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Tax Foundation, la mappa europea della carbon tax

In Svezia l’aliquota più elevata. In Polonia, Estonia e Ucraina le più basse

Roma – Le imposte sulle emissioni, se elaborate adeguatamente, sono coerenti con il principio “chi inquina paga”, in base al quale chi inquina dovrebbe sostenere il costo delle misure di riduzione dell’inquinamento proporzionalmente all’entità del danno arrecato alla società, come peraltro precisato nella dichiarazione di Rio dell’Onu del 1992 e nella direttiva europea del 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Dal ’90 ad oggi, molti passi avanti sono stati fatti, tant’è che il quadro attuale fissa l’istantanea d’un numero crescente di Paesi europei in cui sono in vigore imposte sulle emissioni da fonti di energia, come confermato dalla Tax Foundation nel suo ultimo lavoro dedicato all’ambiente e allo stato attuale della carbon tax a livello europeo. Al centro di questo discorso si collocano infatti le carbon tax, che puntano a ridurre le emissioni secondo due modalità: aumentando il costo dei carburanti e dell’elettricità prodotta ricorrendo a fonti di energia di origine fossile e, in conseguenza di tale aumento, spingendo le imprese a passare all’energia pulita, ad esempio l’energia idroelettrica, solare o eolica.

La mappa della carbon tax Paese per Paese
Nel 1990, la Finlandia è stato il primo Paese al mondo a introdurre una tassa sulle emissioni. Da allora, secondo quanto riportato dalla Tax Foundation, 18 Paesi europei l’hanno seguita, implementando tasse che vanno da meno di 1 euro per tonnellata di emissioni inquinanti in Polonia e Ucraina a più di 100 euro in Svezia. In particolare, le aliquote fiscali più basse si applicano in Polonia (€ 0,07), Ucraina (€ 0,25) ed Estonia (€ 2). Alla Svezia, come accennato, spetta il primato della più alta aliquota di carbon tax  (€ 116,33 per tonnellata di emissioni), seguita da Svizzera e Liechtenstein (€ 85,76) e Finlandia (€ 62). Sono invece Ucraina, Norvegia e Lussemburgo i Paesi che, applicando la carbon tax, coprono la quota maggiore di emissioni inquinanti, rispettivamente il 71%, il 66% e il 65%.

Il caso svedese
La Svezia, che di questi Paesi è quello che applica l’aliquota più alta (116,33 € per tonnellata di emissioni), ha registrato una riduzione delle emissioni del 23% nell’arco dell’ultimo quarto di secolo. In Svezia l’imposta è stata introdotta nel 1991 ad un’aliquota pari a 250 SEK (23 €) per tonnellata di anidride carbonica di origine fossile emessa, e nel corso del tempo è stata aumentata fino all’aliquota attuale, pari a 1.190 SEK (110 €) nel 2020; tale imposta rimane uno dei pilastri della politica svedese in materia di cambiamenti climatici  pubblicato sul sito del governo del Paese).
L’imposta svedese ha incentivato la riduzione dei consumi energetici, il miglioramento dell’efficienza energetica e un maggiore ricorso alle energie alternative da fonti rinnovabili. Dato che l’aliquota dell’imposta è stata aumentata in modo graduale, le parti interessate hanno avuto il tempo di adeguarsi, il che ha rafforzato l’accettazione politica agli aumenti dell’imposta nel corso del tempo.

Dall’esordio della carbon tax a oggi
Nel 1990 la Finlandia è stato il primo Paese al mondo ad applicare un’imposta sulle emissioni di carbonio, inizialmente sulla sola base del contenuto di carbonio in relazione alla produzione di calore e di elettricità. L’applicazione dell’imposta è stata poi estesa all’energia e ai carburanti per il trasporto. Nel 1992 è stata la volta della Danimarca che ha introdotto una tassa su tutti i consumi di combustibili fossili (gas naturale, petrolio greggio e carbone). al momento, invece, diversi Paesi europei stanno valutando o hanno annunciato l’implementazione di una carbon tax. Tra questi, l’Austria e la Turchia.

La multidimensionalità delle carbon tax 
Le tasse sulle emissioni, come sottolineato nel report della Tax Foundation, possono essere imposte su diversi tipi di gas serra, come anidride carbonica, metano, protossido di azoto e gas fluorurati. L’ambito di applicazione di queste tasse in ciascun Paese è diverso, con conseguenti quote variabili di emissioni di gas serra coperte dalla tassa. Ad esempio, la carbon tax spagnola si applica solo ai gas fluorurati, tassando solo il 3% delle emissioni totali di gas serra del Paese. La Norvegia, al contrario, ha recentemente abolito la maggior parte delle esenzioni e delle aliquote ridotte, e ora copre più del 60 per cento delle sue emissioni di gas serra.

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