È vero che chi nasce tra le nuvole viaggerà gratis per sempre? Non esiste una legge internazionale che lo imponga, ma il gesto appartiene alla tradizione e alla generosità del marketing delle compagnie. È successo in passato, ad esempio quando il vettore indiano Jet Airways ha regalato voli gratuiti a vita a un neonato venuto al mondo durante una tratta verso Kochi. Una sorta di singolare biglietto d’oro per festeggiare il passeggero più inaspettato della lista d’imbarco.
La cabina che si trasforma improvvisamente in sala parto a diecimila metri d’altezza. Un evento raro, ma non impossibile. Secondo uno studio condotto dal dottor Travis Heggie della Bowling Green State University e pubblicato sul Journal of Travel Medicine, negli ultimi novant’anni sono stati documentati almeno 74 parti in volo.
La prima preoccupazione riguarda sempre la salute: volare in gravidanza avanzata non comporta rischi intrinseci legati a radiazioni o controlli di sicurezza, innocui per mamma e feto, ma gestire un travaglio imprevisto senza attrezzature ospedaliere resta una sfida logistica notevole. Superata l’emergenza medica, scatta però il vero rompicapo burocratico: cosa viene scritto sul certificato di nascita e quale passaporto spetta al neonato?
La risposta non è univoca e dipende da dove si trova il velivolo nel momento esatto del primo vagito. Se il parto avviene nello spazio aereo internazionale, entra in gioco il principio di extraterritorialità sancito dalla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961: il piccolo viene considerato nato nel Paese in cui l’aereo è registrato, acquisendo la nazionalità della bandiera del vettore. Le cose cambiano se l’aereo sta sorvolando uno Stato che applica lo ius soli puro, come gli Stati Uniti: in quel caso, nascere nei cieli americani può conferire automaticamente la cittadinanza statunitense, indipendentemente dalla nazionalità della compagnia aerea o dei genitori. Sul documento d’identità, come luogo di nascita, verrà spesso registrata la coordinata geografica, il numero del volo o direttamente l’aeroporto del primo atterraggio utile.

