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IL COSTO DEL GASOLIO TRIPLICA I VIAGGI DEI TIR E SANGUINA L'AGRICOLTURA: LA DENUNCIA E LE RICHIESTE DEL SEGRETARIO NAZIONALE UNIFAD

 

Roma-Da settimane assistiamo, con rispetto, apprensione e profonda partecipazione, alla dignitosissima protesta degli autotrasportatori, degli agricoltori e dei lavoratori della nostra terra. Donne e uomini che con sacrifici incalcolabili hanno dedicato l’intera vita al lavoro e che oggi, schiacciati da un caro vita insostenibile, non riescono più a rimanere a galla. Sono sul lastrico.

I numeri di questa crisi raccontano un’emergenza drammatica e non più sostenibile: i costi per la spedizione di un TIR dal Mezzogiorno alle direttrici del Nord, come Milano, sono letteralmente triplicati. Oggi, per completare una tratta di andata e ritorno e riempire un serbatoio da 1.500 litri servono oltre 3.000 euro di solo carburante.

La situazione è altrettanto tragica nei campi: con il prezzo del gasolio impazzito che ha raggiunto i 2,40 euro al litro, un agricoltore al volante di un trattore da 100 cavalli arriva a consumare fino a 200 litri al giorno, affrontando una spesa stimata di circa 500 euro al giorno soltanto per poter lavorare. Come si può pretendere che le nostre aziende agricole resistano sul mercato quando i costi vivi per produrre e trasportare superano di gran lunga qualsiasi margine d’incasso?

Ciò che ferisce di più non è solo questa spaventosa morsa economica: è il silenzio assordante di una classe politica sorda e distante. Un Governo che finge di non vedere la disperazione quotidiana di chi non sa più come mettere insieme il pranzo con la cena, mentre migliaia di famiglie al Sud sono precipitate in uno stato di emergenza sociale senza precedenti.

Il riscatto dei giovani calabresi: la vera lezione di educazione civica

In questo clima di forte tensione e profonda sofferenza, è emerso un segnale di straordinaria speranza e maturità che merita di essere gridato a gran voce. Al fianco degli agricoltori e degli autotrasportatori sono scesi in campo i giovani studenti cosentini. Con una manifestazione esemplare, compostissima e pacifica, molti studenti, hanno sfilato per le vie della città, per difendere il futuro della propria terra e il lavoro dei propri padri.

Il loro comportamento rappresenta una risposta netta e orgogliosa alle immagini di violenza e degrado viste a Milano, dove frange di vandali hanno devastato la città. I nostri studenti hanno dimostrato sul campo cosa significhi incarnare i veri valori dell’educazione civica e del rispetto istituzionale: la loro è stata una lezione di dignità, civiltà e profondo senso dello Stato che dovrebbe far vergognare chi liquida le proteste del Sud con indifferenza.

Il “teatrino” istituzionale e lo schiaffo al Mezzogiorno

Eppure, di fronte a questo grido d’aiuto così composto e disperato, la risposta delle istituzioni è stata umiliante. Mentre il Mezzogiorno è paralizzato e i beni di prima necessità scarseggiano sugli scaffali dei supermercati, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non ha ritenuto opportuno nemmeno convocare le parti nella Capitale o scendere nei territori colpiti. “Ha preteso” un incontro a Milano, liquidando la vertenza con un tavolo d’emergenza conclusosi con un nulla di fatto.

Un atteggiamento irrispettoso. Viene da chiedersi: se fossimo stati in campagna elettorale, il Ministro avrebbe dimostrato la stessa pigrizia e distanza istituzionale? Certamente no. Sarebbe venuto al Sud a elargire promesse e a chiedere voti. Invece, l’incontro si è tradotto nell’ennesima presa in giro verso chi non ha più la liquidità necessaria nemmeno per far partire i propri mezzi di lavoro.

L’oscuramento mediatico e il paradosso delle risorse

Ad appesantire un quadro già drammatico si aggiunge la colpevole marginalizzazione operata dal sistema dell’informazione. Assistiamo all’oscuramento sistematico di una mobilitazione civile, legittima e disperata; un narrare deformato che preferisce ipnotizzare l’opinione pubblica accendendo i riflettori su episodi di disordine urbano nel Nord Paese, anziché denunciare la paralisi produttiva che sta strangolando il Mezzogiorno.

Nel frattempo, di fronte all’impossibilità dichiarata dal Governo di individuare coperture economiche a sostegno di famiglie e imprese travolte dal caro vita, si assiste alla tempestiva reperibilità di ingenti risorse pubbliche destinate alla spesa bellica e al riarmo. Una palese e inaccettabile inversione delle priorità nazionali che sacrifica la tenuta socio-economica dei cittadini e la sopravvivenza del Mezzogiorno a beneficio di logiche belliche lontane dai reali bisogni del Paese.

La nostra richiesta di riscatto

Non siamo più disposti ad accettare che il Sud venga ricordato solo durante le scadenze elettorali per poi essere abbandonato al proprio destino nei momenti di buio.

Come Segretario Generale Nazionale di UNIFAD chiedo con fermezza:

  1. Un piano straordinario per calmierare i prezzi del carburante e dei costi energetici per le filiere del trasporto e dell’agricoltura.
  2. L’apertura immediata di un tavolo di crisi permanente presso la Presidenza del Consiglio, con la presenza diretta dei rappresentanti dei territori meridionali.
  3. Sostegni diretti alle famiglie e interventi di emergenza per garantire la tenuta sociale e la continuità dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità.

I nostri giovani ci hanno mostrato la strada della civiltà; sta a noi, ora, fare in modo che la loro voce e il sacrificio dei nostri lavoratori non vengano calpestati. Il Sud non si arrende e non morirà in silenzio.

 

Adele Sammarro, Segretario Generale Nazionale UNIFAD

 

 

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