In Italia esiste un esercito silenzioso che ogni giorno sostiene il sistema di welfare del nostro Paese senza essere adeguatamente riconosciuto: sono i caregiver familiari.
Madri, padri, figli, coniugi e parenti che assistono quotidianamente una persona con disabilità, spesso rinunciando al lavoro, alla carriera e, non di rado, alla propria vita sociale.
Secondo le stime più recenti, milioni di cittadini italiani svolgono attività di cura continuativa nei confronti di familiari con disabilità o non autosufficienti, si tratta di un lavoro vero e proprio, fatto di assistenza, gestione sanitaria, accompagnamento, supporto emotivo e organizzazione quotidiana, un lavoro che richiede competenze, responsabilità e presenza costante.
Eppure, questo lavoro rimane ancora in gran parte invisibile e privo di un riconoscimento strutturale.
Come Segretario Nazionale del comparto Disabilità della CONF.A.E.L. ritengo che sia arrivato il momento di affrontare con serietà e determinazione la questione del riconoscimento del caregiver familiare come figura lavorativa e sociale fondamentale per il nostro Paese.
Il caregiver non è semplicemente un familiare che “aiuta”, é spesso la persona che garantisce continuità assistenziale, che supplisce alle carenze dei servizi pubblici e che consente a molte persone con disabilità di vivere all’interno della propria casa, evitando istituzionalizzazioni e ricoveri che comporterebbero costi molto più elevati per lo Stato.
In altre parole, il caregiver è una colonna portante del sistema di assistenza italiano.
Nonostante questo ruolo fondamentale, i caregiver si trovano frequentemente ad affrontare una condizione di forte fragilità: isolamento sociale, difficoltà economiche, perdita del lavoro o impossibilità di accedervi, mancanza di tutele previdenziali e di percorsi di sostegno strutturati.
È evidente che il nostro Paese debba compiere un passo avanti decisivo.
Occorre riconoscere formalmente il caregiver familiare come figura con diritti specifici: tutele previdenziali, sostegni economici adeguati, percorsi di formazione e strumenti di conciliazione tra assistenza e lavoro, allo stesso tempo è necessario rafforzare i servizi territoriali, affinché l’assistenza non ricada esclusivamente sulle famiglie.
Non si tratta soltanto di una questione sociale, ma anche di giustizia e dignità.
Riconoscere il lavoro dei caregiver significa riconoscere il valore della cura, della responsabilità e della solidarietà che ogni giorno migliaia di famiglie dimostrano nel silenzio delle proprie case.
Come organizzazione sindacale continueremo a portare avanti questa battaglia con determinazione, promuovendo proposte concrete e aprendo un confronto serio con le istituzioni.
Il riconoscimento dei caregiver non è una concessione: è un atto dovuto verso chi, ogni giorno, si prende cura della parte più fragile della nostra società.
L’Italia non può più permettersi di ignorare questo lavoro invisibile.
Segretario Nazionale Comparto Disabilità
CONF.A.E.L.
Loredana Lai

