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Il cinema riparte dopo lo stop con “Gli anni amari”: la storia Mario Mieli, innovatore dimenticato, dal 2 luglio nelle sale

Dopo settimane di pellicole e serie in streaming, gli appassionati del grande schermo hanno voglia di ritornare al cinematografo. Con il graduale allentamento delle restrizioni, in tutta Europa i cinema stanno lentamente riprendendo le attività dopo mesi di chiusura a causa del coronavirus. Anche l’Italia è finalmente in fase di riapertura: una ripartenza timida, ma di buon auspicio. Anche per combattere la paura. 

È in questo contesto che dopo la già annunciata data del 12 marzo (poi rimandata a causa del lockdown)“Gli anni amari” arriva nelle sale cinematografiche. Il nuovo film del regista abruzzese Andrea Adriatico è in uscita il 2 luglio, distribuito da I Wonder Pictures e interpretato da un giovane e talentuoso Nicola Di Benedetto e con Sandra Ceccarelli e Antonio Catania nel ruolo dei genitori di Mario.

A inaugurare il ritorno al cinema italiano dopo mesi di chiusura è la storia di Mario Mieli, icona del movimento lgbt italiano, controverso pioniere della sessualità oltre gli schemi e cantore della fisicità del corpo e dei contatti. E così, gli “amari” anni ‘70 e l’“amaro” anno 2020 si incontrano in un film che farà sognare, emozionare, ridere e riflettere, dopo un’entusiasmante anteprima nella serata di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma 2019.

Con il suo quinto lungometraggio, Adriatico rilegge gli anni ‘70 attraverso la vita di uno dei suoi protagonisti più originali ed estremi: Mario Mieli, attivista del nascente movimento omosessuale. Fu intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato, morto suicida a 30 anni nel 1983. Una vita brevissima ma intensa. Ma non è solo un film sulla sua biografia. «“Gli anni amari” – afferma il regista Andrea Adriatico – è l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70. È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, come quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere. Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, la cui libertà interiore e la cui gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava. “Gli anni amari” è tutto questo, o almeno cerca di esserlo».

Il film ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, nato nel 1952 a Milano. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, vive una vita intera in un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica. La pellicola ne segue i passi a partire dall’adolescenza al liceo classico Giuseppe Parini di Milano. La gioventù e la vita notturna sfrenata, quando ancora omosessualità era sinonimo di disturbo mentale. Il viaggio a Londra e l’incontro fondamentale con l’attivismo inglese del Gay Revolution Front.

Il ritorno in patria e l’adesione al “Fuori!”, prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano- La fondazione dei “Collettivi Omosessuali Milanesi” e la pubblicazione del saggio “Elementi di critica omosessuale”. La popolarità mediatica ma anche le turbe mentali.

Mario è protagonista assoluto, attorno al quale gravitano nomi e volti di amici e compagni che, con lui, hanno contribuito a cambiare la storia: Corrado Levi (architetto, docente, artista), Piero Fassoni (pittore), Ivan Cattaneo (cantante), Angelo Pezzana (fondatore del primo movimento omosessuale italiano, il “Fuori!”), Fernanda Pivano (scrittrice e traduttrice), Milo De Angelis (poeta), Francesco Siniscalchi (massone che denunciò Licio Gelli e la P2). Fino all’intensa e sofferta storia d’amore con il giovanissimo Umberto Pasti, futuro scrittore.

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