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Grimaldi (Omceo Roma): pediatri e medici di base, un ruolo determinante in scelta vaccinale

Ieraci: nel Lazio organizzazione al top con unità complesse e centri ospedalieri

Roma – La formazione continua degli specialisti in vaccinologia, una disciplina in cui negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di conoscenze che ha reso l’aggiornamento professionale ancor più fondamentale. Questo il filo conduttore della due giorni intitolata ‘Summit school vaccini… tradizione e innovazione – Nuovi approcci multidisciplinari e non solo‘ che si è svolta nel weekend, a Roma, coinvolgendo medici chirurghi di tutte le discipline, assistenti sanitari, infermieri, tecnici della prevenzione e farmacisti. Nel corso dell’evento, patrocinato da Omceo Roma, si è fatto il punto sullo stato dell’arte e messo in evidenza le criticità del settore.

Tra i punti cruciali sicuramente il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di famiglia. “E’ fondamentale che i pediatri di famiglia siano pro attivi e incisivi sul tema delle vaccinazioni”, sottolinea Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia-psicoterapeuta, consigliera Omceo Roma, che ha tenuto la relazione d’apertura del summit. “Sia il medico di medicina generale che il pediatra di famiglia sono, infatti, un punto di riferimento per la popolazione e il consulto con queste figure appare essere determinante nella scelta di effettuare o meno le vaccinazioni, proprio per il ruolo di fiducia che si ha con I pazienti”.

Le novità – Tra i temi affrontati durante il corso quello del nuovo calendario vaccinale nazionale attualmente in fase di elaborazione. “Obiettivo di questo nuovo piano sarà quello di uniformare i vari calendari regionali, ancora oggi disomogenei- spiega Grimaldi- così come è importante ottimizzare l’accesso dei bambini alle vaccinazioni, magari raggruppandone alcune, in modo da avere un numero di sedute più contenute”.

Tra gli argomenti in discussione non potevano poi mancare i vaccini Covid aggiornati, nel nostro Paese prenotabili da oggi. “Si è sottolineato come questi vaccini non possano essere utilizzati come ciclo primario ma come dosi booster dopo un ciclo primario concluso o a seguito della terza o della quarta dose- ha precisato Roberto Ieraci, infettivologo, responsabile della strategia vaccinale del Lazio, componente della Commissione Covid dell’Ordine e direttore del corso- Durante il summit è stato poi ribadito che questi vaccini hanno l’obiettivo di evitare gli esiti gravi della malattia, un concetto che deve essere ben trasmesso alla popolazione”.

Focus anche su quelle malattie per cui un vaccino ancora non esiste ma per le quali la scienza sta facendo grandissimi passi avanti. “E’ il caso del Virus Respiratorio Sinciziale (vrs) (responsabile della bronchiolite, ndr)- ha spiegato Ieraci- per il quale è in arrivo un anticorpo monoclonale molto efficace e che può essere utilizzato su tutti i bambini, sia quelli sani sia quelli fragili con varie patologie. E’ una novità che dà molte speranze contro questo virus che porta un carico di malattia molto elevato, sia nei paesi ad alto reddito sia in quelli a basso e medio reddito. Sarà un anticorpo efficace e maneggevole perché ne basterà una sola dose per tutta la stagione. Al momento ha superato la fase tre della sperimentazione ed è in fase di approvazione da parte degli enti regolatori”.

Le criticità – Tra i punti su cui intervenire evidenziati nel corso del summt “c’è la necessità di aumentare le coperture vaccinali per papilloma virus e meningite che, soprattutto nella fascia adolescenziale, sono molto diminuite durante la pandemia”. E poi l’organizzazione delle vaccinazioni sul territorio. “In questo senso la Regione Lazio è al top- ha ricordato Ieraci- perché nel 2019 ha varato una circolare molto importante sull’organizzazione dei servizi vaccinali prevedendo un’unità complessa di vaccini per ogni Asl e ha previsto poi un centro vaccinale ospedaliero nei grandi ospedali dotati di Oncoematologia, Broncopneumologia e Reumatologia perché uno dei problemi è che i soggetti fragili sono poco vaccinati. Dunque, la possibilità di avere i centri vaccinali all’interno degli ospedali di riferimento eleverà sicuramente le coperture vaccinali per queste persone”.

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