È una delle vicende più discusse della storia del cinema moderno, un intreccio tra il riconoscimento artistico internazionale e le vicende giudiziarie che interessano Roman Polanski.
Mentre il regista viene celebrato per opere quali Il pianista o Chinatown, la sua posizione rispetto agli Stati Uniti resta quella di una persona ricercata dalle autorità americane. La vicenda trae origine nel 1977, quando Polanski fu arrestato a Los Angeles con l’accusa di avere avuto rapporti sessuali illegali con una minore. A seguito di un accordo di patteggiamento, il regista trascorse 42 giorni in detenzione per una perizia psichiatrica; successivamente, nel 1978, in seguito al timore che il giudice potesse non convalidare i termini dell’accordo, Polanski lasciò gli Stati Uniti, paese in cui non ha più fatto ritorno.
Da allora, la situazione legale del regista è stata oggetto di complesse dinamiche internazionali. Polanski ha risieduto in Francia e Svizzera, paesi che non hanno proceduto all’estradizione richiesta dagli Stati Uniti. Nel 2009, in seguito a un fermo all’aeroporto di Zurigo, si è aperta una lunga battaglia legale conclusasi con il diniego dell’estradizione da parte delle autorità elvetiche. Analogamente, la Polonia ha negato l’estradizione verso gli USA.
La permanenza di Polanski in libertà, unita alla sua continuativa attività cinematografica e alla partecipazione a festival internazionali, ha sollevato, nel corso dei decenni, un ampio dibattito pubblico. Molte voci critiche hanno evidenziato una disparità di trattamento rispetto ai cittadini comuni, interrogandosi sul ruolo che la fama e il prestigio sociale possano giocare nel percorso giudiziario di una figura pubblica.
A 92 anni, la condizione di Polanski — libero di operare in gran parte del mondo ma impossibilitato a rientrare negli Stati Uniti senza rischiare l’arresto — continua a essere al centro di una riflessione etica e giuridica. La sua carriera ininterrotta pone a critici e osservatori un interrogativo ricorrente: se il prestigio professionale possa, nei fatti, creare una sorta di immunità di fatto che la legge, sulla carta, non riconosce.

