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Con il covid, in guerra e senz’acqua nè pane

EDITORIALE – Ogni pretesto è buono per continuare a tenere il popolo con la spada di Damocle sempre pronta ad infilzare i colli della gente. Non di tutta, ovviamente. A memoria d’uomo un periodo così complicato sotto il profilo della comunicazione non risale certo nemmeno al tempo di guerra degli anni quaranta. Allora si soffriva, in silenzio e spesso senza ben sapere nulla di cosa in effetti stesse accadendo.

Oggi si previene l’allarme, il termine “preoccupazione”, come poi “allerta, soglia massima, e quant’altro sembrano volerci catapultare in un girone dantesco dell’inferno. Con il compiacimento degli stati generali della politica. Si capisce che molti sono i partiti che fingono, e che però in realtà si beano di questa situazione, forse generata ad arte per tenere tutti con il fiato sospeso continuamente. Prezzi esorbitanti, rischi di eventi nefasti sono ormai all’ordine del giorno, tanto che la gente si è praticamente assuefatta e nel contesto generale nemmeno si allarma piu’ di tanto. Ci siamo abituati a vivere in allarme e con la paura di tutto.

Il mix è perfetto: il rischio di entrare in guerra è sempre presente, il covid non è certo finito. Anzi i contagi si stanno perfino rialzando in piena estate. Ed inoltre il conflitto bellico capitato a puntino proprio nel momento in cui si allentava l’emergenza covid propone scenari apocalittici. Ci è stato subito fornito su un piatto d’argento il rischio di rimanere senza corrente, di non poter accendere i condizionatori e quindi con l’ipotesi di una estate praticamente vissuta sfiatati sui divani con sudore colante dalla fronte. Poi si inizia con il grano, e qui la sensazione è che non si potrà mangiare piu’ la pasta, quindi nemmeno il pane. Per colpa dell’orco cattivo. Dicono loro.

Siamo dunque in guerra senza saperlo, poichè chi predica la pace non può comunque armare una guerra. La diplomazia internazionale draghiana è stata presto sostituita da una politica estera raccolta in toto dal presidente del consiglio e vissuta nell’ombra dal ministro degli esteri, che oggi sbatte la porta e se ne va per conto suo senza alcuna riconoscenza verso chi lo ha tolto dalla strada.

Nel contempo la benza costa piu’ de dù euri, così come er gasolio. Ma dopo un primo allarme e prime proteste ed un contentino provvisorio del governo che ha fatto riportare i prezzi in valori transitoriamente consoni, tutto torna ad aumentare. Ma la gente si è assuefatta. Non gli interessa. Tanto al distributore sempre 20, 30 o 50 euro si mettono. L’aggravio si nota se si fa il pieno.
Per il resto l’automobilista prototipo ciabatte in plastica calzoncini quattro tasconi sudici e logori, maglia girocollo sudaticcia rimessa piu’ giorni praticamente se ne frega altamente. Tanto, dice, che spende sempre la stessa somma. Farà meno chilometri ma questo problema non lo riguarda.

E dunque anche la siccità compiace la politica. Stato di calamità naturale, non piove, fà troppo caldo. Allarme anche per l’estate. Il rischio è di stare sfiatati, senza condizionatori ed acqua razionata? La vita è un allarme continuo quindi con rischio di inondazioni, siccità, terremoti, incidenti, e tutto ciò che da sempre naturalmente caratterizza la vita dell’uomo evoluto.

Gli ospedali sono strapieni, i pronti soccorso non funzionano, la gente dunque tra guerra, covid e stridore di denti può solo pregare. Intanto qualcuno potrebbe anche pensare di premere l’acceleratore nel ruolo dell’Italia preoccupata di “ricostruire” l’Ucraina nell’ancor mentre la stanno quotidianamente distruggendo. Il verde presidente chiede armi con il suo nuovo outfit, la gente intanto muore. La gente comune però. Chi ha polvere spara, chi non ce l’ha guarda per aria.

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