messo al confronto con il punto di partenza, cioè facendo ritorno al luogo di origine, all’archè greco da cui tutto proviene e a cui tutto ritornerà. Solo così è possibile rispecchiarsi con il vecchio sé stesso e conoscere la propria nuova identità. In questa ricerca ognuno di noi è chiamato a riflettere: il cittadino del mondo come il migrante, l’uomo ordinario come l’esule, il profugo. A ben pensarci, nessuno può sentirsi davvero a casa, perché nulla è immutabile. Siamo in costante cammino.

“Sotto la coperta d’oro” non è, dunque, un viaggio solamente geografico, storico, sociale tra versi toccanti e armoniosi che raccontano, attraverso il mito di Ulisse, la nostra epoca; è anche – e soprattutto – un percorso esistenziale, necessario e affascinante alla scoperta di sé stessi, dove è fondamentale tornare all’origine per capire chi siamo, e quanta strada abbiamo fatto per arrivare dove siamo oggi.

 

Titolo: “Sotto la coperta d’oro”

Autore: Riccardo Infante

Editore: Ensemble

Anno edizione: 2024

Pagine: 72

EAN: 9791255710653

Prezzo: 12 Euro

 

“Sotto la coperta d’oro” (Edizioni Ensemble) di Riccardo Infante è disponibile sul sito della casa editrice, su internet o preordinandolo in tutte le librerie.

 

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