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Roma-La riforma degli istituti tecnici e professionali sta delineando un orizzonte inquietante per il futuro del nostro sistema educativo. Come sindacato -dichiara Adele Sammarro, Segretario Generale Nazionale UNIFAD– non possiamo restare silenti dinanzi a un progetto che, sotto l’etichetta della “modernizzazione” e del “merito”, nasconde in realtà un progressivo svuotamento del valore culturale e formativo della scuola pubblica.

Ciò che preoccupa maggiormente- continua il Segretario Generale Nazionale- è l’evidente riduzione dello spazio dedicato alle discipline fondamentali come :Italiano, geografia, arte, diritto, economia aziendale, informatica, disegno tecnico. Non sono semplici “accessori” di un percorso tecnico, ma le fondamenta del pensiero critico. Sottrarre ore a queste materie per favorire un addestramento precoce significa condannare i nostri ragazzi a essere esecutori di compiti, anziché cittadini consapevoli. La scuola non deve formare solo “manovalanza specializzata” per le imprese, ma individui capaci di comprendere la complessità del mondo.

La prevista riduzione del monte ore complessivo nel quinto anno è un colpo durissimo. Proprio nell’anno della maturità- incalza Adele Sammarro- dove il consolidamento delle competenze e la preparazione all’esame di Stato e all’università dovrebbero essere massimi, la riforma sceglie di arretrare. Questa scelta rischia di creare un solco incolmabile tra l’istruzione tecnica e quella liceale, declassando di fatto i tecnici a percorsi di serie B, proprio mentre il mercato del lavoro richiede figure sempre più flessibili e colte.

La manovra nasconde un’insidia strutturale: la precarizzazione degli organici. La rimodulazione dei quadri orari e dunque i tagli agli organici mettono a rischio la stabilità delle cattedre e il ruolo centrale del docente. Quale sarà la tutela per i docenti di ruolo che vedranno svanire le proprie ore di insegnamento?

Il rischio è quello di una scuola “a tasselli”, dove la figura del docente-educatore viene sostituita da un “consulente a tempo”, frammentando la comunità educante.

Siamo di fronte a un indebolimento complessivo della formazione, replica il Segretario Generale Nazionale Unifad. La retorica del “legame col territorio” e del “matching” con le imprese non può giustificare la svendita del diritto allo studio. Gli istituti tecnici sono stati storicamente il volano dell’economia italiana perché, da sempre, fornivano una preparazione solida, tecnica e teorica insieme. Indebolire questa struttura significa impoverire il Paese.

Il Segretario Generale Nazionale, Adele Sammarro, ribadisce che la sua sarà una battaglia ferma. E’ opportuno ricordare che ogni riforma debba partire dal presupposto della dignità del personale e della qualità dell’offerta formativa. Non permetteremo- conclude Adele Sammarro- che questa riforma scolastica diventi l’alibi per trasformare le nostre scuole in appendici che andranno a ledere il percorso degli studenti.

Il personale scolastico merita rispetto, gli studenti meritano un futuro migliore, non solo un impiego.

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