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Caso ex Ilva di Taranto, Conte pronto a mediare su scudo bis: “Serve la responsabilità di tutti”

Il premier pronto a fare un tentativo sulla base di un testo Pd che non è specifico per l’Ilva. Conte potrebbe arrivare a chiedere il voto dell’aula

ROMA – “Pretendiamo chiarezza e il rispetto degli impegni contrattuali. Si viene in Italia, si vince una gara e si rispettano i termini contrattuali indicati nel bando. Saremo inflessibili. Non si può pensare di cambiare una strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo penale che peraltro non è previsto contrattualmente”. È quanto dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che interviene a margine dell’inaugurazione del 157simo anni accademico del Politecnico di Milano parlando della situazione legata all’ex Ilva e all’incontro in programma con ArcelorMittal.

Il premier annuncia anche che pretenderà in quanto Capo del Governo “che siano rispettati gli impegni per quanto riguarda le bonifiche ambientali“, un tassello giudicato da Conte “fondamentale della complessa strategia imprenditoriale per quella comunità e per quel polo siderurgico”. In sintesi, la priorità dell’Esecutivo è quella di stare a fianco dei lavoratori.

“A noi preme non solo che sia assicurata la continuità a questi investimenti produttivi ma sia rispettato il livello occupazionale”, dice Conte, perché “non sono solo in gioco 9.000 famiglie ma c’è tutto un indotto molto più cospicuo e noi faremo di tutto per difendere questi investimenti e questa comunità di persone”.

“I nostri interlocutori sono quelli che ci sono ora e che devono rispettare gli impegni contrattuali è su questo che ci confronteremo”. Cosi’ il premier Giuseppe Conte a chi gli chiede se ci saranno colloqui anche con il colosso indiano Jindal, come indicano alcune indiscrezioni.

 

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte potrebbe allargare la riunione di domani mattina a Palazzo Chigi con Arcelor Mittal non solo ai ministri interessati (Stefano Patuanelli, Nunzia Catalfo, Peppe Provenzano) ma anche ai rappresentanti dei partiti di maggioranza nel governo, inclusi Dario Franceschini e Luigi Di Maio. Una scelta, apprende l’agenzia Dire, che segnala il modo in cui il premier intende impostare il confronto con l’azienda franco-indiana, dopo la minaccia di lasciare il sito di Taranto. Per Conte non è ammissibile nessun cedimento sul piano della soluzione tecnica.

L’obiettivo sostanziale non ammette deroghe: gli stabilimenti non devono fermarsi, neppure parzialmente. Ad Arcelor chiederà il rispetto del contratto, fino in fondo. Se servirà ripristinare lo scudo penale, a quanto si apprende da fonti parlamentari il premier in queste ore, si sarebbe convinto della giustezza della soluzione espressa dal Pd relativa al ripristino di una forma di scudo penale.

A differenza degli emendamenti al dl fiscale presentati da altri partiti e che incidono solo sul caso dell’Ilva, i Democratici presenteranno una norma generale che vale per tutte le imprese che si cimentano nelle bonifiche industriali. Si tratta in ogni caso di un emendamento al dl fiscale, ma probabilmente meno invisa ai senatori dissidenti M5s che hanno provocato la cancellazione dello scudo penale nel dl salva imprese. In ogni caso il premier su questo è determinato a chiedere un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, nelle sedi politiche e in quelle istituzionali. Anche ricorrendo, cioè, al voto dell’aula.

Per il momento si tratta tuttavia solo di ipotesi. E’ anche possibile che Arcelor Mittal domani esponga una situazione che non è rimediabile con il solo ricorso alla tutela penale. Di fronte a un quadro che mette in discussione l’intero piano industriale sottoscritto contestualmente al contratto, allora si aprirebbero scenari ad oggi non prevedibili e rispetto ai quali lo scudo penale potrebbe essere ininfluente. Resta per Conte valida in ogni caso l’impostazione di fondo.

Il premier intende affrontare il caso Ex Ilva con la personale determinazione a non consentire la chiusura dello stabilimento, ma anche a responsabilizzazione le forze di maggioranza e i parlamentari tutti. “Ognuno si deve assumere una parte della responsabilità”, è il messaggio che indirizza ai partner di governo e alle opposizioni, perchè il futuro dell’acciaio italiano non è questione relegabile all’interno di confini politici.

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