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Il punto sulla scuola. Intervista ad Adele Sammarro, coordinatore Nazionale Confasi Scuola

Prosegue il lento ritorno alla normalità anche per quanto riguarda la scuola italiana dopo il lock down indispensabile per arginare i rischi della pandemia. Dopo questo lungo periodo di cambiamenti sia per gli studenti e per gli insegnanti oltre che per il personale scolastico restano molte insicurezze che spesso si trasformano in vere e proprie per il futuro della scuola italiana.

Per fare il punto sulla situazione abbiamo intervistato Adele Sammarro, Coordinatrice nazionale del comparto scuola per la CONF.A.S.I.

Dott.ssa Sammarro, il Governo Conte ha iniziato a definire i primi cambiamenti della scuola italiana dopo il Covid-19. Le prime novità sono per la stabilizzazione degli insegnanti precari, qual è il punto di vista di CONF.A.S.I. su questo?

 Il comparto scuola sta vivendo una stagione complessa per via delle diverse situazioni che la vedono protagonista, nonostante le numerose problematiche legate all’emergenza Covid 19, in questi giorni si sta discutendo molto di assunzioni, concorsi scuola ed altro ancora. Al momento, pare sciolto il nodo sulla divergenza relativa alle modalità di svolgimento del concorso straordinario, che non avrà più il test con le criticate crocette, il che prevede una prova con quesiti a risposta aperta. Intanto, come CONF.A.S.I. non accettiamo che le assunzioni siano rinviate al prossimo anno, è una follia. Così facendo, il Governo mette a rischio il nuovo anno scolastico, ci troveremo con migliaia di cattedre scoperte e crescerà la supplentite. La scuola italiana ha bisogno di maggiori risorse, i provvedimenti presi dal Governo non consentono alla scuola di assolvere al suo mandato costituzionale. E’ chiaro che ci deve essere un senso di responsabilità da parte di chi ci governa, altrimenti con questo modus operandi si avranno forti ripercussioni con effetti negativi sul sistema scolastico. Sarebbe il caso di considerare la possibilità di istituire delle procedure rapide che siano in grado di stabilizzare il personale precario al fine da poter garantire il corretto avvio dell’anno scolastico. Non vogliamo più assistere al balletto dei docenti, è arrivato il momento di attuare delle strategie concrete e risolutive per il bene della scuola.

Un’altra decisione della compagine di Conte ha riguardato gli studenti direttamente cioè gli esami di maturità. Lei ritiene che siano state fatte le scelte giuste anche in merito a questo importante prova di verifica?

Certamente la decisione presa in merito allo svolgimento dell’esame di maturità in presenza, ha suscitato non poche polemiche, generando ansia e preoccupazione. Si è creato un meccanismo un po’ controverso, che, in alcuni casi, ha scatenato anche il panico. A ciò, si aggiunge il disagio che stanno vivendo gli uffici scolastici regionali nel reperire i Presidenti di commissione. In queste ore, sono in aumento le difficoltà, poiché in diverse regioni di Italia si fanno ricerche a sistema per individuare i docenti che potrebbero svolgere tale incarico. Si corre il rischio di defezioni, pertanto molti docenti si vedranno costretti a rientrare a scuola per sostituire i colleghi assenti. La cosa desta non poca preoccupazione, in quanto vi è il rischio contagio, potrebbero esserci anche portatori sani e non va sottovalutata l’elevata età dei docenti che parteciperanno agli esami in presenza. Non dimentichiamo che i docenti italiani sono tra i più vecchi d’Europa e, pertanto, vanno monitorati. Certo, dopo oltre settanta giorni di isolamento, la conferma dell’esame di Stato in presenza ci lascia basiti. Non sarà facile garantire le necessarie misure di sicurezza a tutela della salute di docenti, studenti e personale scolastico. Desta molta preoccupazione proprio la sicurezza, sarà necessario vigilare affinché tutto vada per il verso giusto. C’è bisogno di avere le giuste garanzie. L’appello della CONF.A.S.I è quello di rispettare il più possibile le misure di sicurezza e il distanziamento sociale, così come stabilito. La scelta giusta, a mio avviso, sarebbe stata quella di consentire lo svolgimento dell’esame di maturità online. Al momento, però, resta confermata la data del 17 giugno, per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, ovviamente in presenza.

Per quanto riguarda poi la didattica, come giudica la scelta di scaglionare le entrate e ridurre a 45 minuti la durata delle lezioni, davvero possiamo aspettarci anche delle lezioni svolte all’aperto, ad esempio nei parchi pubblici?

 Va precisato che la probabile riduzione della durata delle lezioni al momento è solo una ipotesi,si parla anche di riduzione del numero degli alunni per classe con due gruppi. Bisognerà verificarne la fattibilità. La suddivisione a gruppi al momento risulta di non facile gestione. Come CONF.A.S.I avevamo già fatto la proposta di ridurre il numero di alunni per classi. La riduzione del numero di alunni per classe, significherebbe dare maggiori garanzie in termini di igiene, vivibilità e garantirebbe l’adeguato distanziamento sociale. A ciò, si aggiunge che la riduzione del numero di allievi per classe migliorerebbe certamente il rapporto tra docente e alunni e produrrebbe ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni. E, ancora, significherebbe creare ulteriori posti di lavoro, ovvero stabilizzare i tanti precari storici che da anni sono nel limbo delle GAE. Per quel che concerne la didattica “outdoor”, senza dubbio, siamo in presenza di una novità importante, questa nuova tendenza di didattica all’aperto sta ottenendo diversi consensi. Va detto che è un sistema che produce certamente benefici psico-fisci, ma è anche vero che non sarà possibile sempre fare didattica on the road, in quanto entrano in gioco diversi fattori. E’ opportuno pensare a soluzioni concrete, così come le proposte avanzate dal nostro sindacato nei tavoli istituzionali.

Per quanto riguarda i mezzi e l’alfabetizzazione informatica, a suo parere, la Scuola italiana è abbastanza smart per affrontare a distanza la didattica, le verifiche e l’aggiornamento degli insegnanti

Il sistema educativo di istruzione e di formazione italiana si è trovato, per la prima volta, a fronteggiare una situazione certamente nuova e complessa per via della emergenza sanitaria. E’ stato un momento molto delicato che ha visto il mondo della scuola muoversi in più direzioni. La scuola si è trovata ad affrontare una situazione imprevista, che ha portato poi, alla didattica a distanza, pur tra mille difficoltà. Sistema che, pare, non verrà abbandonato da settembre, poiché una buona fetta di studenti, per motivi di sicurezza, continuerà a seguire le lezioni da casa tramite pc o tablet. Si sta valutando la possibilità di alternare le lezioni tradizionali a quelle in modalità e-learning. Ma non sarà cosa facile. Intanto, va precisato che ci sono tre aspetti importanti su cui è necessario lavorare al fine da perfezionare il sistema dell’e-learning, il che riguarda le infrastrutture del Paese, degli istituti scolastici e la formazione dei docenti. E’ chiaro che il Paese deve anche aggiornare le proprie infrastrutture di rete se vuole favorire la formazione a distanza. Va ribadito che non tutti hanno la possibilità di avere a casa un pc o tablet, e una connessione internet. Al Sud il 41% delle famiglie non ha connessione ad internet, e in tal caso, il diritto allo studio non viene garantito, senza parlare poi, del fatto che la didattica a distanza non fa altro che accrescere le disuguaglianze già presenti nella scuola.

In realtà, bisogna puntualizzare che molte scuole non sono attrezzate, ci vorrà del tempo per farlo e non sarà facile far tutto per settembre. D’altro canto, resta il problema dei docenti, non tutti sono in grado di utilizzare gli strumenti digitali e di adeguare le loro lezioni ad un nuovo approccio, solo pochi hanno competenze digitali ed una parte ristretta si è dedicata alla formazione digitale. La formazione a distanza potrebbe rappresentare una grande opportunità per la scuola italiana, senza dubbio, una occasione per approcciarsi a nuove tecnologie e nuovi strumenti, insomma una sfida da vincere. Certamente non si può equiparare un’ora di lezione in aula ad un’ora di lezione dietro lo schermo. E’ vero che si aprono nuovi scenari, ma il tema dell’apprendimento a distanza merita una più articolata riflessione per comprenderne davvero le potenzialità, seppure tra tante criticità. Lo smart learning, non è una semplice trasposizione in ambito digitale di una lezione tradizionale. Nessun sistema all’avanguardia che sia, potrà mai sostituire la bellezza della didattica in presenza con quella a distanza, dove si registra una forte assenza del calore umano. Si potrà lavorare per rendere la scuola più smart possibile, ma nulla mai potrà sostituire la tradizionale didattica fatta di emozioni, profumi, ricchezza di rapporti umani, e strette di mano, dove il dialogo educativo e le esperienze di apprendimento vissute in aula hanno quel particolare fascino che nessuno nuovo strumento all’avanguardia potrà mai regalarci.

                                                                                                Claudio Cisternino

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