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Ancora una volta la forbice dei tagli colpisce il sistema scolastico. La ricetta di UNIFAD per salvare l'istruzione: stop alla riduzione degli organici e fondi dedicati per stipendi e caro vita.

 

Roma-Ancora una volta, la Legge di Bilancio si trasforma nell’ennesima operazione di cassa calata cinicamente sulle spalle della Scuola pubblica italiana. Nonostante la solita retorica sulla presunta centralità dell’istruzione, il disegno della Manovra 2027 conferma una tendenza politica inaccettabile: il reiterarsi di una scure di tagli che sferra un colpo assestato a un sistema già stremato da anni di disinvestimenti sistematici.

Come UNIFAD, contestiamo con la massima fermezza le misure recessive contenute in questo provvedimento. Non possiamo accettare che la scuola continui a essere trattata alla stregua di un semplice capitolo di spesa da comprimere, anziché come il pilastro fondamentale della crescita civile ed economica del Paese.

La contabilità dei tagli: una stangata senza precedenti

Entrando nel merito del testo normativo, l’Articolo 66, comma 5 del disegno di legge di Bilancio dispone un ulteriore e gravissimo ridimensionamento delle risorse umane a partire dall’anno scolastico 2027/2028: la soppressione di altri 4.925 posti per i docenti e 2.049 per il personale ATA.

Una falcidie di quasi settemila unità che arriva a completare un quadro già compromesso, andando a sommarsi alle decurtazioni drammatiche già previste per il biennio precedente (5.660 docenti e 2.174 ATA in meno). Si tratta di un’emorragia organica che impoverisce l’offerta formativa, distrugge la continuità didattica e rende quasi impossibile la gestione ordinaria e la sicurezza all’interno degli istituti, già flagellati da una cronica carenza di collaboratori e assistenti amministrativi.

Utilizzare strumentalmente il calo demografico come alibi per fare cassa – anziché cogliere l’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e potenziare i servizi – rappresenta un fallimento politico e culturale non più tollerabile.

Stipendi al palo e caro vita: la beffa dei contratti

Sul fronte economico la situazione non è meno allarmante. A fronte di un’inflazione pesante e di un’impennata del costo della vita che sta mettendo in sofferenza le famiglie, le retribuzioni del personale scolastico continuano a perdere drammaticamente potere d’acquisto.

Le risorse previste per i rinnovi contrattuali si rivelano del tutto insufficienti a colmare il divario tra gli stipendi attuali e l’inflazione reale. È indispensabile un cambio di passo immediato: occorrono fondi extracontrattuali dedicati e l’iniezione di risorse finanziarie aggiuntive, ed è improcrastinabile una rimodulazione degli stanziamenti per i contratti già sottoscritti, in modo da adeguare concretamente le buste paga al caro vita. Pretendere dedizione ed eccellenza a fronte di compensi tra i più bassi d’Europa è un’offesa alla dignità dei lavoratori.

Le soluzioni di UNIFAD per invertire la rotta

Come UNIFAD non ci limitiamo alla denuncia, ma offriamo al dibattito pubblico e istituzionale soluzioni concrete e non più eludibili:

  1. Stralcio immediato dell’Articolo 66, comma 5: Cancellare le norme che prevedono il taglio di docenti e ATA per il 2027/28, garantendo che le risorse rimangano nel comparto.
  2. Riconversione demografica: Sfruttare la riduzione delle nascite per eliminare definitivamente le “classi pollaio”,rafforzare il tempo pieno e potenziare l’inclusione scolastica.
  3. Risorse finanziarie aggiuntive per i contratti: Incrementare la dotazione economica della Manovra per coprire la perdita del potere d’acquisto reale e allineare gli stipendi agli standard europei.
  4. Piano straordinario di stabilizzazione: Trasformare gli organici di fatto in organico di diritto per dare risposte certe al precariato storico e garantire continuità alle scuole.

La scuola pubblica si difende con scelte di bilancio coraggiose, non con gli slogan. Come Segretario Generale Nazionale UNIFAD, confermo che faremo opposizione in tutte le sedi istituzionali affinché il Governo e il Parlamento rivedano una Manovra che rischia di compromettere il futuro stesso del Paese.

Adele Sammarro

Segretario Generale Nazionale Unifad

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