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“Le Querce di Mamre” di don Alberto Fossati: la casa di accoglienza di Ascoli per dare sostegno e speranza alle persone in difficoltà

“Le querce di Mamre” è una casa di accoglienza per padri separati in difficoltà e per persone con situazioni di disagio, sorta in una piccola frazione di Ascoli Piceno, Pennile di Sotto, nel marzo 2018 per iniziativa di don Alberto Fossati, responsabile della parrocchia di San Marcello, nel capoluogo marchigiano. Il parroco ha voluto raccontarci la storia di questa comunità, che partendo da una piccola realtà di ospitalità e sostegno dei più deboli ha allargato sempre di più gli spazi dell’accoglienza, della gratitudine e dello stare insieme, dove il donarsi diventa un segno di ricchezza e di speranza per tutti. «L’uomo ha bisogno di amare e di sentirsi amato. Ha bisogno di Dio perché è figlio di Dio», è questo lo spirito che anima l’operato de “Le Querce di Mamre”.

«Il 10 marzo 2018, dopo una settimana di evangelizzazione e preghiera inauguriamo la struttura di accoglienza chiamandola “Alle Querce di Mamre” – nome familiare alla Bibbia e come in quel luogo Abramo fa l’esperienza di sentire accanto a sé la presenza di Dio, così anche noi vorremmo far vivere la stessa esperienza ai nostri ospiti – e iniziamo l’avventura dell’ospitalità. Si presentano subito diverse situazioni più grandi e gravi di quelle previste e così iniziamo ad organizzarci e a darci una struttura per vivere meglio il servizio di accoglienza coinvolgendo alcuni professionisti. Le richieste di accoglienza che bussano alla porta aumentano sempre di più, le esigenze sono tante e gli spazi in Parrocchia sono insufficienti. Si prospettano incontri protetti tra genitori e figli, occorrono spazi più riservati per i colloqui con gli ospiti e con le persone che vengono per parlare e per un consiglio e la costante necessità di rapporti con gli avvocati, i Servizi Sociali e gli Enti ci spingono a darci una struttura più organizzata.

È il 14 febbraio del 2019, quando ci costituiamo in Associazione: l’Associazione “Le querce di Mamre”. Con la Preghiera comunitaria e gli impegni personali di preghiera a nome dell’Associazione attraverso il Rosario quotidiano, la Comunità cresce.

L’uomo ha bisogno di casa, di lavoro, di istruzione e di cure mediche… ma non gli basta. L’uomo ha bisogno di amare e di sentirsi amato in mezzo agli uomini, ma, in fondo, non gli basta neppure questo. Più passa il tempo e più ci rendiamo conto che l’uomo ha bisogno di Dio perché è figlio di Dio. Ecco perché la prima caratteristica dei soci fondatori dell’Associazione, è un forte spirito di preghiera. L’accoglienza è solo la conseguenza logica del nostro stare assieme e della nostra scelta di vita.

Saputo che gli spazi sono pochi e del bisogno di un luogo più grande, il Vescovo diocesano ci offre una struttura chiusa da tempo e il 17 marzo 2019, durante il pranzo domenicale con gli ospiti presenti, consegna le chiavi della casa chiedendo di intitolarla a San Giuseppe a due giorni dalla sua festa. Dopo solo due settimane di lavoro, con l’aiuto degli ospiti siamo riusciti a rendere anche questa struttura adatta all’accoglienza. Il 30 Marzo 2019 con una semplice e commovente celebrazione alle 7:30 del mattino abbiamo inaugurato la struttura. Il nome scelto è “Oasi San Giuseppe”.

“Restituzione” diventa per noi condividere tempo, professionalità, cultura, beni materiali e spirituali con i più poveri, per il loro sviluppo e la loro dignità; aiutare l’uomo che si accosta alla nostra Associazione a scoprire i propri talenti; concepire la vita come dono e valore assoluto in ogni suo momento e in ogni suo modo di esprimersi; valorizzare ogni capacità umana, pur umile che sia, e trovare nei momenti deboli della vita, come il tempo della sofferenza, il valore del dono.

Sono stati molti i momenti di condivisione vissuti tra gli operatori e gli ospiti: Natale, Pasqua, compleanni, vacanze, feste…tutto questo con lo scopo di farli sentire in una vera e propria famiglia, così come nella quotidianità con le sue gioie e fatiche. Durante questi due anni e mezzo abbiamo visto l’ingresso di molti uomini in difficoltà, ma altrettanti sono riusciti, anche con il nostro aiuto, a ricostruire piano piano la propria vita e a continuarla al di fuori della struttura. A loro si affianca anche chi non ce la fa e, uscito, torna in una situazione di peggior disagio.

Nell’estate del 2019, su richiesta di alcuni avvocati, diamo la disponibilità ad iniziare una progettualità con il sistema carcerario; si tratta di elaborare un progetto di reinserimento dopo la detenzione. Dopo mesi di lavoro e di visite dei responsabili preposti alle nostre strutture, a settembre 2019 il progetto prende il via con l’ingresso di un giovane con il fine pena anticipato. A lui seguono altri due giovani agli arresti domiciliari e tante altre sono le richieste. Anche questa esperienza – che per noi è molto impegnativa – segna una svolta ulteriore alla nostra piccola opera di accoglienza.

Con l’aiuto di alcuni volontari ed enti associati, stiamo cercando di trovare ad alcuni ospiti un lavoro, per permettergli di ricominciare a capire l’importanza dell’impegno lavorativo, ma soprattutto anche per poter permettere loro la costruzione di un’autonomia economica.

La Comunità sta crescendo e questa famiglia diventa sempre più un segno di come il Vangelo si incarni nella realtà odierna, offrendo sostegno a tanti uomini in difficoltà. Per dare un più forte senso di famiglia abbiamo alcuni momenti di condivisione giornaliera come la colazione, il pranzo, la merenda, la celebrazione della Liturgia della Parola o la Messa e la cena. A questo vanno aggiunti i momenti di festa per i compleanni e le domeniche con alcune uscite comunitarie».

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