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Il 3 giugno, nuova festa della liberazione

Editoriale – Da Lunedì 18 Maggio 2020 al popolo italiano sarà consentito di eliminare l’autocertificazione per gli spostamenti all’interno della regione di residenza. In questo contesto a ciascuno è “consentito” di andare dove vuole e senza dover dare spiegazione alcuna sugli spostamenti. Ci sembra la riconquista di una mezza libertà con le difficoltà di barriera tra i vari confini regionali, ma è senza meno una ulteriore tappa verso una luce.

Da lunedi, a molte attività commerciali e produttive, sarà consentito di lavorare, e quindi non di svagarsi. Seppure in condizioni di criticità, quel motore produttivo rallentato a tutela della salute pubblica da un lato e a danno della salute economica dall’altro, prova a ripartire.

Poi un lasso di tempo ci separa da una nuova festa della liberazione: quella del 3 giugno 2020. Sarà una nuova data in cui ci si potrà spostare liberamente all’interno delle regioni e dell’Unione europea. Chi viene dagli stati esteri non dovrà osservare quarantena. Magari questo sembra un pò eccessivo, però non sta a noi decidere.

E dunque ci sembra che in piccole dosi ci stiano facendo una regalìa. Non è così. I diritti non si concedono, si esercitano e basta. Il popolo pur con qualche sboffonchiamento è stato prono e supino ed è rimasto tappato in casa, privilegiando il pigiana, il divano, e  la televisione terroristico-ansiogena altrenata a riproduzione di programmi di una scemenza unica fuori luogo per il periodo. Per indorare la pillola nel clou della “curva” anche il film “Contagion” è servito a completare la somministrazione del dramma.

Non crediamo, però non sarà una liberazione definitiva, la spada di Damocle del virus, il terrore sull’onda di ritorno, il fatto che non ce ne libereremo di questo virus prima di due anni come dice Pregliasco, non ci deve far stare tranquilli. Semplicemente perchè un sistema o di stolti o di inetti vuole tenere il popolo sulle corde di un violino stonato che pochi sanno tenere in mano.

Finora le cose stanno andando esattamente come prevedeva il professore Tarro, a meno che questa curva dei contagi dalla settimana prossima non torni a salire fornendo il pretesto a qualcuno di riloculizzare gli italiani con il pretesto di difenderli da un virus dispettoso e assassino.

Ma non esiste solo la morte fisica c’è anche quella dell’anima che è stata spenta a moltissime categorie: dagli artisti, alla moda, spettacolo, intrattenimento, musica, commercio, ristorazione, sport. Tutto lo svago è compromesso. Tanto che in questi ultimi mesi il reato più gettonato è il signore del piano di sopra che esce a fasse na corsetta o si conta quante volte sia andato a gettare l’immondizia. Per uscire. Ma per andare dove?

Mundo cerrado, tutto chiuso. Ma ci consolano con il fatto che tutto il mondo sta così. E beh non è certo un sollievo, anzi ci fa capire due cose: o i potenti della terra realmente hanno voluto fare un esperimento traendo spunto da un virus particolarmente incidente, o sono stati talmente inetti nel sottovalutare il problema e nel non avere strutture sanitarie adeguate a fronteggiare epidemie. Questo per loro è il problema: troppa gente in ospedale, mancano le terapie intensive.

Ora che ci si libera dal male dell’anno, ci si lasci in pace. Liberi di scegliere per la propria persona, anche perchè la tutela della propria salute spetta come libero arbitrio a sè stessi nè può essere “imposta” seppure in forma paternale.

Se da una parte il pretesto di tutelare la gente, dall’altra però la si è uccisa con una informazione ansiogena verso la quale però non  è stata applicata alcuna restrizione  o filtro. Scempi di comunicazione che parte dalla politica, passa per la televisione e raggiunge i social. E grazie ai saggi: quei componenti delle forze dell’ordine che hanno agito con umanità e non in preda a deliri di onnipotenza, grazie ai virologi anziani che non hanno interesse di carriera e si sono permessi il lusso di dire la verità.

Gli effetti di questa libertà in via di ripristino non facciamoceli scippare ancora, senza pretesti, senza se e senza ma. Ai posteri le ardue sentenze.

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