LUCCA – Un fondo nazionale per riconoscere buoni pasto fino a 7 euro a docenti e personale ATA e risorse strutturali per remunerare gli incarichi aggiuntivi nella scuola. È la richiesta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che sollecita un intervento del ministro Giuseppe Valditara, insieme al Ministero dell’Economia, per definire coperture finanziarie e tempi di attuazione.
La proposta, ribadita dal presidente Romano Pesavento, riguarda le giornate di effettivo servizio in presenza superiori alle sei ore, comprensive di una pausa. Il piano prospettato dal Coordinamento prevede 100 milioni di euro iniziali, 170 milioni nella seconda annualità e tra 220 e 230 milioni annui a regime. Sono importi proposti, da aggiornare sulla base dei beneficiari e delle giornate ammissibili, non stanziamenti già approvati.
Il CNDDU chiede finanziamenti aggiuntivi rispetto alle risorse per didattica, funzionamento delle scuole e trattamento accessorio. Il riconoscimento dei buoni pasto, sostiene, richiede una decisione politica capace di sostenere una spesa ricorrente.
Un secondo punto riguarda le figure di sistema, impegnate nel coordinamento didattico, nella progettazione e nella gestione organizzativa. Il Coordinamento propone regole nazionali su incarichi, responsabilità e compensi minimi, accompagnate da una ricognizione delle funzioni effettivamente svolte e delle somme attualmente erogate.
Nella nota viene inoltre richiamata la richiesta di aumentare la retribuzione fondamentale dei docenti di almeno 300 euro netti mensili per tredici mensilità, attraverso un piano pluriennale. Aumenti stipendiali, indennità e welfare, secondo il CNDDU, devono avere coperture autonome, evitando che una misura sia finanziata riducendo le risorse destinate alle altre.
L’appello al ministro è di trasformare il confronto contrattuale in una proposta finanziaria formalizzata, con stanziamenti pluriennali, condizioni applicative uniformi e scadenze definite. Per il Coordinamento, nuove previsioni contrattuali senza risorse continuative rischiano di lasciare irrisolto il problema del lavoro aggiuntivo non adeguatamente remunerato.

