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Un rumore educativo si alza dal comparto scolastico: la posizione delle presidenze Usmi e Cism

La nota è stata adottata sia dalla Conferenza Italiana Superiori Maggiori che dell'Unione Superiore Maggiori d'Italia

Roma – Molte sono le difficoltà che continuano ad emergere in ogni dove relativamente all’emergenza Covid 19 e si registra a tal proposito anche un grido di dolore espresso nel contesto della formazione e quindi delle scuole paritarie. Madre Yvonne REUNGOAT e  Padre Luigi GAETANI, rispettivamente presidenti dell’USMI e del CISM Nazionale in una nota stampa sostengono quanto segue:

“Le Presidenze Nazionali dell’USMI e della CISM, fortemente sollecitate dai Superiori/e Maggiori,
manifestano tutto il disagio e la difficoltà che scuole pubbliche paritarie cattoliche fanno dinanzi alla
fatica di tante famiglie a pagare le rette, all’indebitamento di tanti Istituti che non ce la fanno più a
pagare gli stipendi dei docenti e del personale amministrativo.
Ora tocca alla politica, ma noi vogliamo e possiamo sostenerla. Come? Attraverso un gesto
simbolico che faccia rumore e coinvolga tanti altri cittadini, oltre ogni schieramento, perché
chi ama la scuola sa bene che questa è trasversale a tutto.
Le Presidenze nazionali dell’USMI e della CISM, tenendo in alta considerazione tutte le
Associazioni di categoria e accogliendo l’appello delle famiglie, dei docenti, degli alunni e di
tutto il comparto associativo cattolico, di ispirazione cristiana (gestori, Agidae -Fidae-Fism-Cdo
opere educative, Confap-Cnos Scuola; genitori Agesc-Faes-Age-Forum Famiglie, e delle numerose
realtà rappresentative anche dei docenti), Laico (Aninsei-Filins), promuovono un gesto simbolico
nella viva speranza che sia appoggiato da tutti, in rappresentanza delle 12 mila scuole paritarie, i
900 mila allievi coinvolti, i 180 mila dipendenti. Perché se due giorni di sciopero responsabile e con
didattica alternativa possono creare disagio, questo rappresenta solo un accenno al disastro di un
servizio che potrebbe riprendere solo parzialmente a settembre.
Proponiamo che nei giorni 19 e 20 maggio p.v., giornate che vedono partire le votazioni
degli emendamenti:
– le nostre scuole interromperanno le lezioni e per questi due giorni allievi, docenti e
famiglie esporranno un # Noi siamo invisibili per questo governo;
– ciascuna scuola paritaria si adopererà con lezioni, video, dirette Fb dalle pagine delle
scuole che saranno aperte a tutti per diffondere i temi della libertà di scelta educativa; il diritto di
apprendere senza discriminazione; parità scolastica tra pubblica statale e pubblica paritaria; libera scuola in
libero stato; appelli alla classe politica perché non condanni all’eutanasia il pluralismo culturale del nostro Paese.
Ciascuna delle nostre scuole, con il coinvolgimento delle famiglie, dei docenti, degli studenti
organizzerà gli eventi che desidera: conferenze, dirette, disegni, flash mob…, tutto in diretta
social per fare quel rumore costruttivo e responsabile che solo la scuola sa fare;
– condivideremo le varie dirette ed iniziative sulle singole pagine social e siti delle scuole

Il nostro gesto simbolico intende essere un “rumore educativo”, un “rumore costruttivo”.
Un “rumore educativo” ed educato, che parta dalle nostre scuole ma che coinvolga i genitori dei
900 mila allievi delle scuole paritarie, i 7 Mln di allievi delle scuole statali, i docenti, il personale della
scuola italiana, gli amici, i cittadini facendo nostro l’appello del Presidente della Repubblica: ognuno di noi
può e deve fare la propria parte per la liberazione dell’Italia oggi.
Un “rumore costruttivo”, – conclude la nota – che obblighi i nostri parlamentari, che saranno impegnati nella
discussione degli emendamenti nell’aula parlamentare, a non lasciare indietro nessuno perché o l’Italia
riparte dalla scuola, da questo grembo dove si entra bambini e si esce cittadini di uno Stato
democratico, o non ripartirà. La scuola deve tornare a far rumore, perché è l’impresa più grande di un
Paese democratico, l’investimento migliore sul futuro, la grammatica più efficace di ogni integrazione
culturale”.

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